Traduttori editoriali: presentazione risultati indagine Biblit sulle tariffe 2011

inchiesta-biblit

Martedì 23 aprile ore 17.30-19.00

Un’indagine sui traduttori editoriali

Nell’incontro verranno presentati i risultati di un’indagine sul lavoro dei traduttori editoriali, con particolare riguardo alle tariffe e alle prassi contrattuali, condotta dal network per traduttori letterari BIBLIT.
Intervengono Marina Rullo (BIBLIT), la traduttrice francese Marguerite Pozzoli e Davide Imola, esperto del mercato delle professioni.

Casa delle Traduzioni
Istituzione Biblioteche Comune di Roma
Via degli Avignonesi, 32 – 00187 Roma
Tel. 0645460720/0645460723



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Insegnare la traduzione letteraria?

Giornate di studio e confronto

Lunedì 22 ottobre 2012
ore 9:00, Facoltà di Lettere, Aula Odeion, Piazzale Aldo Moro 5, Roma
e
martedì 23 ottobre 2012
ore 11:30, Casa delle Traduzioni, via degli Avignonesi 32, Roma

Il recente convegno organizzato da PETRA (Plateforme Européenne pour la Traduction Littéraire) e il gruppo di lavoro attivo all’interno del CEATL (Conseil Européen des Associations de Traducteurs Littéraires) hanno messo in evidenza la centralità del problema della formazione del traduttore letterario nel mondo editoriale odierno.

Questa iniziativa, lanciata dal gruppo di contatto italiano con PETRA coordinato dal Sindacato Traduttori Editoriali STRADE in collaborazione con la Casa delle Traduzioni di Roma e l’Università “Sapienza” di Roma, vuole aprire un dibattito su questo tema.
L’obiettivo è quello di discutere la situazione attuale, a livello universitario ed extrauniversitario, prendendo in esame il contesto nazionale ma con uno sguardo attento alle esperienze promosse negli altri paesi europei.
Il dibattito è aperto ai contributi dei professionisti della traduzione, dei formatori, degli studenti, degli operatori nel campo dell’editoria e di quanti sono interessati al tema della formazione del traduttore letterario e allo statuto del traduttore.

A cura di
PETRA - Plateforme Européenne pour la Traduction Littéraire
STRADE - Sindacato Traduttori Editoriali
Istituzione Biblioteche di Roma Capitale - Casa delle Traduzioni
“Sapienza” Università di Roma - Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali

Info: comunicazione@traduttoristrade.it

Qui trovate il programma



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Inchiesta di Biblit sulle traduzioni

Inchiesta di Biblit sulle traduzioni in regime di diritto d’autore

logo_inchiestatariffe2011

Care colleghe e colleghi,

vi chiediamo di dedicare un po’ del vostro tempo alla compilazione del questionario di Biblit, giunto alla sua sesta edizione.
È rivolto a chi abbia firmato nel corso del 2011 uno o più contratti di traduzione in regime di diritto d’autore per committenti italiani.
Il fine dell’inchiesta non è individuare un tariffario ma fornire indicazioni utili sull’andamento reale del mercato delle traduzioni in regime di diritto d’autore in Italia.
La raccolta e l’elaborazione dei dati sono svolte in maniera anonima.

Per andare al questionario fare clic qui
Per richieste di chiarimenti e domande scrivere a inchieste@biblit.it

Buona compilazione



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Ddl sulla riforma del mercato del lavoro: proteste

Manifestazioni contro il Ddl: il Quinto Stato si sporca le mani

Care colleghe e colleghi,

scrivo questo post per rispondere alla stimata collega Marisa Manzin che ha lasciato un commento all’articolo precedente.
Marisa scrive: “mi sembra che la protesta sia solo difensiva e non proponga alternative, che invece, a mio parere, sono necessarie per essere ascoltati“.

Le proposte del Quinto Stato e non solo, sono: lasciare l’aliquota contributiva al 27,72% attuale, modificandone la destinazione e cioè abbassando i contributi per la previdenza (la pensione) al 24% e incrementando l’attuale 0,72% per l’assistenza (tutele come ad es. indennità in caso di malattia, maternità) che dà diritto a ben poco, con il 3% prima previsto per la previdenza.
Se avete la pazienza e il tempo di vederlo, noterete che proprio di questo parlo con Cesare Damiano, parlamentare del Partito Democratico ed ex Ministro del Lavoro, durante la manifestazione organizzata dalla CGIL al Pantheon di Roma, «Precarietà, l’unico taglio giusto», il 10 maggio scorso, e vittima di un mio assalto, pardon intervista.

Mi sono improvvisata reporter; non è il mio mestiere e si nota ma il fine, stavolta sì, giustifica i mezzi.
Il video è stato girato e montato da Felipe Goycoolea signore paziente e gentile come me coinvolto nel baraccone del Quinto Stato.

Ad ogni modo ci siamo quasi, la Commissione Lavoro del Senato della Repubblica si avvia a concludere il suo operato. Possiamo solo sperare che il disegno di legge non sia “blindato”.

Vi consiglio di vedere anche quest’altro video, girato nella stessa occasione: l’intervento di Salvo Barrano, dell’Associazione Nazionale Archeologi, dal palco è stato strepitoso e gliene sarò sempre grata.

Per chi poi volesse, tanto per cambiare, uscire dal mondo virtuale e partecipare nel mondo reale alle proteste contro il Ddl, l’occasione c’è.
Il 26 maggio a Roma ci sarà La meglio gioventù in piazza.
Qui trovate l’appello dei promotori.

Buona lettura, buona visione e, se parteciperete, buona manifestazione.

Elena Doria



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La riforma del mercato del lavoro e l’assemblea del Quinto Stato

I lavoratori autonomi e indipendenti e precari si coalizzano: 5 maggio 2012 assemblea a Roma

La Città dell’Altra Economia
Largo Dino Frisullo
alle 9.30

Care colleghe e colleghi,

tra una settimana a Roma ci sarà un’assemblea che ci riguarda direttamente e nella cui organizzazione mi sono impegnata.
Molte di voi sanno bene che da anni cerco di fare il possibile per denunciare la situazione di chi è iscritto alla Gestione separata INPS. Questo blog è nato nel 2007 proprio a tale scopo, chi seguiva allora la mailinglist se ne ricorderà.

In questi anni, non mi sono limitata a scrivere qui o a pubblicare i preziosi contributi generosamente offerti da altri, ma ho agito, sempre per quanto ho saputo e potuto, nel mondo reale.
Ho documentato qui, nei post pubblicati nel corso degli anni, le giornate, tolte al lavoro e agli affetti e dedicate alla denuncia della nostra situazione. Ho incontrato e discusso con politici, sindacalisti e giornalisti. Insieme a colleghe di AITI, Acta e AssonInterpreti, ho partecipato a riunioni, organizzato assemblee, scritto piccole proposte di legge, promosso sondaggi e inchieste.
Confesso pubblicamente e con molta amarezza che tutto ciò non ha portato a nulla. Abbiamo, infatti, continuato a subire, certo come il Natale, l’aumento dell’aliquota previdenziale di un punto percentuale ogni anno o quasi.
Dal 10% del 1996 siamo arrivate al 27% (+ lo 0,72% per l’assistenza) di oggi e arriveremo al 33,72% nel 2018, come previsto dal disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro.
Cosa significherà per molte di noi?
Possiamo considerare la cosa una specie di selezione naturale: chi è forte, presente sul mercato, con un reddito superiore a (minimo minimo) 25.000,00 euro, forse ce la farà. Diciamocelo: per alcune sarà addirittura un sollievo, ci sarà meno concorrenza, spariranno i soggetti che si offrono per le famose tariffe da fame.
Non la vedo così. La crisi c’è e chi non lo ammette, mente. Le tariffe hanno subito un abbassamento mostruoso.
Se si faticava prima a mantenerlo, ora è quasi impossibile rispettare il limite tariffario al di sotto del quale non ha nemmeno senso accendere il computer. C’è chi preferisce cambiare mestiere (se lo trova), chi tiene duro ma ha sempre meno committenti, chi deve integrare il reddito con un altro lavoro.
Non solo per questa ragione, non condivido la posizione della “selezione naturale”.

La Gestione separata INPS è una truffa ai danni della nostra generazione e delle generazioni future.
Il legislatore con essa impone solo doveri e non riconosce diritti a una larga parte della popolazione produttiva di questo paese. E, a quanto pare, desidera fare lo stesso con i nostri figli.
Tutto il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro è costruito, destinato, elaborato da e per chi vive nel passato, non per chi lavora nel difficilissimo presente o vivrà in un mondo ben diverso da quello che abbiamo conosciuto finora.

Nel video-appello del Quinto Stato ci sono anch’io. Ho la voce affaticata, e lo sono anche. Sono giorni, questi, che richiedono molto lavoro “volontario” e sono in buona compagnia. In tante stiamo facendo il possibile per fermare il ddl.

Non so dirvi a cosa porterà quest’assemblea; so che ci saranno tutti coloro che non accettano più di subire in silenzio e divisi.
Io vi parteciperò come iscritta di STRADE per illustrare, a chi me lo chiederà, cos’è la convenzione di mutuo soccorso dedicata a Elisabetta Sandri, in questi anni l’unico vero risultato pratico, praticissimo, raggiunto per noi, traduttrici e lavoratrici autonome e indipendenti, di cui ringrazio i colleghi e le colleghe editoriali e, in particolare, Marina Rullo e Fabio Galimberti.

Spero quindi che anche coloro che non condividono le posizioni che esprimo alla luce del sole in questo blog, che non hanno mai avuto la forza o la voglia di uscire dal proprio personale percorso, che pensano che tutto sia inutile o si dicono che tutto questo non li riguarda, si uniscano perché, e non ci vuole una grande intelligenza a capirlo, l’unione fa la forza.

Un caro saluto a tutte e tutti

Elena Doria



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Riforma del mercato del lavoro: l’appello del Quinto Stato

Se chi ci governa non sa immaginare il futuro, proveremo a farlo noi

Appello contro il ddl Fornero e per una nuova idea di lavoro e welfare.

Siamo lavoratrici e lavoratori della conoscenza, dello spettacolo, della cultura e della comunicazione, della formazione e della ricerca, autonomi e precari del terziario avanzato. Lavoriamo con la partita IVA, i contratti di collaborazione, in regime di diritto d’autore, con le borse di studio, nelle forme della microimpresa e dell’economia collaborativa. Siamo cervelli in lotta, non in fuga, ovunque ci troviamo. Ci occupiamo di cura della persona, della tutela del patrimonio artistico. Ogni giorno produciamo beni comuni intangibili e necessari: intelligenza, relazioni, benessere sociale.

Siamo il grande assente nel dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, tutto concentrato sullo strumentale dibattito sull’articolo 18. Questa riforma sta facendo passare, in sordina, la decisione di aumentare l’aliquota previdenziale per le partite IVA di 6 punti, dal 27 al 33%. Una scelta gravissima, che inciderà sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla gestione separata INPS. Già dal prossimo settembre almeno un milione e trecentomila persone vedranno il proprio reddito nuovamente tagliato, senza alcuna speranza di percepire in futuro una pensione dignitosa.
continua a leggere qui



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La Gestione Separata INPS e l’iniquità intergenerazionale

La Gestione Separata INPS e l’iniquità intergenerazionale
a cura di Silvestro De Falco

EXECUTIVE SUMMARY

Un sistema a contributi definiti è equo perché l’importo della pensione è una funzione dei contributi previdenziali versati, che sono a loro volta proporzionali ai redditi conseguiti, nel corso della vita lavorativa.
La Gestione Separata INPS è un sistema a contributi definiti e genera rendimenti bassi, non allineati ai rendimenti che si potrebbero ottenere con investimenti comparabili per rischio e scadenza, sia in fase di contribuzione da parte degli iscritti sia in fase di erogazione agli iscritti stessi.
L’iniquità della Gestione Separata è accentuata dalle elevate quote del proprio reddito che gli iscritti devono versare, privando questi ultimi della possibilità di accedere ad alternative più vantaggiose in termini di rendimenti e di agevolazioni fiscali.
A peggiorare ulteriormente le cose, la L. 214/2011 ha stabilito requisiti ancora più onerosi, poiché non si spiega perché si deve rinviare l’età pensionabile a 66 anni e si deve raggiungere un montante minimo tale che la sua conversione in rendita debba essere pari a 1,5 volte l’assegno sociale.
Infatti, in un sistema a contributi definiti non c’è redistribuzione e quello versato è reddito differito dell’iscritto che, in teoria, potrebbe essere restituito sotto forma di rendita vitalizia a qualsiasi età, alla luce dell’aspettativa di vita del beneficiario.
Nel lungo periodo, i rendimenti bassi, la mancanza di quelle agevolazioni fiscali che rendono piani di pensione gestiti dai privati più interessanti e l’inflazione fanno sì che la Gestione Separata INPS sia uno strumento per trasferire sulle generazioni future i costi di un sistema, quello attuale, in cui continuano ad esistere pensioni di importo spropositato rispetto ai contributi versati.

Leggi il testo intero: La Gestione Separata INPS e l’iniquità intergenerazionale [PDF 143kb]



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Aumento contributi Gestione Separata INPS

Car* tutt*,

in vista dell’aumento graduale dei contributi alla Gestione Separata INPS al 33% stiamo attivando, con ACTA e con tutti coloro che vorranno partecipare, una campagna di e-mail.

Vi invito pertanto a scrivere inviare a uno o più membri della Commissione Lavoro della camera dei Deputati o della Commissione Lavoro del Senato il messaggio in basso.

“Gentile On./Sen…..
sono un professionista non ordinista iscritto alla Gestione Separata INPS (GS) e vorrei manifestarLe  un punto di vista circa l’inopportunità di un aumento graduale al 33% dei contributi da versare alla  GS stessa previsti dal DDL Lavoro.

Innanzitutto, un tale aumento è in netto contrasto con quanto affermato nel Decreto SalvaItalia che, all’articolo 24 comma 28, contempla la decontribuzione verso schemi previdenziali integrativi. Infatti, con tale comma il Governo riconosce implicitamente che tali schemi previdenziali offrono rendimenti più interessanti, anche grazie alle agevolazioni fiscali di cui  godono, e quindi più adatti ad assicurare un futuro più tranquillo alle giovani generazioni che sempre più andranno in pensione con il metodo contributivo, che è quello alla base della GS.
Infatti, la rivalutazione del montante nella Gestione Separata è legata all’andamento del PIL. Purtroppo quest’ultimo non sta dando buona prova di sé e gli effetti negativi del suo andamento si sentiranno per molti anni ancora. A titolo esemplificativo, faccio osservare che la rivalutazione del montante nella Gestione Separata INPS per il 2010 è stata pari all’1,79% a fronte di un tasso di inflazione del 2,87%, imponendo di fatto una tassa agli iscritti.
In effetti, l’aliquota attuale del 27% sul reddito lordo di un professionista indipendente – non finta partita IVA – preclude a quest’ultimo di fatto l’accesso a forme di risparmio pensionistico più convenienti per il suo futuro.

Vorrei che fosse chiaro che non si chiedono né il mantenimento di vecchi privilegi né la concessione di nuovi ma solo la possibilità di poter orientare il proprio risparmio previdenziale in maniera più oculata di quella garantita dall’INPS.
A tal fine vorrei sottolineare che un euro investito in BTP a 30 anni a partire dal 1 gennaio 1996 avrebbe reso il 130% in più rispetto allo stesso investimento rivalutato applicando i tassi della GS.

Certo che vorrà considerare questi aspetti nelle Sue valutazioni, Le porgo i miei migliori saluti.
Firma”

Grazie e buon lavoro

Silvestro De Falco



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Riforma del mercato del lavoro: gli emendamenti al DDL

Tavolo di confronto tra Partito Democratico e associazioni: proposte di modifica

Care colleghe e colleghi,

il 10 marzo si è tenuta a Roma la conferenza Generazioni ad alta risoluzione promossa dai Giovani democratici, l’Associazione Lavoro & Welfare e l’Associazione XX maggio.

A seguito di quella conferenza si è aperto un tavolo di confronto tra le associazioni che vi hanno partecipato, 38 in tutto, e il responsabile del Forum Lavoro del Partito Democratico, Emilio Gabaglio.

Gli incontri sono stati due e l’11 aprile si è tenuto il secondo.

Cito dal sito dell’Associazione XX Maggio
“Un gruppo di lavoro ha lavorato alla redazione di alcuni emendamenti che riprendono le proposte condivise nella conferenza del 10 marzo e che verrano presentati e sostenuti dal PD per migliorare la Riforma del mercato del lavoro anche sulle parti di lotta alla precarietà, di tutela dei lavoratori atipici e professionisti e di estensione realmente universale degli ammortizzatori. La discussione è stata molto partecipata e interessante, mettendo in luce le principali necessità dei lavoratori precari e professionisti e le priorità su cui concentrare attenzione ed iniziativa a partire dalle aliquote, dai compensi e dagli ammortizzatori”.

Potete leggere gli emendamenti e i commenti al DDL andando alla pagina dell’Associazione XX Maggio e poi facendo clic su “Scarica le proposte di modifica della Riforma del mercato del lavoro”.

Qui incollo il commento che ci riguarda come traduttori, traduttrici e interpreti iscritte alla Gestione separata INPS

Se è corretto fare costare di più il lavoro parasubordinato e a partita iva per ridurre gli abusi, la strada intrapresa dal Governo della prescrizione e del contenzioso legale è poco convincente e penalizzante per i lavoratori. Non s’incide, infatti, sulla parte importante del costo del lavoro (compensi e protezione sociale sono attorno al 50% di costo in meno rispetto ai dipendenti). Inoltre si aumenta l’aliquota previdenziale al 33% che, in assenza di una regolazione dei compensi, viene scaricata sul reddito netto dei lavoratori. Si parificano questi lavoratori ai dipendenti ma si lasciano grandi ingiustizie come il minimale molto più alto o la contribuzione sociale lasciata allo 0,72% contro il 7/10 % che versano le imprese per i dipendenti. E’ inaccettabile, inoltre, l’aumento dell’aliquota anche per le partite iva, che pagano da sole i contributi, quando per tutti gli altri lavoratori autonomi iscritti all’Inps ci si è attestati al 24%. L’impostazione dell’emendamento ribalta questi concetti a partire dalla regolazione dei compensi e del lavoro degli atipici. Senza regolazione non ci sarà mai il superamento del ricatto della parte dominante sulla parte debole e l’affermazione dei rapporti di lavoro realmente autonomi e necessari per esigenze di flessibilità o professionali. E’ indispensabile, poi, ripristinare quel controllo sociale senza il quale è illusorio pensare di ridurre effettivamente gli abusi. Basta chiedersi come mai dove sono presenti le regolazioni collettive gli abusi sono a livelli fisiologici, mentre dove non ci sono esplodono soprusi e sfruttamento. Dopo il percorso di regolazione del lavoro e dei compensi degli atipici e dei professionisti allora si potrà procedere realmente all’innalzamento dell’aliquota previdenziale senza correre i rischi di diminuzione dei redditi minimi dei lavoratori come capitato fino ad ora in larga parte di questa platea di lavoratori.
Anche sul versante previdenziale, però, occorre fare chiarezza e rimuovere gli equivoci che il legislatore ha perpetuato fino ad ora. Se la parasubordinazione si avvicina fiscalmente, previdenzialmente e dal punto di vista regolativo al lavoro subordinato vanno anche rimosse le impostazioni e norme relative al lavoro autonomo che ne rendono più ingiusta la gestione separata come i minimali più alti e il sostituto d’imposta (il committente) deresponsabilizzato se non versa i contributi.
Dall’altra parte le partite iva che realmente rimarranno dopo questa regolazione non possono vedersi trattare come i dipendenti e versare da soli un’aliquota del 33%. In questo senso è corretto creare una contabilità distinta, all’interno della gestione separata per rilevare la differenziazione delle due principali platee: i parasubordinati e gli autonomi.

Buona lettura

Elena Doria



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Riforma del mercato del lavoro: ci hanno preso per il mulo

mulo-checklist

Care colleghe e colleghi,

ho scelto questa immagine e questo slogan proposto da alcuni sciamannati - e sono una di loro - che credono che, se non l’unione, certo la coalizione fa la forza, perché, almeno, fa sorridere.

Sono ore di scoramento queste, e abbiamo bisogno di consolazioni.
Prima della rabbia che in tanti modi si manifesta e manifesterà, le ultime settimane sono state per me, senza esagerazione, dolorose.

Il legislatore con il volto dei “tecnici”, della signora ministro Fornero in particolare, tanto per cambiare, usa il mondo del lavoro indipendente, autonomo, atipico o precario (dipende dai punti di vista) per fare cassa.
Siamo il bancomat di questo paese.

In pochi anni la nostra aliquota contributiva per la previdenza (pensione) raggiungerà il 33% del reddito preimposta.
Senza avere _nulla_ in cambio: nessuna tutela sociale, di carattere assistenziale (malattia) e di sostegno al reddito (ASPI).
Paghiamo, come nessun altro lavoratore autonomo, come nessun libero professionista, nessun dipendente e nemmeno nessuna impresa.
Tutti, ma proprio tutti pagano di tasca propria meno di noi per la previdenza: dal 9% del lavoratore dipendente, fino al 24% delle imprese che _sommati_ danno il fatidico 33%.
Gli iscritti e iscritte alla Gestione INPS sono la bestia da soma di questo paese.

Ci hanno preso per il mulo.

Buona serata, comunque

Elena Doria



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