Domande a Marisa Manzin

Marisa ManzinDopo l’intervista nel marzo scorso Marisa Manzin si è resa disponibile a rispondere ad altre domande riguardo il ruolo del traduttore libero professionista in rete.

The Checklist: Negli ultimi anni, con lo sviluppo di internet, che offre ad ognuno la possibilità di vendere servizi e prodotti in rete, la cifra dei freelancer nel mondo si è moltiplicata migliaia di volte. Non è più necessario avere capitale per iniziare un’attività, non si deve più comprare una macchina da scrivere per 20.000 Euro come tu hai fatto nel 1982. Imprese piccole e ditte personali si basano su vendite tramite eBay e Amazon, basta avere un prodotto, un’idea; web-designer, programmatori, grafici, giornalisti offrono, tramite la rete, i loro servizi direttamente al cliente. A differenza di loro i traduttori hanno sempre avuto le agenzie in mezzo, e spesso il traduttore sembra tutt’altro che un libero professionista, ma un impiegato sfigato, senza i diritti di un impiegato, l’unica sua libertà consiste nella scelta degli orari di lavoro. Come vedi il ruolo del traduttore freelance, come libero professionista oggi?

Marisa Manzin: Le agenzie sono sempre state un buon trampolino di lancio. Oggigiorno sono poi inevitabili e indispensabili se si lavora in certi settori (es. documentazioni tecniche, localizzazione di software). Le agenzie degne di questo nome, e cioè quelle che offrono un valore aggiunto, hanno assunto le funzioni che un tempo venivano svolte all’interno delle aziende e cioè coordinare i progetti di traduzione, gestire la terminologia, le banche dati dei vari CAT, l’archivio dei progetti, tenere i rapporti con clienti e traduttori, fornire a questi ultimi informazioni, terminologie specifiche e strumenti di lavoro, controllare almeno formalmente le traduzioni degli esterni prima di consegnarle al rispettivo cliente, ecc. Quindi sono un importante anello di congiunzione tra traduttore e cliente finale.

Le agenzie passacarte sono in via di estinzione, anche se ce ne sono ancora molte in giro. Infatti, mentre una volta il cliente era quasi obbligato a rivolgersi a loro non sapendo come trovare velocemente i traduttori che gli servivano, ora se li cerca da solo in Internet. Quindi se ha bisogno di uno o due traduttori per un progetto, si rivolge direttamente al singolo professionista, a condizione che lo riesca a trovare senza troppi sforzi in rete.

E qui ci casca l’asino: la minoranza dei traduttori ha un proprio sito o ce l’ha soltanto su ProZ o simili. Oppure il sito non è ben piazzato nei motori di ricerca con le parole chiave significative e quindi è difficilmente trovabile. Sempre in rete ci sono poi diversi portali ed elenchi di traduttori, talvolta a pagamento (i prezzi sono modici), talvolta anche gratis.

Prova ne è una statistica apparsa sulla mailing list italiana, langit. Tra i numerosi colleghi, che si erano candidati per un lavoro di traduzione, se ricordo bene, meno del 5% aveva un proprio sito indipendente.

Che molti traduttori si sentano schiavizzati dalle agenzie, è un fatto accertato. Conflittualità e controversie con le agenzie sono perciò all’ordine del giorno. Perché? In gran parte la colpa, se si può chiamarla così, è del traduttore stesso che non sa trattare alla pari con loro. Un altro errore è quello di appoggiarsi a un numero minimo di agenzie che magari forniscono al traduttore grandi volumi di lavoro, ma lo rendono letteralmente dipendente da loro. E quando a causa magari di un piccolo contrattempo si rendono conto di essere ricattabili, è troppo tardi e devono cedere a richieste esose o impietose da parte di chi dovrebbe essere un loro partner e invece è diventato un vero e proprio padrone.

Insomma chi ha la mentalità del dipendente e involontariamente si ritrova freelance non ha la vita facile e spesso impreca contro le agenzia, invece di chiedersi che cosa dovrebbe cambiare lui stesso per affrontare meglio il suo mercato.

Lavorare per le agenzie comunque non è qualcosa di negativo per se stesso, anzi, può essere una strategia molto mirata e, sotto diversi aspetti, anche conveniente: all’agenzia può dire più facilmente di no che a un cliente diretto, l’agenzia in genere ti fornisce un lavoro continuativo, mentre il cliente diretto, spesso, finito un certo progetto, magari non si fa più vivo per anni o sparisce definitivamente dal tuo portafoglio clienti.

E poi uno non esclude l’altro: lavorare con i clienti diretti non significa dover rinunciare alle agenzie e viceversa. Insomma, la libertà il libero professionista se la deve conquistare.



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