Gestione separata INPS: incontro con la CGIL

La CGIL ha ascoltato le professioni

Colleghe e colleghi,

durante il bombardamento virtuale deciso collettivamente sul blog di Acta e seguito all’appello lanciato qui da Samanta Boni il 15 novembre, come iscritta di Acta e traduttrice ho cercato di diffondere, nei canali che reputavo utili, il comunicato che tutte e tutti conoscete.

Tra le altre cose ho ripreso i contatti con Davide Imola della CGIL conosciuto in occasione dell’incontro sulla Gestione separata del marzo 2008.
Il mio intento era far prendere posizione alla CGIL sul ventilato aumento dei contributi previdenziali per gli iscritti e le iscritte alla Gestione separata INPS dell’1,2% in Finanziaria e sul certo aumento dell’1% previsto dal Protocollo sul Welfare .

Come comunicato il 1° dicembre alle partecipanti al volantinaggio tenuto a Montecitorio a Roma, la CGIL Nazionale ha risposto a questa mia richiesta invitandomi ad un incontro tra Agostino Megale, Segretario confederale e Presidente dell’IRES e altri professionisti con ordine e senza ordine.
Ho invitato le colleghe e le iscritte e simpatizzanti di Acta presenti a partecipare all’incontro, ma nessuna ha potuto.

L’incontro si è tenuto il 9 dicembre 2009 presso la CGIL Nazionale di Corso Italia a Roma.
Vi hanno partecipato: Salvo Barrano, per gli archeologi, Piera Colarusso, per i bibliotecari, Julian Colabello, per i giovani avvocati, Alessia Guarnaccia per i giovani architetti, Danilo Belli e Piero Marconi della Filcams ed io, Elena Doria, come iscritta Acta e traduttrice.
Erano presenti Davide Imola, Beniamino Lapadula, Giovanna Altieri dell’IRES e Agostino Megale.

Non sto qui e in parte non posso comunicare tutto quanto è stato detto in questa riunione.
Posso dire che la CGIL, nelle persone di Agostino Megale, Davide Imola e Beniamino Lapadula ha ascoltato le problematiche che i presenti hanno voluto esporre.
Il mio intervento è stato esclusivamente sulla questione previdenziale, sull’ingiustizia che spero ormai sia nota ai più (almeno tra di noi) e sull’impossibilità da parte delle traduttrici (ho evidenziato il fatto che per circa l’80% siamo donne) di continuare a sostenere l’aliquota attuale, figuriamoci ulteriori aumenti. Suggerendo, insieme a Salvo Barrano, una riduzione della stessa, equiparandola a quella degli artigiani e commercianti che è del 20%.
Ho illustrato il fatto che lo 0,72% per le tutele del prossimo 26,72% di contributi che paghiamo continua, aldilà delle promesse, a non prevedere l’indennità per malattia non ospedalizzata e i congedi parentali.
Su richiesta di Agostino Megale ho fatto riferimento al crollo delle tariffe e, di mia iniziativa, alla nostra posizione di lavoratrici presenti sul mercato internazionale, al fatto che qualunque regolazione (delle tariffe, delle professioni, del sistema previdenziale ecc.) non ha senso se non confrontata e concordata a livello almeno europeo, che oltre non credo ci siano speranze.

Gli interventi più interessanti per noi sono stati quelli di Salvo Barrano e di Piera Colarusso.
Gli archeologi, meglio le archeologhe visto che anche tra di loro circa il 70% sono donne, subiscono una situazione peggiore della nostra. Stesso identico trattamento previdenziale e fiscale, sono partite IVA, con l’aggravante di dover lavorare in cantiere (e non davanti al PC come le traduttrici) e nella catena, mai del tutto trasparente, degli appalti e subappalti.
Piera Colarusso ha illustrato la situazione delle bibliotecarie che in cooperative o simili lavorano da sempre a progetto. La signora Colarusso ha ben descritto la situazione di una bibliotecaria che dopo una vita di lavoro percepisce una pensione insufficiente a garantire la sopravvivenza.

Nei prossimi giorni vi inoltrerò alcuni documenti ufficiali che sono frutto anche di questo incontro.
Adesso nel merito della riunione non credo di poter aggiungere altro.

Sono convinta che tutto questo rappresenti un cambiamento.
Due anni fa non sarebbe successo.
Sicuramente gioca un ruolo “la crisi”, sicuramente non è più possibile tacere su una vergogna nazionale, sicuramente le partite Iva hanno smesso di fare le belle addormentate nel bosco e hanno collettivamente detto basta prendendo parola, grazie ad Acta.
Sicuramente tante cose.
Sono convinta che tutto questo non finisca e non inizi qui e che la CGIL, ma non è l’unica, lo sappia bene e da tempo.
Sono convinta anche, come ho già detto e ripetuto in altre occasioni, che l’unico modo per uscirne per chi è nella Gestione separata è fare fronte unico: formatori, informatici, pubblicitari, archeologi, consulenti e ricercatori … certo, ma non solo.

Il punto è il lavoro, il mondo del lavoro tutto che ormai ha perso, ma così tanto perso che invece di sforzarsi di capire cosa accade si divide e si lascia dividere.
Invece di andare a cercare i veri responsabili, chi lavora per compensi ormai da fame, dipendente o autonomo, si accontenta di dare la caccia all’untore, pensando di essere comunque il più patito.
Il lavoratore dipendente contro l’autonomo evasore fiscale senza giusto processo, che in base a come tira il vento diventa precario e/o atipico da tutelare, più dell’orso panda.
Dovremmo almeno essere in grado di dire che proprio grazie ai cosiddetti precari, il sistema previdenziale italiano ancora si regge in piedi. (Con quali soldi si sta pagando la cassa integrazione dei prossimi ex-lavoratori dipendenti? Cassa integrazione che permette a chi ci governa di dire che da noi tutto va bene?).
Il lavoratore a progetto che è felice di stare meglio della partita Iva pura, anche se alla fine la stessa pensione non prenderà.
Il professionista anziano che ha acquisito alcuni privilegi, ma non diritti, che si rifà sul giovane professionista, magari propinandogli anche un bel corso di formazione da pagare salato o un praticantato gratuito, disposto a tutto pur di difendere la propria posizione, anche a fermare la storia.

Insomma: che fare?
Intanto non illuderci sul fatto che possa arrivare la fatina o babbo natale a toglierci da quest’incubo. Non ci sono soggetti in grado di rappresentare le nostre istanze solo perché gliele abbiamo raccontate. Possiamo fare notizia per un po’ ma otterremo risultati solo se avremo la forza di andarceli a prendere, senza sperare di poter delegare qualcuno che lo faccia al posto nostro.
Quindi, colleghe traduttrici e autonome della Gestione separata INPS, possiamo senz’altro salutare positivamente l’apertura e l’interessamento della CGIL nei nostri confronti, ma non dimentichiamo che il punto è: un’aliquota previdenziale equa. E che da qui chiediamo di cominciare.

Come iscritta Acta di Roma e come traduttrice mi auguro di non dover continuare da sola a tenere questo rapporto.

Chi è interessata può lasciare un commento qui.

Un caro saluto a tutte

Elena



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11 commenti su “Gestione separata INPS: incontro con la CGIL”

  1. Cara Elena, grazie del tuo articolo; ormai abbiamo “mangiato la foglia”: il legislatore non ha tutta questa fretta di normarci e regolare la nostra aliquota contributiva, e in gran parte sappiamo perchè. Una cosa è però cambiata rispetto a prima: non siamo più una massa indistinta di professionisti silenziosi.

  2. Grazie Elena della tua testimonianza, della tua intraprendenza e della tua lucidissima analisi. Condivido al 100% quanto scrivi e spero di poter partecipare anche di persona alla lotta per i nostri diritti.

  3. Ciao Elena, grazie per la relazione e per tutto l’impegno. Mi sono permessa di segnalarla sulle pagina Acta su FB e LinkedIn, per fare in modo che sia visibile a quante più persone possibili. Non è facile coordinare l’azione di tante persone che sono abituate a lavorare e ad agire autonomamente. Ci vorrà un grande sforzo da parte di tutti/e, all’inizio, per cambiare abito mentale e capire che nulla ci verrà dato se non lo pretendiamo. È questa la “rivoluzione copernicana” che dobbiamo compiere in questo momento: non possiamo aspettare che ciò che vogliamo ci venga “concesso” dall’alto di una politica indifferente alle nostre istanze, dobbiamo rivendicare e reclamare a gran voce quel che ci spetta. Come sai ho già dato la mia disponibilità, come professionista iscritta ad Acta, a portare avanti nell’ambito dell’associazione un lavoro sistematico di pressione sulle istituzioni. Per cui su di me puoi contare sicuramente! A presto, A.

  4. Ciao Elena,
    e grazie per il tuo impegno. Anch’io ho segnalato su FB etc. per aumentare la visibilità.
    Grazie!
    G

  5. Grazie Elena,
    ho letto con interesse il tuo articolo, apprezzato il tuo impegno e ora diffondo per coinvolgere più colleghi possibili e per far sapere anche ai non colleghi come stanno le cose! Teniamoci tutti informati!

  6. Grazie anche da parte mia Elena. Puoi contare anche su di me, almeno da febbraio in poi (prima non ci sono fisicamente)

  7. Elena, concordo con tutto e ti ringrazio per l’azione intrapresa.

  8. Ciao Elena, grazie anche da me. Su Linkedin continuo a lasciare come Status il link ad ACTA, e visto che questa pagina è già stata segnalata sia lì che su FB (è lì che l’ho vista, oggi) vado a segnalarla su Twitter e FriendFeed, che tra la gente che mi segue c’è *un mare* di partite IVA.

  9. Grazie Elena!

  10. Grazie Elena,
    per questo tuo intervento e per altri tuoi articoli che ho letto altrove. Ho deciso di tornare a lottare attivamente per i nostri diritti. Passo gran parte della settimana a Roma, sarò lieta di unirmi alle riunioni e alle prossime manifestazioni. Intanto vado sul sito di ACTA e approfondisco.

  11. [...] come ho già detto in altra occasione, non serve, anzi è pericoloso continuare a dividere il mondo del lavoro, dipendenti tutelati da un [...]

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