I lavoratori autonomi hanno un Manifesto

Riceviamo dalla collega Paola Gatto e volentieri pubblichiamo.

SERGIO BOLOGNA, IL MANIFESTO DEL LAVORO AUTONOMO E LE PROVE

Sergio Bologna è un signore distinto. Percepisco la sua grandezza priva di alterigia, mentre gli vado incontro per stringergli la mano. Siamo in palestra e stiamo facendo le prove per la messa in scena del Manifesto.
Io so che è uno stimato professore universitario, un accademico teorico del movimento operaio, ma “sento” che è una persona che non ha bisogno di essere pomposa per affermare la sua autorevolezza.
Gli articoli che leggo di lui in rete mi fanno sempre meditare. La cosa per me più sorprendente è che lui stesso, oggi, dice che il lavoro intellettuale allo stato attuale è ancora più misconosciuto e maltrattato del lavoro manuale. Non sono abituata a persone che riconoscono in me una categoria di lavoratori penalizzata. Lotto sempre per ottenere il giusto rispetto, ma oramai mi sembra la regola….

Ho letto tutto il suo Manifesto del lavoro autonomo e sono orgogliosa di essere uno dei portavoce nella rappresentazione che ne faremo alla Triennale d’Arte di Milano il giorno 12 gennaio 2011. Nel testo ritrovo descritte le difficoltà e le asperità del nostro lavoro, inteso trasversalmente alle professioni e non suddiviso per categoria, persino le difficoltà che pensavo non interessassero nessuno. Ritrovo la descrizione di un ruolo, di un mestiere, all’interno del tessuto sociale e lavorativo odierno; “sento” di nuovo la pena che si prova per la mancanza di tutele giuridiche e sociali, quando servono specialmente, una mancanza che io avevo cominciato a provare parecchi anni fa, quando aprii partita IVA e mi addossai il “rischio di impresa”, diventando di fatto la CEO e l’ultima impiegata del mio ufficio di traduzioni e interpretariato (una postazione con PC e stampante multifunzione, in realtà). Da quando faccio parte di Acta, sento il coro dei colleghi che evidenziano sempre nuove mancanze e dunque ne ho preso coscienza.

Nelle prove per lo spettacolo viene tutto spontaneo: non è una vera e propria recita, ma è una rappresentazione di quanto facciamo, proviamo e pensiamo ogni giorno. Marcela, la regista argentina, è un fiume di idee sempre in piena, ci mette “il fuoco”, perché di passione si tratta, passione per il nostro lavoro, determinazione e autoaffermazione, voglia e desiderio di essere visti, riconosciuti e tutelati.
Nell’ambito della Riforma delle Professioni, il Ministero di Giustizia ha rigurgitato il riconoscimento dei professionisti autonomi non ordinistici. Siamo affare delle Attività Produttive, ora.
E mentre noi ci riconosciamo già nel “Quinto Stato”, qualcuno ha già postulato la nascita di germi forieri di un nuovo scontro sociale. Una volta il soggetto rivoluzionario era la classe operaia. Ma la classe operaia aveva caratteristiche peculiari e si distingueva nettamente da tutto ciò che non lo era. Invece le trasformazioni del lavoro oggi, la transizione dal lavoro manuale al lavoro intellettuale e immateriale, le condizioni del nuovo popolo dei lavoratori cognitivi, dei knowledge workers riunisce soggetti da tutte le classi, da professioni diverse fra loro. Il Quinto Stato è formato da una massa non ben definita di lavoratori, che Sergio Bologna chiama “lavoratori professionali autonomi”. Già - penso - per cominciare mi piacerebbe essere distinta dalle altre categorie di lavoratori della Gestione Separata!

Nella palestra, intanto, stiamo ripassando il testo di Giacomo Mason “Sei un lavoratore autonomo e devi solo morire…”. Ironico, divertente, ma anche estremamente vero, vissuto.
La lotta dei professionisti autonomi è cominciata con la pacifica occupazione della Triennale del 2009 e continua significativamente qui, con questa rappresentazione teatrale del Manifesto.
Io nel 2009 c’ero, avevo un simbolico masso sulle spalle, fatto con la carta che si usa nei presepi per fare le montagne, e appeso avevo un cartello con scritto “INPS macigno”.

Mercoledì 12 gennaio ci sarò ancora, con una volontà di autoaffermazione di ruolo e di rivendicazione che mi ha come ridestata. Non si “lotta” per il di più, si ricerca quello che è giusto, al di là delle scusanti che personaggi chiave delle istituzioni come l’INPS adducono – (Mastrapasqua, Presidente): “in media gli iscritti alla Gestione Separata non rimangono in questo regime per più di 5 anni”. E per loro, quindi, la regolamentazione sarebbe superflua….?

Mercoledì 12 gennaio – Ore 18.30
Teatro Agorà della Triennale di Milano

Dr. Paola Gatto
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2 commenti su “I lavoratori autonomi hanno un Manifesto”

  1. Grazie Paola! Mercoledì ci saremo e faremo vedere noi chi siamo e cosa vogliamo.
    Abbiamo un Manifesto ora in cui ci identifichiamo e attraverso cui anche gli altri dovranno riconoscerci ora. Le cose stanno per cambiare. Ne sono convinta!

  2. [...] This post was mentioned on Twitter by Chiara Zanardelli, The Checklist. The Checklist said: Il manifesto del lavoro autonomo http://fb.me/PHwCnQb7 [...]

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