Interpreti e traduttrici professioniste, non accompagnatrici: facciamo chiarezza

La professione dell’interprete citata a sproposito nella trasmissione L’Infedele di Gad Lerner del 24.01.2011

Buongiorno,

durante la trasmissione in oggetto, la professione dell’interprete è stata citata a sproposito, contribuendo ad aumentare quella confusione e ignoranza riguardo questa categoria professionale, così come quella dei traduttori, entrambe viziate da un lato dal dilettantismo di molti soggetti, dall’altro dal mancato riconoscimento da parte innanzitutto delle istituzioni italiane ma anche dei clienti. Ritengo che il messaggio che è passato, su una rete nazionale e durante un programma di grande ascolto, sia per lo meno scorretto e vada rettificato.

Per chi fosse interessato a vedere la replica del programma L’infedele
(Dopo il video pubblicitario inizia la registrazione della trasmissione: dal minuto 13 al minuto 15. Vedere anche i minuti iniziali della trasmissione, aiutano a comprendere meglio il contesto).

Nella sostanza si segue questo filo:
presentazione di Maristel Garcia Polanco (una delle ragazze dell’ultima inchiesta Berlusconi) -> introduzione del ruolo di accompagnatrici a Milano, chiamate anche hostess -> intervista ad alcune hostess e modelle  presenti in studio in merito alle tariffe da loro percepite -> accenno alla categoria delle hostess da fiera e convegno -> puntualizzazione che se si è anche interpreti (con due o tre lingue) la tariffa può essere anche € 150. Commento conclusivo del conduttore, subito dopo questo intervento: “..bella presenza, mi raccomando, questo fa parte degli obblighi, come vedremo”.

In qualità di interprete (e traduttrice) professionista ho provveduto a segnalare tale scorrettezza sul blog della trasmissione www.gadlerner.it, nonché su alcune bacheche Facebook (AITI, ACTA, Gad Lerner) e sulla mailing list di traduttori Langit. So che anche AITI ha preso ufficialmente posizione in merito a questo episodio denigratorio della nostra professione.

Qui sotto il messaggio inviato tramite il blog della trasmissione:

Buona sera,
scrivo per segnalare un messaggio sbagliato che è passato durante la trasmissione L’Infedele del 24.01.11. Una delle hostess, definite di bella presenza, intervistate da Lei risponde alla domanda circa le tariffe minime e massime percepite che si può arrivare anche a € 150 se si è interpreti, con conoscenza di due lingue e preferibilmente anche di una terza.
Questo messaggio è denigratorio e squalificante della professione di interprete che, come come quella di traduttore, non gode in Italia - nemmeno a livello istituzionale come spesso denunciato dalle associazioni di settore come AITI o di rappresentanza del cosiddetto “popolo delle partite IVA” - dello stesso riconoscimento professionale di cui gode negli altri paesi europei, in modo particolare in Germania, Svizzera, UK.
Il messaggio diffuso in prima serata da una trasmissione molto seguita, anche da me, è grave, a diverso titolo: passa cioè l’idea che un’interprete sia assimilabile ad una accompagnatrice e che debba quindi essere di bella presenza; inoltre che la tariffa applicata sia quella espressa, mentre per vostra conoscenza la tariffa giornaliera (diversa per le 3 categorie di interpretariato) è mediamente € 450 al netto delle tasse e dei rimborsi spese. Tariffa che spesso non viene accettata per le confusioni ingenerate da episodi come quello segnalato.
Vi invito pertanto ad una rettifica.
Grazie, cordiali saluti
Kristina Pisa
(traduttrice e interprete)

Riconosco che il messaggio poteva essere formulato meglio, evidenziando il malinteso di fondo - come segnalato da alcune colleghe di Langit - che associa l’attività di hostess con conoscenza di lingue all’attività di un’interprete vera e propria. Su questo malinteso si basano molte delle offerte per lavori di interpretariati in fiera, nel senso che per veri servizi di interpretariato chi offre il lavoro si rivolge ad interpreti professionisti pensando di pagare la stessa tariffa o poco più di quanto percepisce un’hostess di fiera. Se questo offre il mercato, mi insegnate che generalmente questo accetta il prestatore di lavoro, soprattutto se non si riconosce in una categoria che lo rappresenti con tutti i diritti e doveri connessi… innescando un decadimento progressivo della professione dell’interprete di trattativa o, se si vuole guardare con spirito di categoria, di tutta la categoria degli interpreti.

Rimane il punto che l’informazione data ieri sera è scorretta e va rettificata.

Spero vorrete credermi se vi scrivo per concludere che ricevo oggi una richiesta di interpretariato di consecutiva con chuchotage dalla segretaria di un’azienda di comunicazione e relazioni pubbliche con cui collaboro da diverso tempo:

Infine, un’ultima richiesta da parte del cliente: mi hanno chiesto visto il contesto istituzionale, di avere una ragazza di bella presenza per il servizio di traduzione. Riferisco testualmente!

Saluti amari,

Kristina Pisa
Key2ProfessionalTranslation



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12 commenti su “Interpreti e traduttrici professioniste, non accompagnatrici: facciamo chiarezza”

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by Alliandre, La Rassegna. La Rassegna said: ► La professione dell’interprete citata a sproposito nella trasmissione L’Infedele di Gad Lerner del 24.01.2011:… http://bit.ly/dFzGXA [...]

  2. Cara Kristina,

    Ho letto e riletto quanto hai scritto.
    Non ho visto la trasmissione ieri sera. Non la guardo nemmeno ora, l’ascolto mentre ti scrivo.

    Se vuoi sta tutto nel programma politico non presentato, eppure attuato in Italia e di cui è artefice non solo il personaggio anziano cui era dedicata la trasmissione, ma tutti. E da tempo non escludo nessuno dalla lista.

    Nella decadente e grottesca fase storica in cui viviamo, non è politicamente corretto affermare e far passare il messaggio che le conoscenze e le competenze _costano_ e si _devono_ pagare quanto e come dovuto.

    È funzionale sostenere che un’interprete (o hostess? perché c’è differenza?) si paga con gli spiccioli.

    Invece di elencare le statistiche delle donne che non lavorano in Italia e commiserarci, il preparato giornalista di turno perché non ha indagato e non ha dedicato una trasmissione alle cause vere, molteplici e durissime che determinano questa situazione inaccettabile e insostenibile?
    Sarebbe scomoda una trasmissione sulle lavoratrici autonome con partita IVA (lasciando a geriatri competenti il caso del grottesco signore che ancora, ma per poco, ci governa) ma più utile alla comunità tutta.

    Grazie dell’articolo

    Elena

  3. Grazie dell’articolo. Non seguo la trasmissione citata, ma hai fatto benissimo a sottolineare come la figura dell’interprete traduttore (in particolare di sesso femminile) sia sempre svilita e ridotta a qualcosa che possono fare tutti o quasi. Non lavoro come interprete, solo come traduttrice, ma vedo che il pregiudizio della donna che lavora da casa tanto per far passare il tempo e arrotondare le entrate di famiglia è molto diffuso. Ho segnalato il tuo articolo nel mio blog appena nato: Babele Chimica.

    Silvia

  4. Kristina,
    sono Francesco D’Arcangeli, presidente dell’Associazione TradInFo, sulla cui pagina Facebook è stato messo un link a questo tuo articolo. Ho visto la trasmissione e ovviamente la penso come te e ti ringrazio per l’iniziativa.
    Forse l’associazione manderà un messaggio ufficiale più o meno sul tono del tuo al blog di Lerner che pure mi sembra un giornalista preparato (ma magari lui cos’è veramente un interprete lo sa), in ogni caso ti ringrazio personalmente e a nome dell’associazione per non essere rimasta in silenzio!
    Saluti
    Francesco

  5. A me quello che ha dato più fastidio (oltre alle tariffe indicate a casaccio) è stata l’insinuazione che la bella presenza (o meglio un certo tipo di bellezza, nonché la gioventù) sia la caratteristica principale di un’interprete e che la conoscenza delle lingua sia un po’ un dato accessorio. Come dire che se non si è giovani e carine non si può lavorare.

  6. [...] This post was mentioned on Twitter by Val - Rainy London, The Checklist. The Checklist said: La professione dell’interprete citata a sproposito nella trasmissione L’Infedele di Gad Lerner del 24.01.2011 http://fb.me/FEnbUIIg [...]

  7. A me quello che ha dato più fastidio (oltre alle tariffe indicate a casaccio) è stata l’insinuazione che la bella presenza (o meglio un certo tipo di bellezza, nonché la gioventù) sia la caratteristica principale di un’interprete. Come dire che se non si è giovani e carine non si può lavorare.

  8. Concordo con Silvia e gli altri.
    Hai fatto benissimo, Kristina.

  9. Sono sempre io,
    a nome dell’associazione ho inviato un comunicato stampa a L’Infedele chiedendo una rettifica che ovviamente non è avvenuta, ma almeno quello che dovevo dire l’ho detto.
    Il comunicato è il seguente (reperibile anche su http://www.facebook.com/pages/TradInFo/110990845613013?ref=ts#!/notes/tradinfo/comunicato-stampa-di-tradinfo/150884011633848)
    Spett. le Redazione de “L’Infedele” Dr. Gad Lerner,

    Gentili signori,

    Sono Francesco D’Arcangeli, presidente dell’associazione “TradInFo – Traduttori e Interpreti Forlivesi”, che ha tra i suoi scopi principali la promozione e la tutela della figura professionale dell’interprete e del traduttore.

    Scrivo in merito a quanto accaduto nella puntata de “L’Infedele” del 24 gennaio 2011, e in particolare mi riferisco alle dichiarazioni delle ragazze presenti in studio che svolgono il lavoro di hostess in fiere e convegni.

    Una delle intervistate, nello spiegare le tariffe, ha dichiarato che il compenso giornaliero aumenta se si svolge anche il lavoro di interprete, con due o magari tre lingue straniere. Benché ciò che la signora ha detto corrisponda a verità, in altre parole una hostess da fiera viene certamente pagata di più se parla lingue straniere, io e l’associazione che rappresento contestiamo l’uso del termine interprete in quanto fuorviante. La denominazione corretta sarebbe stata “hostess con lingue straniere.”

    L’interprete è altro rispetto a quanto detto. L’interprete non è semplicemente qualcuno che sa le lingue e aiuta gli ospiti stranieri di un evento grazie alla sua conoscenza delle lingue.

    Un interprete è un professionista, in molti casi dotato di uno specifico titolo di studio di livello universitario (laurea o simili), che trasferisce concetti tramite lo strumento delle parole da una lingua di partenza ad una lingua d’arrivo, mediando i contenuti e il significato, mettendo a frutto competenze specifiche ed una buona esperienza. Un interprete per capirci è quello la cui voce, nei convegni, ci permette di capire cosa sta dicendo il relatore.

    Non si tratta solo di conoscere bene l’inglese, ma anche di padroneggiare dei linguaggi specialistici (economia, finanza, meccanica di precisione, fisica…) e soprattutto tecniche specifiche attinenti alla professione che permettono al professionista di fare quello che a chi lo ascolta sembra “semplicemente” “dire in italiano quello che l’altro ha detto in inglese.”

    Inoltre, a differenza del lavoro di Hostess, la socievolezza o anche la bella presenza non hanno una grande importanza nella nostra professione. Quando si è sul lavoro, che sia in cabina o accanto allo speaker, contano poco lo stile nel vestire, il portamento, il “sorriso maliardo,” gli “occhi di ghiaccio”, e tanto meno lo “stacco di coscia” o la “scollatura generosa.” Contano la competenza, la preparazione, i riflessi, il sangue freddo.

    In casi estremi non conta nemmeno la presenza FISICA dell’interprete, come dimostrano gli esempi di video- o teleconferenza che vanno via via moltiplicandosi. L’importante è che l’interprete abbia modo di sentire ciò che dice il relatore e che il pubblico possa sentire l’interprete.

    Siamo certi che la semplificazione e il messaggio che sono passati siano senz’altro dovuti ad esigenze tecniche e specifiche del programma che non permettevano di spiegare esattamente come stanno le cose (in fondo non era quello, e neanche il lavoro di hostess, il tema della trasmissione) e non all’intenzione (del conduttore, delle ospiti e del resto dello staff) di mancare di rispetto alla nostra professione, che tuttavia è stata chiamata in causa e pertanto ci siamo sentiti in dovere di chiarire.

    Nella pratica tale concetto errato della professione dell’interprete è purtroppo abbastanza diffuso e nuoce sia a noi professionisti (che per questo motivo fatichiamo ad ottenere compensi adeguati, per tacere di quanto sia frustrante sentirsi dire certe cose) che ai nostri clienti (che a volte si rivolgono per alcuni servizi di interpretariato a non professionisti, con risultati tragici).

    Proprio per queste ragioni, e per la meritatissima reputazione che L’Infedele e il Dr. Lerner hanno in fatto di cultura, profondità e attenzione ai problemi reali del paese, apprezzeremmo molto una rettifica in merito ai punti da noi espressi, in una delle future puntate della trasmissione.

    Distinti saluti,

    Dott. Francesco D’Arcangeli

    (Presidente TradInFo)”

  10. …e anche Sanremo consacra l’interpretariato fai-da-te

    http://www.youtube.com/watch?v=WL7JQV1YOUg

  11. Ottima risposta del collega Paolo Maria Noseda riguardo la professionalità dell’interprete professionista:

    http://www3.varesenews.it/life/articolo.php?id=196789

  12. grazie mille al presidente di TradInFo per le chiarificazioni. Aggiungo che, oltre ad una questione di professionalità e competenze e capacità apprese e sviluppate non è affatto di minore importanza la CURIOSITA’ INTELLETTUALE, vero e proprio motore che guida i professionisti di questo mestiere ad approfondire le tematiche che sono portati a tradurre e grazie alla quale acquistano le conoscenze settoriali indispensabili per restituire un servizio SEMANTICO, o di contenuti, completo, coerente, sviluppato in una contestualità che si è dovuta apprendere.

    Questa curiosità intellettuale distingue un interprete da una persona che semplicemente padroneggia una lingua, altrimenti basterebbe parlarne una oltre alla propria per lavorare al Parlamento Europeo; ed invece, per fortuna, non è così.

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