Intervista a Marisa Manzin

Marisa ManzinMarisa Manzin vive e lavora insieme a suo marito (anche lui traduttore) a Düsseldorf, Germania, come traduttrice e interprete freelance. Sul sito manzin.de si può visitare il loro ufficio (foto a 360°).

Ciao Marisa Manzin, la maggioranza dei colleghi in Italia e in Germania ti conosce già. Partecipi attivamente alle mailing list per traduttori rispondendo a quesiti, spiegando e chiarendo diversi aspetti del nostro lavoro. Ti ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande.

Iniziamo con ordine: quali studi hai fatto?
Come e quando è iniziata la tua carriera di traduttrice?

Ci sono arrivata “di traverso”, ho scoperto il mio amore per la lingua tedesca da grande. Infatti ho cominciato a studiarla al Goethe Institut di Milano a 24 anni! Fino allora mi consideravo negata per le lingue e portata per il latino, la grammatica e la matematica. Infatti dopo la maturità scientifica mi ero iscritta a matematica e avevo superato pure gli esami dei primi due anni.
Non ho una laurea né in traduzione e interpretariato, né in lingua tedesca o simili, ma all’inizio degli anni ‘80 superai l’esame equipollente delle camere di commercio tedesche che mi permetteva non solo di presentarmi ai clienti con una qualifica riconosciuta, ma anche di diventare traduttrice e interprete giurata.

Sei diventata subito una traduttrice freelance?
La scelta di diventarlo è stata obbligata o libera?

Innamoratami del tedesco, cercai e trovai un lavoro fisso in Germania. Mi occupavo delle importazioni dall’Italia (settore rubinetteria) e quindi la mia scuola è stata il lavoro stesso: per ragioni pratiche dovevo tradurre testi di vario tipo in ufficio e accompagnare spesso i miei capi in Italia, inizialmente come interprete improvvisata, poi sempre più professionale, ma comunque autodidatta. Dopo un paio di anni mi era venuta la voglia di esercitare la professione come attività principale e volevo iscrivermi all’università per acquisire il titolo di traduttrice e interprete. Invece poi scoprii l’esame della camera di commercio, fatto apposta per chi ha esperienze pratiche. Mi misi in proprio nel 1982 di mia spontanea volontà e cioè appoggiandomi a due attività, la prima era quella di rappresentante di aziende italiane, sempre nel campo delle rubinetterie, la seconda le traduzioni e l’interpretariato.

Cosa ha avuto un ruolo fondamentale all’inizio della tua attività?
E cosa è stato importante dopo?
È cambiato qualcosa?

Sia agli inizi che oggigiorno l’essenziale per la qualità delle mie prestazioni è la mediazione interculturale tra le due mentalità, usi e costumi, modo di lavorare e di comunicare ai vari livelli. E’ come il substrato di tutta la mia produzione: fare in modo che i partner tedeschi e italiani riescano veramente a comunicare e collaborare.
Naturalmente l’aspetto linguistico e culturale è necessario, ma non basta per lavorare freelance. Prima di lasciare il mio posto fisso frequentai un corso di contabilità e uno informativo rivolto proprio a chi intendeva mettersi in proprio. Memore anche delle mie esperienze da impiegata, ho dato fin dall’inizio un’impostazione imprenditoriale alla mia attività, cominciando dalla presentazione (logo, carta intestata e biglietto da visita creati per me da un grafico professionista) al modo di comunicare e lavorare con i clienti. L’impostazione è rimasta, sono cambiati i mezzi con cui realizzarla.
Dopo qualche anno di attività, avendo capito, almeno in parte, come funzionava il mondo delle traduzioni, decisi di specializzarmi in una materia che mi interessava personalmente, e cioè iscrivendomi alla facoltà di economia aziendale. In effetti l’idea di prendere una laurea in questo settore è stata una scelta felice, essendomi sempre concentrata soprattutto sulle traduzioni richieste dal mondo economico.

La posta elettronica, internet, la rete in che modo hanno cambiato il tuo lavoro e la tua vita?

Le mie condizioni di lavoro sono decisamente migliorate. Non solo perché non devo più andare ogni giorno ad imbucare i lavori finiti nella cassetta postale più vicina, ma soprattutto perché questi strumenti mi permettono di migliorare decisamente la qualità delle traduzioni grazie alle ottime possibilità di fare approfondite ricerche in internet. Nonostante fino a pochi anni fa comprassi tutti i vocabolari e le opere di consultazione che anche lontanamente potevano servirmi per il lavoro, mai ho avuto tante risorse come oggigiorno. E poi con le mailing list non siamo più isolati, possiamo chiedere aiuto e consulenza ai colleghi, seguire meglio il mercato e le sue esigenze, condividere esperienze con chi fa lo stesso mestiere, ma vive all’altro capo del mondo. Direi che questa professione è diventata più interessante perché agiamo in un ambiente molto più ampio.
Naturalmente con la velocizzazione dei mezzi di comunicazione anche i termini di consegna si sono ridotti.
E tornando ai vantaggi per i principianti: l’investimento iniziale per avviare l’attività è molto più economico oggigiorno. Per fare un paragone: nel 1982 avevo comperato una macchina da scrivere elettronica con cui si mandavano anche i telex, anzi si chiamavano teletex. Aveva un display di una riga e un floppy disk come memoria. Era una novità allora e costava ben 20.000 marchi più o meno equivalenti a 20.000 euro oggi! Comunque grazie alla costosissima Olivetti, fin dall’inizio avevo la possibilità di correggere le mie traduzioni senza dover riscrivere tutto, come si doveva fare allora con la macchina da scrivere. Oggi in due, mio marito ed io, per poco più della metà abbiamo una rete informatica efficiente (due computer, un server, una stampante laser in bianco e nero, una a colori, uno scanner) inclusi vari software e l’installazione da parte di tecnici specializzati. Anche i canoni delle telecomunicazioni sono decisamente diminuiti negli ultimi due decenni. Per un traduttore in erba, a cui basta anche un portatile, pochi programmi, pochi vocabolari perché tanti sono consultabili gratuitamente in rete, la soglia di accesso alla professione è minima.

L’intervista a Marisa Manzin proseguirà nelle prossime settimane. Vogliamo parlare più concretamente del ruolo del libero professionista nel mercato del lavoro di oggi e del futuro. Grazie Marisa, per la disponibilità. Se avete domande da porre a Marisa Manzin le potete formulare in un commento, è ovvio che sono benvenute!



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Un commento su “Intervista a Marisa Manzin”

  1. [...] questo post per rispondere alla stimata collega Marisa Manzin che ha lasciato un commento all’articolo precedente. Marisa scrive: “mi sembra che la [...]

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