La Gestione Separata INPS: che cos’è

Penalizzati per legge. Un piano pensione pubblico molto più oneroso di uno privato: la Gestione Separata INPS

Che cos’è
La gestione separata INPS è un piano pensione a contributi definiti che restituisce ai partecipanti sotto forma di rendita vitalizia reversibile al 60% la somma, rivalutata, che i partecipanti stessi hanno versato nel corso degli anni di attività come professionisti e lavoratori autonomi.

È opportuno precisare che un piano pensione a contributi definiti si differenzia da un piano pensione a benefici definiti, in base al quale i partecipanti riscuotono una pensione pari a una quota stabilita dell’ultimo stipendio percepito.

In tal senso, in un piano a benefici definiti, i contributi versati dai lavoratori durante la loro vita attiva contribuiscono solo in parte a finanziare le prestazioni, con il risultato che gli squilibri sono finanziati o con i contributi dei nuovi iscritti o dalla fiscalità generale. Un tale piano è definito anche pay-as-you-go, o PAYGO.

È importante tenere sempre ben presente questa distinzione in quanto essa è alla base di una possibile diversa definizione dei diritti dei due tipi di partecipante in quanto i primi – gli iscritti al piano a contributi definiti - non fanno altro che ricevere quanto hanno versato e quindi il loro diritto potrebbe essere equiparato a quello di un depositante che richiede al depositario la restituzione delle somme depositate.

Inoltre il diritto dei partecipanti al piano a contributi definiti potrebbe essere equiparato anche a quello dei percettori di una rendita vitalizia e quindi godrebbe della protezione degli articoli 1872 et seq. del Codice Civile.

Come funziona un piano a contributi definiti

Un piano a contributi definiti, o piano a capitalizzazione, con conversione in rendita vitalizia si articola in tre fasi:

a) La fase della contribuzione, in cui l’iscritto o il partecipante versa i contributi che si accumulano in un conto personale presso il promotore del piano e si rivalutano di anno in anno, a un tasso legato a un determinato indicatore economico o a un indice finanziario o alla performance di strumenti finanziari, fino al momento della pensione. La somma dei contributi e delle rivalutazioni si chiama montante. I contributi versati ogni anno in un piano a capitalizzazione per una pensione integrativa sono deducibili fino a 5.164,37 euro. Tali importi deducibili sono ripresi a tassazione in fase di erogazione della rendita ad un’aliquota agevolata, come vedremo al punto c).

b) La conversione del montante in rendita vitalizia in base a un coefficiente di conversione. Il coefficiente di conversione è determinato da fattori quali i tassi di interesse – per calcolare il c.d. tasso tecnico che riflette i rendimenti attesi dall’investimento delle somme depositate - le aspettative di vita del partecipante e altri fattori, a scelta del partecipante, il più importante dei quali è la reversibilità.

Le società private di assicurazione incorporano in genere in questo coefficiente un tasso tecnico che riflette un rendimento garantito che può arrivare fino al 2,5% (Bancoposta). Ciò significa che l’importo della rendita che il partecipante riceve comprende una maggiorazione garantita. Tuttavia, se negli anni successivi il fondo genera un rendimento superiore, il beneficiario riceve una somma ancora maggiore, al netto del rendimento garantito. Per esempio, se negli anni successivi alla conversione il fondo genera un rendimento in un anno del 5%, il partecipante al fondo con un rendimento minimo garantito del 2,5% riceve un ulteriore 2,5%.

Il coefficiente di conversione, inoltre, incorpora l’aspettativa di vita del partecipante. Attualmente in Italia l’aspettativa di vita a 65 anni è di 18 anni per un maschio e di 23 circa anni per una donna, quindi il coefficiente di conversione per un maschio è in genere maggiore di quello di una donna.

Infine, il coefficiente di conversione incorpora l’eventuale reversibilità, nel caso in cui il partecipante scelga di lasciare una pensione al coniuge superstite. Quindi chi non sceglie la reversibilità beneficia del coefficiente di conversione più alto; chi sceglie una reversibilità del 50% (cioè il coniuge superstite riceve il 50% della rendita) ha il coefficiente di conversione più basso del primo mentre chi sceglie una reversibilità del 100% ha un coefficiente di conversione più basso del secondo.

c) L’erogazione della rendita vitalizia, in cui il partecipante riceve in genere ogni mese, vita natural durante, una somma ottenuta moltiplicando il montante accreditato sul suo conto al momento della conversione per il coefficiente di conversione. In genere il montante che resta ancora depositato nel conto detenuto presso il promotore del piano continua a generare rendimenti – legati all’andamento degli indici o degli strumenti di cui al punto a) – che contribuiscono a maggiorare l’importo della rendita, al netto di eventuali rendimenti garantiti. Da notare che il percettore di una rendita erogata da un piano pensionistico privato riceve ulteriori benefici fiscali, dato che l’importo che rappresenta la rivalutazione sconta un’aliquota fiscale dell’11% (in quanto rendita finanziaria ulteriormente agevolata perché l’aliquota applicabile dovrebbe essere del 12,50%) mentre i contributi di 5164,37 euro all’anno dedotti fiscalmente nella fase di costituzione del montante sono tassati, in fase di erogazione della rendita, al 15%. Questa aliquota del 15% diminuisce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione al fondo dopo i 15 anni, fino ad arrivare al 9% per chi ha versato contributi per 35 anni.

Come funziona la Gestione Separata INPS

La Gestione Separata INPS nasce nel 1996 ed è regolata dalla Legge 335/95.
La Gestione Separata INPS ha una dinamica identica a quella dei piani a contributi definiti o a capitalizzazione di cui sopra con le seguenti differenze:

Costituzione del montante

In questa fase i partecipanti al piano – i possessori di Partita IVA - versano ogni anno obbligatoriamente il 26% (in realtà è il 26,72% ma lo 0,72% è un versamento per finanziare alcune tutele quali maternità e assegni di famiglia) del loro reddito lordo, deducendo tale versamento dall’imponibile in sede di dichiarazione dei redditi.

La rivalutazione è calcolata moltiplicando il montante accumulato alla fine di ogni anno il tasso medio annuo composto di variazione del prodotto interno lordo nominale per i cinque anni precedenti, così come comunicati dalla Direzione Centrale delle Pensioni.

La tabella in basso riporta i tassi di capitalizzazione o di rivalutazione al 19/4/2011:
:

 

 

Montante maturato al

Coefficiente

31 dicembre 1996

1,055871

31 dicembre 1997

1,053597

31 dicembre 1998

1,056503

31 dicembre 1999

1,051781

31 dicembre 2000

1,047781

31 dicembre 2001

1,043698

31 dicembre 2002

1,041614

31 dicembre 2003

1,039272

31 dicembre 2004

1,040506

31 dicembre 2005

1,035386

31 dicembre 2006

1,033937

31 dicembre 2007

1,034625

31 dicembre 2008

1,033201

31 dicembre 2009

1,017935

 

A mero titolo informativo si riportano in basso i tassi di capitalizzazione, al lordo delle spese, di una polizza rivalutabile di Alleanza Assicurazione dal 1998 al 2003:

 

1998 (1.0975)

1999 (1.0804)

2000 (1.0752)

2001 (1.0802)

2002 (1.0610)

2003 (1.0464)

Caratteristica peculiare della Gestione Separata INPS è che, conformemente alla legge, poiché la rivalutazione si calcola sul montante accumulato a fine anno, i contributi versati non cominciano a rivalutarsi dal momento in cui è effettuato il deposito, come avverrebbe normalmente in un qualsiasi contrato finanziario, ma dalla fine dell’anno. Questo aspetto è tanto più peculiare se si considera che ogni anno i versamenti all’INPS sono effettuati in misura pari al 45% del totale per l’anno in corso a giugno e al 45% del totale per l’anno in corso a novembre.

Per esempio, se un partecipante deve pagare 10,000 euro di contributi nel 2011 all’INPS, i versamenti sono effettuati come segue: 4.500 euro a giugno 2011, 4.500 euro a novembre 2011, e 1.000 euro a saldo a giugno 2012. Tutti e 3 i versamenti cominciano a rivalutarsi dal 31 dicembre 2011, per cui i primi due versamenti risultano essere prestiti a tasso zero all’INPS e tale perdita di rivalutazione, subita dal partecipante al piano, è compensata solo in parte dalla rivalutazione a partire dal 31 dicembre 2011 dei 1.000 euro versati a giugno 2012.

La cosa è ancora più peculiare se si considera che, quando sono dilazionati i pagamenti a giugno, il partecipante deve anche pagare gli interessi all’INPS.

Infatti il partecipante alla Gestione Separata INPS che decida di pagare i 4.500 euro di giugno in 3 rate da 1500 euro cadauna – pagabili quindi a giugno, luglio e agosto - si vedrà addebitare gli interessi sulle due rate da 1.500 euro cadauna dovute a luglio e ad agosto.

Coefficiente di conversione

I coefficienti di conversione applicati attualmente dall’INPS ai partecipanti alla gestione separata sono i seguenti:

Gestione separata INPS

Questi coefficienti sono entrati in vigore il 1.1.2010 a seguito di una revisione delle aspettative di vita.

Queste tabelle sono aggiornate ogni 3 anni, quindi è presumibile che i coefficienti di conversione che entreranno in vigore l’1.1.2013 saranno elaborati nel 2012.

Quando si parla di abbassamento del coefficiente di conversione si cita sempre la speranza di vita che è aumentata. Ciò è vero solo in parte, perché il coefficiente di conversione è il risultato di una formula che tiene conto anche di altri fattori, quali i rendimenti attesi del capitale investito, la reversibilità della pensione e il sesso del partecipante.

Per esempio, a fronte di un coefficiente di trasformazione della Gestione Separata INPS di 0,0562 (€5620 all’anno per ogni €100,000 di montante) per un 65enne, maschio o femmina, con reversibilità del 60%, BancoPosta prevede un coefficiente di conversione per un maschio 65enne senza reversibilità di 0,63989 (€6398 all’anno per ogni €100.000 di montante)

Non è dato sapere come è calcolato questo coefficiente di conversione dal Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale né se è applicato un rendimento minimo garantito.

Rendita

Chi partecipa alla Gestione Separata INPS può andare in pensione all’età di 57 anni, a condizione che dopo aver convertito il montante in rendita applicando l’opportuno coefficiente di conversione quest’ultima risulti pari almeno a 6509,88 euro, o 1,2 volte la pensione sociale di 5.424,90 euro all’anno (Articolo 1, comma 19, Legge 35/1995). Per avere una rendita annuale di 6509,88 euro è necessario, a 57 anni, avere un montante pari ad almeno 147.315,68 euro.

Ultimamente è stata introdotta una finestra di 18 mesi prima di poter andare in pensione con la gestione separata.

I pagamenti mensili sono rivalutati annualmente in base al meccanismo della perequazione automatica

Inoltre la rendita pensionistica con la gestione separata sconta l’aliquota marginale del partecipante e non gode di alcuna agevolazione.

C’è da aggiungere che se il percettore della pensione corrisposta dalla Gestione Separata INPS continua a lavorare, i contributi diminuiscono al 17%. Questi contributi sono poi capitalizzati e rivalutati e vanno a integrare la pensione mensile. Sembra che tale operazione non possa però essere fatta più di due volte.

CONCLUSIONI

In base a quanto detto in precedenza il percipiente della pensione dalla Gestione Separata INPS – la pensione principale - è svantaggiato non solo nei confronti di chi percepisce una pensione in base a un piano retributivo ma anche nei confronti di chi percepisce una rendita in base a un piano a contributi definiti – vale a dire una pensione integrativa - la cui dinamica è esattamente uguale a quella della Gestione Separata.

Si riassumono di seguito tali svantaggi:

1) I prestiti a tasso zero fatti all’INPS due volte all’anno da chi versa gli anticipi, a volte anche con gli interessi, abbinati a una rivalutazione del montante forse non proprio adeguata.

2) La determinazione di un coefficiente di conversione poco trasparente, probabilmente senza l’attribuzione di un rendimento minimo garantito adeguato.

3) Il tempo di attesa prima di incassare la pensione, c.d. finestra. Un piano a contributi definiti è alimentato solo ed esclusivamente dal risparmio del partecipante, quindi non deve neanche essere considerato come spesa. Non ci sono i presupposti per definire le pensioni erogate dalla Gestione Separata come spesa, contrariamente alle pensioni erogate in base al metodo retributivo. Inoltre tale finestra potrebbe costituire una violazione dell’articolo 1879 del codice civile sulle rendite vitalizie in cui si afferma che il debitore “… è tenuto a pagare la rendita per tutto il tempo per il quale è stata costituita, per quanto gravosa sia divenuta la sua prestazione”.

4) Svantaggio fiscale. Le rivalutazioni e gli importi deducibili della pensione integrativa sono tassati rispettivamente all’11% e al 15% mentre la pensione percepita in base alla Gestione Separata INPS sconta l’aliquota marginale del percipiente che è pari almeno al 23%. In questo caso la cosa è tanto più paradossale se si pensa che quella dell’INPS è una pensione primaria mentre i piani a contributi definiti delle società private sono pensioni integrative.

5) Rendimenti. I rendimenti dell’INPS in fase di costituzione del montante forse sono inferiori a quelli offerti dalle società di assicurazione private. Inoltre, in fase di erogazione le pensioni della Gestione Separata aumentano in base all’indice dei prezzi al consumo delle famiglie di impiegati e operai mediante la perequazione automatica (1,4% nel 2011) mentre chi ha costituito il montante è un investitore che ha depositato presso l’INPS un capitale, anche ragguardevole. Basterebbe investire tali capitali in titoli di stato a lungo termine, che hanno un rischio pari quasi a zero, per ottenere almeno il 4,50%.

INTERVENTO

È opportuno agire per correggere leggi e regole che sono state fatte evidentemente con obiettivi completamente diversi da quelli dell’equità nei confronti dei partecipanti alla Gestione Separata.

Sarebbe opportuno stabilire un rapporto di collaborazione con il Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale, che calcola il coefficiente di conversione, fra le altre cose. Un punto sul quale però bisogna insistere è che quella della Gestione Separata non è una spesa ma il rimborso di un capitale depositato presso l’INPS. Inoltre tale capitale dovrebbe essere remunerato con rendimenti adeguati sia in fase di costituzione del montante sia in fase di erogazione della rendita.

Infine, si dovrebbe fare in modo di non far applicare le finestre, con richiesta di risarcimento per coloro che hanno dovuto aspettare prima di vedersi restituire il capitale che hanno depositato.

Silvestro De Falco
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Traduttore finanziario, con esperienze maturate nei settori dell’international banking e del caffè negli Stati Uniti, dove ha vissuto dal 1977 al 1993.
È in possesso di un Master of Business Administration (MBA), con una tesi sul potenziale del mercato del caffè espresso negli USA, e un Bachelor of Science in Accounting.



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4 commenti su “La Gestione Separata INPS: che cos’è”

  1. [...] Se c’era ancora qualcuno che aveva dei dubbi, potrà ora dissiparli definitivamente leggendo l’articolo di Silvestro de Falco sulla Gestione separata dell’INPS, ospitato da The Checklist. Con parole chiare e molti esempi concreti, Silvestro ci svela tutti i segreti del fondo pensione a [...]

  2. Condivido pienamente l’articolo di Sivestro De Falco. Credo che dovremmo costituire un movimento fra tuti gli interessati e trovare un parlamentare che presenti una proposta di legge di modifica dell’attuale.

  3. [...] Sandri in qualità di traduttrice tecnica aveva aperto una partita IVA e rientrava nella Gestione separata INPS. Come tutti gli indipendenti iscritti alla Gestione separata INPS, messi lì perché non esercitano [...]

  4. Sono perfettamente d’accordo con Filippo per costituire un movimento fra tutti e trovare un avvocato prima, un organismo a tutela dei pensionati, un politico poi, che sollevino pubblicamente il problema.-
    Dev’essere un movimento di grossa entità che metta in luce una rapina legalizzata a quei poveretti come noi che per 15, 20 anni hanno versato fior di contributi senza poi poterne venire in possesso se non a rate e in tempi non determinati, quasi in attesa che gli illusi defungano prima.- vogliamo sapere a beneficio di chi vanno?

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