Lavoratori autonomi con partita IVA

il venerdì di Repubblica e l’Italia delle partite IVA

Care colleghe e colleghi,

stamattina ho comprato la Repubblica con il noto inserto, il venerdì, che dedica un lungo articolo alle nuove partite IVA.
L’inviato, Riccardo Staglianò, conduce un’indagine interessante ed utile.
Sottolinea bene l’iniquità del sistema previdenziale della gestione separata e l’assurdità dell’IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive, cui siamo soggetti.
Ero quasi contenta nel leggerlo, le premesse c’erano tutte per dire su un settimanale di vastissima diffusione cosa sta succedendo nel mercato del lavoro: la crescita forzata delle (false) partite IVA, l’esternalizzazione che serve solo a liberare i datori di lavoro dagli oneri previdenziali e che ha portato al disastro chi professionista autonomo è di costituzione.
Come anche la dichiarazione, per una volta chiarissima, che grazie ai cosiddetti precari il nostro sistema previdenziale si regge in piedi, cito: “Dal 2009, infatti, l’Inps ha smesso di rendere pubblici i dati della gestione separata. Per evitare due scoperte imbarazzanti, sostengono gli esperti. Ovvero che i precari sono aumentati e contribuiscono in modo decisivo all’avanzo di 8 miliardi nel bilancio dell’istituto. “Le partite iva sono ormai usate come un bancomat per rimpinguare le casse previdenziali in crisi” sentenzia Di Nicola. Peccato che loro, se le cose non cambiano, andranno in pensione sì e no con 500 euro”. (p. 22 de il venerdì di Repubblica, 11 giugno 2010).

La conclusione dell’articolo lascia però l’amaro in bocca, è come uno schiaffo (l’ennesimo) che dobbiamo prenderci senza possibilità di replica.
Siamo gli evasori fiscali, quelli che non pagano le tasse, i responsabili dei 30 miliardi di evasione dell’IVA che se fossero recuperati “il nostro Paese non avrebbe bisogno di alcuna manovra”.
In sintesi nostra la colpa della crisi economica e dei tagli alla spesa pubblica e della pensione a 65 anni per le donne e chi più ne ha più ne metta.
Accidenti! E io che credevo fossero responsabili le banche e le transazioni finanziarie e i giochetti in borsa, fatti da chi di soldi ne ha tanti e ne avrà sempre di più e che le tasse non le paga per legge.

Insomma, come ho già detto in altra occasione, non serve, anzi è pericoloso continuare a dividere il mondo del lavoro, dipendenti tutelati da un lato e autonomi precari dall’altro, creando il mito dell’autonomo evasore contro il dipendente tartassato.
I termini del problema sono altri.

Inoltre nell’articolo mancano riferimenti e confronti con le professioni ordinistiche, gli artigiani e i lavoratori autonomi classici che sarebbero stati utili a rendere più chiara la situazione.

In ogni caso, buona lettura

Elena



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6 commenti su “Lavoratori autonomi con partita IVA”

  1. Grazie Elena!

  2. Stamane incontro una conoscente (ministeriale), con pargolo al seguito:
    “Oggi non vai al lavoro?”
    - “No, mi sono presa un giorno di malattia, sai, c’è lo sciopero dei mezzi…”
    (e pensavo tra me e me “caspiterina, io ho fatto l’una stanotte per finire un lavoro in tempo!”)

  3. Questo articolo dice tutto sulla situazione italiana, sulla gran confusione di idee e sulla possibilità che hanno certi gruppi di potere a far passare un messaggio invece di un altro. Ma, a un giornalista piuttosto che a un conduttore televisivo, in fondo che gli importa? L’importante è riempire fogli di giornale!

  4. Grazie Elena per la segnalazione, cercherò di procurarmi una copia del Venerdì entro oggi e approfitto del link che hai inserito per “Steuer gegen Armut” per segnalare a chi fosse interessato che esiste il sito
    http://www.zerozerocinque.it/
    dedicato proprio alla campagna italiana di informazione e di raccolta di firme (promossa da molte associazioni elencate sotto “Chi siamo”) per far pagare questa tassa dello 0,05% su ogni transazione finanziaria in modo che i costi della crisi vengano compensati da chi l’ha provocata e non solo dai cittadini.

  5. Elena, sono d’accordo con la tua riflessione.
    Personalmente ho dovuto rileggere più volte quel passaggio conclusivo perché l’articolo passa dalla citazione di Ichino dove (secondo me, ma forse sbaglio) il senatore si riferisce all’elusione CONTRIBUTIVA, alla citazione di Draghi che parla di evasione dell’IVA. Sono due aspetti ben diversi oppure ho interpreto male?
    Non sono sicura tuttavia che l’impressione del lettore “esterno” sia cosi concentrata sull’allusione all’evasione. E’ vero, è brutto concludere proprio su questo ma non dobbiamo neanche far finta: l’articolo copre tutte le categorie di partita iva con largo spazio anche a campi come l’edilizia dove purtroppo l’analisi del giornalista calza, altroché! Bastava un distinguo banale, che non ci stancheremo mai di fare, sul fatto che noi, lavoratori autonomi del terziario, non abbiamo nessuno “nero”.
    Un’altra cosa è che non viene detto con abbastanza forza che la partita iva/il lavoro sotto forma autonoma sono anche una scelta e non per forza un obbligo e che comunque, per certe professioni come la nostra, non esiste alternativa: non possiamo lavorare da dipendenti o a progetto.
    Segnalo che si può intervenire nel blog di Stagliano:
    http://stagliano.blogautore.repubblica.it/2010/06/11/linvasione-delle-finte-partite-iva-raccontateci-la-vostra-storia/

  6. Grazie dei commenti, ma se potete lasciatene anche sul blog del giornalista come indicato da Agnès. Io ‘ho appena fatto.

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