Lotta per le tariffe per traduzioni tecniche

Nel dicembre dell’anno scorso abbiamo organizzato un piccolo sondaggio sulla condotta da seguire se un’agenzia di traduzioni chiede ai traduttori di abbassare le tariffe a causa della crisi finanziaria. Abbiamo proposto lo stesso sondaggio anche in un nostro blog tedesco.

La partecipazione è stata minima - soltanto 170 voti (eppure le pagine con i moduli per votare sono stati visitati più di 2.000 volte; strano, sarebbe bastato solo un clic) - ma la presa di posizione dei colleghi, sia in Italia sia in Germania, è risultata chiara.

Il 96% dei colleghi ha votato “no, io mantengo le mie tariffe”, soltanto il 4% sarebbe disposto ad andare incontro all’agenzia.

Noi abbiamo dato una risposta negativa all’agenzia che ce lo aveva chiesto, con una chiara motivazione: il no ce lo possiamo permettere.

Ma sappiamo anche che la grande maggioranza, specialmente dei colleghi più giovani, da cui riceviamo centinaia di curricula ogni mese, non si può assolutamente permettere questo “no”, e non lo dirà. Io personalmente non credo per niente ai risultati di questo sondaggio. Penso che abbiano votato ed espresso commenti soltanto coloro che si possono permettere di dire no. Gli altri hanno preferito stare zitti, e li capisco. Non ho un’altra interpretazione del risultato dei sondaggi. Conosco bene il mercato delle traduzioni e i suoi sviluppi più recenti.

Nel 2008 abbiamo ricevuto soltanto il 20% degli incarichi per i quali ci era stato richiesto un preventivo (clienti diretti nuovi). Nel 2007 avevamo ricevuto il 40% degli incarichi. Naturalmente questo sviluppo è particolarmente forte nel nostro settore (documentazione tecnica) in cui una grande parte degli incarichi viene da medie e piccole imprese che vogliono entrare nel mercato europeo. Per un piccolo produttore di software o macchinari è una bella differenza se paga 4.000 invece di 5.000 Euro per la regolare traduzione delle sue documentazioni.

Io credo che non si possa ignorare questo sviluppo. Abbiamo deciso di non aumentare le nostre tariffe come normalmente ogni anno, ma non intendiamo abbassare quelle concordate con le agenzie.

Con i clienti diretti è diverso. Ogni cliente diretto è un caso singolo e si può sempre trovare un accordo. Gli elementi in gioco sono tanti: se qualcuno chiede di andargli incontro normalmente è disposto a fare altrettanto, e se posso avere un documento originale preparato meglio e concordare una scadenza di 10 giorni per il pagamento della fattura e un acconto del 33% sono sempre disponibile a trattare (entro certi limiti); inoltre: si creano relazioni; la maggioranza dei clienti diretti ritorna e una collaborazione basata sulla fiducia, a lungo termine, ha il suo valore.

(Mi riferisco prevalentemente al mercato tedesco, svizzero e austriaco, dove trovo i nostri clienti, e sarei molto interessato a sapere come stanno le cose in Italia; dovrebbe essere molto peggio qui, no?)

Links:

Pfeil globalwatchtower.com: Economic Crisis? Some LSPs Ask “What Crisis?” (inglese)
aldrige.de: Feeling the economy (inglese)



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2 commenti su “Lotta per le tariffe per traduzioni tecniche”

  1. Bisogna anche vedere cosa succede quando uno risponde di no alle richieste di sconto sulle tariffe: per esempio, un nostro vecchio e ottimo cliente ci ha chiesto a settembre di abbassare la tariffa che praticavamo loro di ben il 20%. Dopo il nostro rifiuto di abbassare la tariffa il lavoro non è né cessato né diminuito, bensì aumentato abbastanza cosiderevolmente.

    Il che significa che loro e molte altre agenzie, ci provano, probabilmente con due obiettivi diversi: 1) giocar d’anticipo e prevenire l’aumento da parte di chi stava per aumentare le proprie tariffe, e 2) sperare che qualcuno abbocchi ed effettivamente accetti di abbassare le proprie tariffe.

    Purtroppo la mia impressione è che troppi traduttori si fanno prendere dalla paura di perdere il cliente e si affrettano a praticare sconti che in realtà non si possono permettere.

    A naso direi che i traduttori che normalmente si lamentano delle “tariffe delle agenzie” sono quelli più pronti ad accettare riduzioni - proprio perché pensano alle tariffe non come a cosa loro, ma come cosa dell’agenzia. Chi invece ha stabilito le proprie tariffe, le ha proposte ai clienti e le sente come cosa propria, è probabilmente molto più riluttante ad abbassarle.

  2. Riccardo, certo è che un no collettivo sarebbe la soluzione del problema. Cogli bene il punto: bisogna sempre vedere cosa succede, dopo un rifiuto.
    Penso che il mondo della traduzione sia frequentato da vari e complessi soggetti, molti dei quali ancora non hanno preso coscienza del fatto che _non_ sono dei dipendenti che necessariamente devono dire sì, ma soggetti che offrono un servizio a determinate condizioni, le loro.
    Mica facile arrivarci.
    Ciao
    Elena

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