Opera dell’ingegno e prestazione in diritto d’autore o prestazione di servizio?

Abbiamo chiesto alla collega Sandra Biondo della Sezione traduttori di aiutarci a capire quando e come i traduttori tecnici possono applicare il regime di diritti d’autore. Riceviamo il suo contributo e pubblichiamo, ringraziandola

Il detto latino Beati monoculi in terra caecorum viene tradotto dai miei amici brasiliani più o meno così: nel regno dei ciechi, è re chi ha un occhio solo. Dal 2006 per tre mesi e mezzo l’anno presto il mio servizio come lavoratrice stagionale presso il CAF sindacale della CGIL di Bologna, compilando i modelli 730 e Unico dei lavoratori e dei pensionati. Grazie a ciò ho accumulato un piccolo ma significativo bagaglio di conoscenze in materia di fisco e, visto che la mia occupazione principale sarebbe comunque la traduzione letteraria, per interesse personale ho approfondito la disciplina fiscale del diritto d’autore. Ed ecco che questo “occhio solo” mi ha consentito di diventare “regina” della materia in un regno di “ipovedenti del fisco”, cioè l’ambiente dei traduttori editoriali. Tale competenza, per quanto limitata e circoscritta (non sono ragioniera né commercialista), ha poi fatto sì che passassi a gestire il servizio di consulenza fiscale riservato agli iscritti del Sindacato Nazionale Scrittori (SNS), della cui Sezione Traduttori faccio parte dal 2004.
Mi capita spesso, tuttavia, di ricevere richieste di chiarimenti anche da parte di colleghi e colleghe che si occupano prevalentemente di traduzione tecnica (quindi titolari di partita iva) a proposito dei vantaggi fiscali legati alle traduzioni svolte in regime di diritto d’autore.
Le cosiddette opere dell’ingegno, infatti, godono di un beneficio fiscale significativo: una deduzione forfetaria del 25% sull’imponibile lordo, che passa al 40% se il traduttore, nell’anno di imposta, non ha ancora compiuto 35 anni. Inoltre, l’opera dell’ingegno non è soggetta all’obbligo di versamento dei contributi INPS ed è esclusa dall’applicazione dell’IVA.
Prima di addentrarci nella giungla fiscale, è tuttavia opportuno chiarire in cosa consistono i “compensi percepiti in dipendenza della cessione di opere dell’ingegno e/o invenzioni industriali tutelati dalle norme sul diritto d’autore“, cioè in quali casi possiamo legittimamente sostenere che siamo davanti a un’opera dell’ingegno e non a una traduzione tecnica e/o commerciale.

OPERE DELL’INGEGNO. La legge n. 633 del 1941 (e successive modifiche) all’Art. 1 recita: “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. Sono altresì protetti i programmi per elaboratore come opere letterarie ai sensi della convenzione di Berna sulla protezione delle opere letterarie ed artistiche ratificata e resa esecutiva con legge 20 giugno 1978, n. 399, nonché le banche di dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale dell’autore.”
Troviamo poi all’Art. 2 alcune specificazioni che ci interessano: “In particolare sono comprese nella protezione:
1) le opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose, tanto se in forma scritta quanto se orale; (…)
6) le opere dell’arte cinematografica, muta o sonora, sempreché non si tratti di semplice documentazione protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II; (…)
8) i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore. Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso.”
Infine, l’Art. 3 è quello che ci tocca più da vicino: “Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale.”
Senza bisogno di essere degli esperti di diritto, risulta abbastanza evidente che qualsiasi elaborazione creativa, traduzione compresa, di opere tutelate dal diritto d’autore ricade essa stessa nel diritto d’autore. Alcune fattispecie non vengono esplicitamente considerate nell’articolo 2, ma sono di fatto tutelate dal diritto d’autore; basti pensare agli articoli di giornali e riviste, ai videogiochi (che possono rientrare a tutti gli effetti nel comma 8) come “programmi per elaboratore”) e ai siti web. A questo punto, anche le traduzioni di queste fattispecie possono essere considerate opere dell’ingegno a tutti gli effetti.
Sarà importante, al fine di avvalersi di questo specifico regime fiscale e contributivo, riportare la debita dicitura sulle fatture o notule che di volta in volta vengono emesse in occasione dei pagamenti: “Prestazione in diritto d’autore non imponibile IVA ai sensi dell’art. 3, comma 4, lettera a) del DPR 633/72“.

Vediamo adesso quali sono i pro e i contro del trattamento fiscale e previdenziale a cui sono sottoposte le traduzioni che ricadono sotto il regime di diritto d’autore.

PRO. Come abbiamo già detto, i redditi derivanti dallo sfruttamento economico delle opere dell’ingegno godono di una deduzione forfetaria del 25% (dal 2008, nel caso degli under 35 tale deduzione ammonta a ben il 40%). Questo forfait fu calcolato per venire incontro al fatto che il creativo, sia egli scrittore, inventore, musicista o traduttore, ha sicuramente delle spese di produzione che però non può “scaricare”, e quindi il legislatore decise un valore forfetario ipotetico.
Ricordo che la deduzione incide sul reddito, cioè diminuisce l’imponibile d’imposta, ed è quindi molto vantaggioso rispetto alle detrazioni (le classiche spese che danno diritto a uno sconto d’imposta, come quelle sanitarie o gli interessi sul mutuo). Le detrazioni, infatti, di solito hanno una percentuale fissa (19 o 20%, salvo le spese di ristrutturazione e/o di risparmio energetico che godono di una detrazione più elevata, ma “spalmata” su più anni), mentre le deduzioni permettono di risparmiare una quota d’imposta che dipende dall’aliquota dello scaglione nel quale ricade quel reddito, la cosiddetta aliquota marginale. Ora, siccome l’aliquota d’imposta più bassa, quella che incide sui redditi fino a 15mila euro, è del 23%, va da sé che una deduzione è sempre e comunque più vantaggiosa di una detrazione. Se poi il nostro contribuente ha un reddito ancora più alto, per esempio 30mila euro, il “risparmio” sarà riferito all’aliquota marginale, in questo caso quella che incide sulla porzione di reddito compresa fra 28mila e 55mila euro, pari a ben il 38%. Provo a chiarire con un esempio e una piccola tabella comparativa, ipotizzando un reddito, per l’appunto, di 30mila euro. In tondo trovate il reddito “normale”, in corsivo quello derivante dallo sfruttamento economico di opere dell’ingegno (1).

REDDITO IMPONIB. SCAGLIONE ALIQ. IMPOSTA REDDITO IMPONIB. SCAGLIONE ALIQ. IMPOSTA
30.000 0-15.000 23% 3.450 22.500 0-15.000 23% 3.450
15.001-28.000 27% 3.510 15.001-22.500 27% 2.025
28.001-30.000 38% 760
7.720 5.475

La differenza è di 2.245 euro. Va da sé che, quand’anche il primo reddito godesse di detrazioni (sconto d’imposta) relative - poniamo - a spese dentistiche per un ammontare di 7.500 euro (cioè il 25% di 30mila, lo stesso valore della deduzione forfetaria applicata al diritto d’autore), recupererebbe al massimo il 19% di questo importo, cioè 1.425 euro.
E stiamo parlando solo dell’IRPEF nazionale. Se calcoliamo anche le addizionali regionale e comunale, che incidono anch’esse sull’imponibile, appare subito chiaro come la deduzione forfetaria di cui gode questo tipo di reddito sia estremamente vantaggiosa.
Il reddito da diritto d’autore, inoltre, rientra nella categoria “compensi di lavoro autonomo per i quali è prevista la detrazione”: ciò significa che, con un calcolo basato su una formula abbastanza complicata (non è il caso di entrare nel merito, vi basti sapere che è inversamente proporzionale al reddito complessivo, vale a dire che più alto è il reddito, minore è il risparmio), questi compensi consentono di usufruire di un ulteriore sconto d’imposta. Infine, la quota dedotta (quel 25 o 40% forfetario), a differenza degli altri oneri deducibili, non compare nemmeno nel rigo del reddito complessivo; vale a dire che non incide su tutte le altre dichiarazioni rese al fine di ottenere benefici economici legati al reddito, come per esempio l’ISEE che viene richiesta per calcolare la quota di pagamento dei nidi pubblici.
A tutto ciò si aggiunge per l’appunto la decadenza dell’obbligo di versare i contributi INPS alla gestione separata, oggetto di critiche e controversie di cui si sta parlando proprio in questi mesi.
Infine, i compensi derivanti da opere dell’ingegno sono esclusi dall’IVA ai sensi del DPR 633 del 1972 che all’art. 3 comma 4 stabilisce che “non sono considerate prestazioni di servizi:
le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore effettuate dagli autori e loro eredi o legatari”.
Può sembrare quindi che la traduzione in regime di diritto d’autore sia fiscalmente vantaggiosa per qualsiasi traduttore. In realtà, se questo è sempre vero per il traduttore persona fisica, cioè privo di partita iva, non sempre è così nel caso di colleghi e colleghe che, in virtù dei redditi prodotti con traduzioni tecniche e commerciali o con l’attività di interprete, sono titolari di una posizione IVA e usufruiscono di regimi fiscali agevolati quali il regime dei minimi. Veniamo quindi ai possibili contro.

CONTRO. A costo di scatenare polemiche, il primo dei contro è proprio l’assenza di obblighi contributivi. Lasciando momentaneamente da parte i giovani e giovanissimi che hanno iniziato a lavorare da poco tempo e che, per esplicita ammissione dei dirigenti INPS, se continueranno ad avere esclusivamente i contributi da gestione separata probabilmente non godranno mai di un beneficio pensionistico degno di tale nome, pensiamo a chi ha già qualche anno di contribuzione obbligatoria, magari perché in una fase precedente della propria vita ha lavorato come dipendente (o lo farà in futuro: mai porre limiti alla provvidenza…). La normativa sulla totalizzazione prevede infatti “l’acquisizione del diritto ad un’unica pensione di vecchiaia, di anzianità o ai superstiti a quei lavoratori che hanno versato contributi in diverse casse, gestioni o fondi previdenziali e che altrimenti non avrebbero potuto utilizzare tutta o in parte la contribuzione versata”, vale a dire l’unificazione di tutti i contributi INPS, permettendo di non perdere quelli già corrisposti. Per chi, quindi, ha già versato a vario titolo un po’ di soldini all’INPS, rimane aperta la possibilità - anche solo potenziale - di totalizzare, unificare o ricongiungere (a seconda dei casi) posizioni contributive diverse, insomma di avere qualcosa da rivendicare, perché comunque quelle posizioni esistono. Le persone fisiche che hanno prodotto redditi in regime di diritto d’autore, invece, se da un lato non hanno obblighi verso l’INPS, è pur vero che dall’altro non hanno nemmeno un’ipotesi di pensione minima futura e quindi, dal punto di vista previdenziale, non potranno mai rivendicare alcunché.
Da un punto di vista strettamente fiscale, invece, ricordo che optare per il regime di diritto d’autore (quando si tratti di traduzioni che possono essere imputate a questa categoria, come abbiamo spiegato nella prima parte) significa scorporare tali redditi dal totale complessivo separandoli da quelli soggetti al regime dei minimi; i compensi derivanti da opere dell’ingegno saranno infatti soggetti alla tassazione ordinaria. A seconda dell’ammontare dell’una e dell’altra quota di reddito, questo scorporo potrebbe rivelarsi molto o poco vantaggioso per il contribuente, specialmente se sono presenti ulteriori redditi (fabbricati, lavoro dipendente, contratti a progetto ecc.). La valutazione effettiva potrà farla solo il vostro consulente fiscale cifre alla mano, analizzando nel dettaglio il caso singolo.
Purtroppo la maggioranza dei commercialisti tende a complicarsi la vita il meno possibile, imputando indistintamente tutti i redditi al regime dei minimi - e chi s’è visto s’è visto. Nel caso in cui abbiate redditi misti che includono anche compensi relativi a diritti d’autore, quindi, vi suggerisco di insistere con il vostro commercialista e di invitarlo a fare dei calcoli comparativi, mostrandovene i risultati ed evidenziando eventuali differenze. Non fatevi spaventare, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione un software semplicissimo che serve proprio ad approntare le dichiarazioni dei redditi e che provvede a tutti i calcoli del caso: fare una simulazione è semplicissimo e non richiede troppo tempo né troppo impegno, e tantomeno un dottorato in economia.

So di essermi dilungata, ma la materia è complessa e, come spiegavo all’inizio, ho “un occhio solo”. Non escludo che questo articolo possa contenere qualche inesattezza che grida vendetta al cospetto dell’Agenzia delle Entrate, in tal caso me ne scuso e resto disponibile ad apportare le modifiche del caso.
Grazie per l’attenzione e, se vi interessa saperne di più su di me, mi trovate su facebook, Linkedin, twitter, FriendFeed e sul mio blog Brasil, meu amor

Sandra Biondo

(1) Si tratta di calcoli assolutamente ipotetici che non tengono in alcun conto i regimi fiscali agevolati dei titolari di partita IVA e che servono unicamente a chiarire in soldoni il vantaggio della deduzione forfetaria.



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41 commenti su “Opera dell’ingegno e prestazione in diritto d’autore o prestazione di servizio?”

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by EST and The Checklist, La Rassegna. La Rassegna said: ► Opera dell’ingegno e prestazione in diritto d’autore o prestazione di servizio?: Abbiamo chiesto alla collega … http://bit.ly/hh7pOW [...]

  2. da commercialista dico: brava, l’articolo mi piace e straconcordo sulla parte relativa ai contributi inps

  3. Sandra, bravissima e UTILISSIMO!!!!! Già che ci siamo, ho inviato immediatamente il tuo articolo alla mia commercialista perché ho svariate fatture per opere di questo genere nel 2010, per fortuna mia per committenti europei, quindi non ci rimetto l’IVA. Per sfortuna mia però, questa informazione mi rivela un’altra bella somma (veramente alta purtroppo) che ho regalato al fisco italiano fino ad oggi. Ormai che ci sei, non è che hai avuto sentore di sentenze o di leggi, regole o altro che mi permettono di mandare richiesta di correzione (=rimborso) al fisco italiano???? Frauke (nera) (ps mando il link anche su Langit se non lo vedo apparire oggi)

  4. Grazie, Sandra.
    Articolo utilissimo.
    A dir poco mi ha sconvolto il “salto” di aliquota tra 28 e 30 mila euro, poiché molti traduttori tecnici si attestano su quelle cifre. Soli 2 mila euro per fare un balzo di ben 11 punti percentuali di tassa.
    Va da se che uno preferisce lavorare un po’ meno, non superare i 28 mila e vivere un po’ più tranquillo.
    Pamela

  5. Grazie,Sandra, articolo degno di riflessione!

  6. Dunque non ci resta che sperare di non arrivare mai all’età della pensione…
    Ironia macabra a parte, gran bell’articolo, utile e chiaro.
    Immagino che sia il caso di farsi sentire, su questa questione; per chi lavora esclusivamente in regime di diritto d’autore, la vecchiaia si prospetta davvero difficile.

  7. Ottimo articolo… e molto utile!
    Non riesco a risalire alla norma relativa all’esenzione INPS relativamente alle opere dell’ingegno. C’è qualche riferimento?

  8. Grazie Sandra :)
    Conosco la cosa, perché quando lavoravo in agenzia c’era una collega esterna che lavorava solo con diritto d’autore (traduceva solo articoli giornalistici), però non me ne sono mai interessata personalmente perché facendo testi tecnici e medici ho sempre pensato di non rientrare nella tipologia giusta.
    Però ora mi dai da pensare: potrebbero rientrare le traduzioni di articoli scientifici (che su MedLine, per esempio, se non paghi non leggi), gli studi clinici, i materiali di marketing per le case farmaceutiche?
    (Art. 2, opere scientifiche)
    (Ai fogli illustrativi non oso pensare)

  9. L’articolo è veramente interessante. Volevo sapere cosa è previsto per opere dell’ingegno nel nuovo regime dei contribuenti minimi in vigore da gennaio 2012. I giovani che lo adotteranno, potranno usufruire della deduzione forfetaria del 40% e calcoleranno l’irpef al 5% ed avranno comunque l’esenzione dai contributi inps?

    Grazie

  10. La domanda è la seguente: se si realizzano esclusivamente delle opere d’ingegno creative (pezzi unici o comunque in tiratura limitata) e l’autore le pubblica o le promuove direttamente; l’autore a chi ne facesse richiesta le vende ma senza intermediari, potrebbe diventare per lui obbligatoria l’apertura della partita iva?

    Quando da attività creativa diventa praticamente attività professionale o impresa?

    Se nell’attività artistica vengono creati dei beni mobili e questi beni mobili venissero ceduti a terzi ma senza cessione dei diritti d’autore come vengono considerati fiscalmente?

  11. Ciao Sandra,

    rileggo oggi l’articolo che avevo già letto a suo tempo perché sto pensando che dei lavori che devo fatturare in realtà potrebbero rientrare nel diritto d’autore (traduzioni di articoli di una rivista online, anche se parlano di moto c’è ben poco di tecnico e molto di creativo).
    Ora, la domanda è: io sono nel regime dei minimi e spulciando su Biblit mi è spuntato un messaggio di maggio 2011 proprio sulla notula diritto d’autore per traduttore con partita IVA ed era stata segnalata questa risoluzione dell’agenzia delle entrate:

    “Qualora la cessione di diritto d’autore avvenga durante la permanenza nel regime agevolato, l’operazione soggiace all’obbligo di certificazione dei compensi prevista per tale regime dall’art. 1, comma 96, della legge n. 244 del 2007 ed è soggetta all’ imposta sostitutiva prevista dal successivo comma 105.”

    Un collega segnalava, alla luce di questo, che se si è nei regime dei minimi, non si può beneficiare delle agevolazioni della cessione di diritto d’autore.

    Sai darmi lumi al riguardo?

    Grazie mille e complimenti per il tuo lavoro!

  12. Ehm… come dicevo nell’incipit dell’articolo, sono una monocola in un regno di ciechi e non sono né ragioniera né commercialista. Per quesiti un po’ complessicome quello proposto da Antonio vi suggerisco di rivolgervi a un professionista del settore. Per quanto riguarda Stefano, purtroppo non mastico granché di partita iva. Per esempio, la risoluzione citata da Roberta non la conoscevo (in quel periodo ero sommersa di lavoro e non seguivo Biblit). Mi dispiace di non potervi dire niente di più, ma sono comunque contenta che il mio post vi sia stato utile.

  13. Ho una risposta per Roberta, che spero mi legga.
    Sono andata a leggermi la risoluzione che citi (n. 311 del 21/7/2008) per verificare che l’informazione che è stata riferita sia corretta, e non lo è.
    La risposta all’interpello del contribuente, un giornalista con p.iva che aveva aderito al regime dei minimi, dice testualmente:
    “i compensi percepiti in base ad un contratto di cessione di diritti d’autore si devono sommare ai compensi percepiti nell’esercizio dell’attivita’ professionale giornalistica, ***ai fini della verifica del limite dei 30.000 euro di compensi.***”
    Vale a dire che i diritti d’autore in quanto tali sono soggetti sempre alla normativa che li vuole imponibili al 75%, ma concorrono alla costituzione del reddito complessivo in base al quale si stabilisce la fruibilità o meno del regime dei minimi.
    Quindi, se un traduttore con P.Iva che ha aderito ai minimi percepisce, poniamo, 25.000 euro da traduzioni tecniche, interpretariato e altre collaborazioni, e 6.000 di diritti d’autore perché quell’anno gli sono state pagate anche le traduzioni di due libri, decade il diritto al regime dei minimi perché il reddito complessivo è pari a € 31.000.
    Spero di essere stata chiara, eventualmente segnalatemi le vostre osservazioni.

  14. Grazie Sandra, chiarissima!
    Dirò al mio commercialista di schiarirsi un po’ le idee, visto che quando gli ho chiesto se il tetto dei 30.000 € fosse relativo *solo* ai lavori che fatturo con la mia p. iva mi ha risposto di sì.
    Buona giornata a te e a tutti.

  15. Sandra,

    grazie dell’articolo davvero utile. Purtroppo però il mio commercialista non ne vuol sapere, in quanto sostiene che l’INPS invierebbe subito una sanzione e che la nostra posizione non è chiara. Ho contattato un altro commercialista che la pensa allo stesso modo, il quale mi ha detto che l’unico modo sicuro per applicare questa clausola sarebbe chiedere un parere al Ministero e agire di conseguenza. Nessun altro si trova a dover “combattere” con il proprio commercialista? Sono francamente scorata.

  16. Ciao,

    io volevo capire una cosa: da un paio d’anni mi viene fatto, dalla casa editrice con cui collaboro, un contratto di questo tipo (ovvero la prestazione che io mi impegno a fornire firmando il contratto è appunto un’opera dell’ingegno coperta da diritto d’autore). Poichè l’imponibile lordo annuale ha superato una certa soglia (+o- 3000 euro) ho dovuto presentare dichiarazione dei redditi (mod.730) , e mi chiedevo se questo anno di lavoro coperto da questo contratto è classificabile come “contribuzione obbligatoria”. Il motivo della domanda è che vorrei riscattare gli anni di studio per la laurea, ma mi sembra di capire che questo non può essere fatto per i periodi in cui si è soggetti a contribuzione previdenziale obbligatoria. Sai darmi una risposta?

    Grazie,
    Claudia

  17. Laura, se non leggi anche i commenti ma solo l’articolo non vedi che, in seguito, ho sostanzialmente dato ragione al tuo commercialista, sempre che tu sia nel regime dei minimi. La risoluzione a cui faccio riferimento nel mio intervento del 22 novembre scorso lascia ben chiaro che - SOLO PER QUANTO RIGUARDA IL REGIME DEI MINIMI, che per la sua eccezionalità deroga da ogni altra disposizione - anche i redditi da diritto d’autore rientrano in quelli calcolabili ai fini della tassazione sostitutiva, e quindi anche oggetto di contributi inps.
    Claudia, la dichiarazione dei redditi è obbligatoria a prescindere dall’importo del reddito, soprattutto se ti hanno fatto la ritenuta d’acconto, visto che con redditi molto bassi si ha il diritto alla sua restituzione.
    Non finirò mai di ripeterlo: quando avete dei redditi, fate SEMPRE la dichiarazione. Non importa il valore. Alla peggio, al Caf vi diranno che siete esonerati. Ma fatevi sempre fare i conteggi, perché possono presentarsi due casi: il primo è quello che dicevo prima, e cioè che potreste avere diritto a ricevere la restituzione delle ritenute d’acconto (e se non presentate la dichiarazione nei termini, poi non avete più alcun diritto e perdete quei soldi). Il secondo è che invece siate a debito, e allora sarete sanzionabili per omessa dichiarazione, e sono un sacco di soldi (magari a fronte di un’imposta dovuta di 30 o 40 euro, che se aveste presentato la dichiarazione avreste pagato regolarmente).

  18. Grazie Sandra per l’articolo completo e chiaro. Ti chiederei conferma in merito all’esenzione da contribuzione su chi percepisce redditi di prestazione opere ingegno. In particolare ti chiedo se puoi segnalarmi la Circolare Inps o comunque una fonte normativa alternativa a cui poter far riferimento in caso di eventuali richieste da parte dell’Ente. Te lo chiedo in quanto non sono riuscita a trovare nulla in merito mentre nel caso di redditi di collaborazioni occasionali si trovano varie circolari Inps che specificano l’esenzione da contribuzione fino a 5000 € lordi/annui e l’assoggettamento a contribuzione oltre tale soglia con le aliquote previste dalla Gestione Separata (aumentate, tra l’altro, di un punto percentuale per il 2012!!) Si tratta di due diverse tipologie contrattuali ma sempre “redditi diversi” che rientrano fra il lavoro autonomo esercitato senza p.iva ma solo nell’occasionale ho trovato la specifica contributiva. Grazie mi saresti molto di aiuto.

  19. Grazie Sandra per le preziose informazioni. Potresti indicare la Circolare Inps di riferimento per i compensi e i redditi legati alle opere dell’ingegno? O comunque una fonte normativa alternativa alla’Inps in cui sia specificato che tale reddito non deve essere assoggettato contribuzione? Grazie mi sarebbe di grande aiuto.

  20. Non esiste una circolare inps. Semplicemente, i redditi che non sono soggetti a iva non sono nemmeno soggetti a contributi inps. Se percepite dei redditi da capitale o da fabbricati, ci pagate forse sopra i contributi?
    Tutto ciò vale per chi NON ha aderito al regime dei nuovi minimi. Questo articolo È DATATO e quindi le informazioni che contiene NON sono aggiornate.

  21. Ti ringrazio per la risposta e anche se il tuo articolo “E’ DATATO” in realtà è ancora attualissimo per quanto riguarda il contratto di lavoro in oggetto (diritto di autore e opere dell’ingegno e relativi compensi percepiti senza obbligo di p.i). Il mio dubbio in merito all’aspetto contributivo però deriva dal fatto che non ho mai (neanche all’”epoca del tuo articolo” ) trovato alcun riferimento normativo (Circ Inps o altra fonte autorevole) che confermi l’esenzione contributiva mentre per altre forme di lavoro autonomo esercitate sempre senza p.i. viene espressamente previsto l’aspetto contributivo, anche in caso di esenzione: es. la collaborazione autonoma occasionale in cui si specifica il differente trattamento previdenziale a seconda della soglia di reddito, o l’associato in partecipazione con apporto di solo lavoro che è assoggettato a Gestione Separata Inps per l’intero ammontare percepito. Tutti redditi simili (rif quadro D Mod. 730) ma solo per le opere dell’ingegno non ho trovato norme specifiche sull’aspetto contributivo…. I contributi non sono dovuti su redditi di capitale o da immobili (terreni o fabbricati che siano) ma sui redditi di lavoro si! Poi ci sono differenze contributive anche sostanziali a seconda che si tratti di reddito di lavoro subordinato, parasubordianto, autonomo con o senza p.i. E solo quest’ultimo caso lascia qualche dubbio o mancanza di specifica disciplina! Grazie ugualmente e chissà che proprio a giorni le novità in ambito di contratti di lavoro non vadano a cambiare o meglio definire anche queste tipologie contrattuali….

  22. Tutte le attività di lavoro che citi, Anna, se svolte con partita iva prevedono l’applicazione delll’IVA. Prova ad adottare questo, come criterio: se quello stesso lavoro fosse svolto con partita IVA, prevederebbe l’IVA? Sì, allora prevede anche INPS. No, allora niente INPS. L’eccezione è al contrario, cioè il fatto che vieni esonerata fino a una certa soglia di reddito (per es., nel caso della collaborazione occasionale). Anche perché, oltre una certa soglia, non è più così occasionale, concordi?
    Le opere dell’ingegno non sono imponibili IVA,quindi non sono nemmeno imponibili INPS. A me pare lapalissiano, anche senza specifiche circolari, ma forse spulciando nelle normative degli anni ‘70 qualcosa si trova. Sinceramente in questo momento non saprei dove andare a cercare.
    Comunque, il fatto che l’argomento sia datato era riferito al nuovo regime dei minimi: se dovessi scrivere l’articolo oggi, probabilmente sarebbe un po’ diverso, conterrebbe altre indicazioni. Suppongo che la stragrande maggioranza degli utenti che frequentano questo blog siano lavoratori in regime di partita iva, e quindi mi preoccupavo di lasciare ben chiaro che non andava preso come oro colato un anno fa, e meno ancora deve esserlo oggi.
    Buona giornata.

  23. Ciao Sandra
    Leggo con sollievo il tuo articolo, ma nella mia fattispecie vorrei delle precisazioni se puoi darmele.
    Io sono una Dipendente ministeriale, e da anni ho hobby che adesso è molto di moda, ossia faccio torte artistiche.
    Le mie capacità naturali mi hanno portato negli anni a fare creazioni di alto livello, tanto da essere notata da personaggi noti nel settore ed a essere contattata da loro per collaborazioni.
    Avendo raggiunto livelli notevoli e volendo essere serena nello svolgere questa mia passione ho chiesto all’ufficio preposto della mia amministrazione se potevo essere compatibile e qui dopo aver visto la qualitá delle mie opere, mi è stato risposto di si, essendo questa un’attivita legata all’estro, creatività ed ingegno personale.
    A questo punto è possibile per me regolarizzare la mia posizione con l’apertura di una mia partita IVA ed ul laboratorio dove poter svolgere questa attività in regola
    Premetto che io ho già le mie abilitazioni personali.
    Adesso mi chiedo
    Visto che già la mia amministrazione versa i contributi regolarmente , nello specifico nelle casse Dell IMPDAP, io devo versare i contributi anche all’IMPS, come molti mi hanno detto ?
    O come penso io ne sono esente o magari obbligata a pagare una possibile differenza?
    Aspetto un tuo chiarimento
    Grazie

  24. Cara Donatella,

    mi permetto di risponderti, se Sandra avrà delle precisazioni da fare, ovviamente sono benvenute.

    Se hai un contratto come lavoratrice dipendente e apri la partita IVA per svolgere una professione/arte/mestiere che non rientra in un ordine o albo, devi lo stesso aprire una posizione nella Gestione separata dell’INPS e versare i contributi.
    L’aliquota in questo caso sarebbe più bassa rispetto a quella di chi non è iscritto ad altre forme previdenziali, è infatti pari al 18% del reddito preimposta.

    Aggiungo: nel tuo caso si tratta forse di attività artigianale, no? ed è come artigiana che devi aprire la partita iva.

    Un commercialista saprà darti la giusta risposta.

    Ciao

    Elena

  25. Ragioniamo. Come mai non c’è contribuzione INPS per questa fattispecie di lavoro ? Notoriamente l’INPS è avidissima…Semplice. Questo tipo di lavoro è fatto da gran parte dei personaggi della CASTA che contano : scrivono articoli, libri, ecc. Quando mai costoro si farebbero una legge per iscriversi alla gestione separata o a qualcosa di simile per pagare dal 17 al 27% ? Meglio addrittura considerare un forfait di 25% di spese ( …..puro CONFLITTO d’INTERESSE)

  26. Ciao! Sebbene abbia l’onore di avere Sandra tra le mie amiche, preferisco pubblicare qui questo post, che eventualmente potrà essere utili ad altri. Il mese scorso ho tradotto un sito e una rivista per conto di un’agenzia. Ho chiesto perchè mai il lavoro non potesse essere fatturato nell’ambito delle opere dell’ingegno (sono traduttrice non editoriale e ho P. IVA) e la risposta è stata che l’agenzia non ha un contratto con il cliente finale che regoli la questione, quindi non si può. In altre parole, mi dicono che questa forma di fattura procede solo se l’agenzia, a sua volta, ha un contratto di cessione di diritti con il cliente finale. È corretto? Grazie!!

  27. Rispondo a Mario.
    Non è una fattispecie di lavoro! Ci sono persone che sviluppano o creano qualcosa, può essere una foto, un software, un brano musicale, che potrebbe, e sottolineo “potrebbe”, essere utilizzata da qualcun altro per un libro, per una attività, pre quel che si vuole, ma a quel punto devono ricevere un compenso per l’utilizzo della loro opera. Siccome non è possibile sapere e quantificare quanto è costato fare una foto sulle Ande (ad es) , oppure se una persona è stato un anno intero di notte a sviluppare un programma o a scrivere un brano musicale, esiste questa regola della detrazione forfetaria. La norma infatti prevede che se ne può usufruire solo se uno non ha avuto l’incarico altrimenti sarebbe un lavoro ed occorrerebbe la fattura ed il pagamento dei contributi. La differenza è tutta qui: non si tratta di un lavoro, ma dello sfruttamento dell’ingegno di qualcuno che ha realizzato qualcosa senza aver ricevuto una commessa specifica.

  28. Grazie mille Sandra, dopo infinite e inutili ricerche sul web sulla compatibilita’ tra regime dei minimi 2012 e attivita’ di traduzione editoriale finalmente la tua pagina ha fatto chiarezza. Il mio dubbio era se, avendo partita IVA in regime dei superminimi come consulente linguistica, avessi avuto problemi esercitando anche traduzioni letterarie, ovvero, se fossi rientrata nei regimi speciali IVA esclusi dal regime, tra cui (cito comma 99): Editoria (art. 74, primo c. del dPR n. 633/72). Ma non era chiaro se questo si riferisse solo a chi commercializza libri e riviste o anche ai traduttori editoriali.
    Da quanto dici tu non e’ un problema e si tratta solo di capire insieme al commercialista se includere tali redditi nel reddito dei minimi o nella tassazione ordinaria. Me lo confermi? Se hai altri riferimenti normativi, sono sempre utili. Grazie mille!

  29. Ciao,

    sono un lavoratore dipendente a tempo indeterminato presso un’azienda privata, con inquadramento metalmeccanico (il classico informatico).

    Saltuariamente collaboro con una società che vende a terzi corsi di formazione su Office: loro al bisogno emettono a mio nome un ordine di acquisto (riportante un codice loro interno) e al termine del corso io emetto una ricevuta riportante il codice del corso svolto, il lordo, la ritenuta d’acconto del 20% da loro trattenuta al momento di farmi il bonifico, e il netto.

    Adesso mi trovo nella situazione che, per il 2012, sforerei i 5000 euro di soglia per i contratti di collaborazione occasionale. Mi sono imbattuto in questo articolo e ho inizialmente dedotto che le mie lezioni rientrano nelle opere didattiche in forma orale, (e non solo, dal momento che agli alunni lascio del materiale -una serie di file- da me predisposto come supporto alle lezioni). Vorrei quindi approfittare di questo inquadramento per poter superare il limite dei 5000 euro (e, già che c’è, pagare pure il 20% su un imponibile minore).

    TUTTAVIA, il commento di Stefano:

    “La norma infatti prevede che se ne può usufruire solo se uno non ha avuto l’incarico altrimenti sarebbe un lavoro ed occorrerebbe la fattura ed il pagamento dei contributi. La differenza è tutta qui: non si tratta di un lavoro, ma dello sfruttamento dell’ingegno di qualcuno che ha realizzato qualcosa senza aver ricevuto una commessa specifica.”

    mi ha lasciato interdetto. Come lo debbo interpretare? Anche chi fa un sito web, o un programma, lo fa perché gliel’ha chiesto qualcuno. O chi traduce un libro in un’altra lingua lo fa su commissione, non sperando che poi riesca a piazzare la traduzione. Quindi??

    Nel mio caso, cosa dovrei chiedere all’azienda? Che non emetta un ordine di acquisto nei miei confronti?

    Grazie ancora e un saluto a tutti.

    Pino

  30. Ciao Pino,
    mi permetto di scrivere le mie considerazioni in merito alla tua richiesta di informazioni. Io mi trovo più o meno nella tua stessa situazione nel senso che sono assunta con contratto di lav subordinato presso un centro elab dati anche centro di assist fiscale e collaboro occasionalmente con vari enti di formazione per corsi professionali principalmente in ambito contabile/fiscale. Ogni Ente mi propone forme contrattuali diverse a seconda del tipo e della durata del corso… a volte co.co.pro, a volte assunz subord a t/det e molto spesso la classica collaboraz occasionale (quella della rit. irpef al 20% sul 100% del compenso lodo per intenderci) Oltre a tutto questo “casino di forme contrattuali e relative tipologie di redditi” (tra l’altro da conguagliare ogni anno con spiacevoli sorprese in termini di saldo Irpef +addizionali e certificaz dei redditi che arrivano sbagliate e magari senza trattenuta contributiva quando dovuta) …dicevo…oltre a tutto questo, si aggiunge anche un’ulteriore collaborazione che un editore per articoli che scrivo o semplici bozze che controllo prima della pubblicazione! In quest’ultimo caso il mio compenso mi viene erogato in base a quanto previsto dai “contratti delle opere dell’ingegno”… quelli con rit. irpef del 20% sul 75% del compenso lordo pattuito. Detto questo, anch’io mi ero posta lo stesso tuo interrogativo, se fosse cioè possibile far rientrare tutti i redditi derivanti dalle docenze nell’ambito delle opere dell’ingegno dato che anch’io fornisco vari materiali didatti che ogni volta creo io in base alle diverse esigenze dei corsisti. In realtà però l’attività principale è quella della docenza in cui …passami l’espressione…… non si inventa nulla di nuovo! (((l’ingegno che ci vuole è caso mai quello di inventarsi come fare stare attenti e silenziosi certi soggetti!!!!))))
    Non si potrebbe neanche “dare un peso” all’attività di predisposizione del materiale didattico rispetto all’attività di docenza vera e propria proponendo all’ente di corrispondere il compenso secondo le due diverse modalità in quanto l’ente ingagga il docente per svolgere la propria lezione EVENTUALMENTE SUPPORTATA DA MATERIALE DIDATTICO! L’attività principale da cui dipende la tipologia di compenso (e quindi di reddito) è quella di DOCENZA; la preparazione del materiale didattico è considerata un’attività accessoria alla prima e non obbligatoria (anche se spesso richiesta e cmq assolutamente fondamentale e necessaria dal mio punto di vista per una buona lezione!)
    Qundi che dire, credo che non rimanga altra strada che continuare con le collab occasionali ovvero co.co.pro. ovvero apertura di partita iva magari con i nuovi regimi agevolati che prevedono una tassazione al 5% davvero molto conveniente! Xqr le prime du fattispecie contrattuali ti segnalo che ci sono state tante novità apportate dalla Riforma del lavoro Fornero quindi, anche se più che positivo (dal mio punto di vista) quello che c’è scritto in questo forum (soprattutto nel primo intervento molto chiaro ed esaustivo di Sandra) informati sulle varie novità 2012….. ora ho scritto abbastanza direi ed evito di far venire il mal di testa con altre cose! Anzi, intanto spero di non averti fatto ancora più confusione su quello che chiedevi!!!!! Ciao a tutti, Anna

  31. Ciao Anna,
    grazie innanzitutto per il tuo intervento! Vorrei però precisare (a te e agli altri che leggono) che, come si può leggere ad esempio qui (http://www.dirittodautore.it/page.asp?mode=Page&idpagina=5), “Le opere scientifiche sono protette dal diritto d’autore come rappresentazione letteraria di un contenuto scientifico: infatti, ciò che il diritto d’autore tutela è la forma espressiva dell’opera, non l’idea e i principi che ne stanno alla base.
    Il legislatore ha voluto ricomprendere nella disposizione le opere didattiche non perché distinte dalle opere scientifiche, ma perché danno luogo a questioni speciali, legate alle libere utilizzazioni e quindi alle eccezioni ai diritti esclusivi d’autore.”
    Di conseguenza, se ho capito bene, le mie attività di docenza (anche se fossero esclusivamente ORALI, senza materiale di supporto che neanche è espressamente richiesto dal committente) sarebbero opera di ingegno non perché “sto inventando qualcosa di nuovo” ma perché nell’esporlo ci metto del mio, ossia chi mi ascolta può percepire un’impronta creativa che mi distingue da un altro docente quando spiegherà gli stessi concetti.

    La mia domanda era orientata invece ad appurare come l’azienda che mi propone di insegnare in un corso dovesse farmene richiesta. Un ordine di acquisto (come adesso avviene) è compatibile poi con, da parte mia, una notula “Prestazione in diritto d’autore non imponibile IVA ai sensi dell’art. 3, comma 4, lettera a) del DPR 633/72″? Oppure l’azienda che mi commissiona il corso deve chiedermelo utilizzando un altro tipo di “contratto”?

    Dove posso consultare le novità 2012 della Fornero, così da verificare se c’è qualcosa che mi riguarda? Sono già in vigore?

    Grazie ancora a chi mi saprà aiutare e un saluto a tutti.

    Pino

  32. ciao Sandra, ho un quesito rispetto a diritto d’autore e inps. una società mi ha proposto il pagamento in forma di diritto d’autore in quanto la mia attività rientra nelle aree previste. Si tratterebbe di un compenso elargito regolarmente ogni mese. Sarei esonerata dall’Inps anche se viene corrisposto con regolarità e se quindi la cifra a fine anno sarebbe sostanziosa?
    grazie per il tuo prezioso contributo
    Francesca

  33. ciao Sandra,
    l’esenzione Iva vale anche per gli scenografi audio televisivi?

  34. Salve, sono Gianni.

    vi chiedo un consulto perchè sto ottenendo diversissime opinioni a riguardo, con tre commercialisti sentiti ed ognuno che ha il suo modo di interpretare. Avrei proprio bisogno di fare chiarezza.

    Io ho fatto una serie di video tutorial ed un grosso editore vuole comprarne i diritti.

    Mi ha proposto una cessione diritti d’autore con un prezzo a forfait di 13000 mila euro.

    Ora, come muovermi fiscalmente non mi è chiaro:

    1. l’editore mi dice che non dovrei essere tenuto ad aprire la partita iva, che non dovrei esser tenuto a pagare l’inps e che l’unica cosa che dovrei fare è pagare le tasse del 20% sul 60% dell’importo, avendo io meno di 35 anni (quindi 2160 euro di tasse)

    2. il primo commercialista dice che dovrei aprire partita iva dei minimi e far fattura, non potendo con il regime dei minimi fare la cessione dei diritti.

    3. il secondo commercialista mi dice che dovrei aprire partita iva dei minimi, ma che la cessione dei diritti viene conteggiata a parte e non va a contare sul tetto dei 30mila (come ci pago le tasse?)

    4. il terzo commercialista mi dice che o devo aprire partita iva e far fattura, oppure per usufruire della cessione dei diritti devo essere iscritto all’Enpals (Enpals?!?! non era stato chiuso e passato tutto all’Inps??!?)

    Ora ditemi voi come posso far chiarezza quando ognuno ha la sua versione. Quello che vorrei capire è chiaramente cercare di pagare il meno possibile, nel limite della fattibilità concessa.

  35. Ciao Gianni.
    Tu lavori in un ambito che esula quello di questo thread, dove si parla di traduzione letteraria. Secondo me dovresti rivolgerti a qualcuno che si occupa di produzioni video, immagino che la disciplina del diritto d’autore possa essere applicata anche nel tuo caso, come dice l’editore, ma non ne sono sicura perché non è il mio campo specifico. Diciamo che tendenzialmente sarei d’accordo con lui, anche perché mi sembrerebbe prematuro aprire la partita iva per un unico lavoro che si presenta quest’anno. Se poi nei prossimi anni non produci niente, che l’hai aperta a fare? Solo per pagare un botto di contributi inps alla gestione separata?
    In ogni caso, se decidi di aprirla, stando a quanto dice la legge avrebbe ragione il commercialista del caso numero 2 (il regime fiscale dei nuovi minimi è talmente agevolato che deroga da qualsiasi altra disciplina fiscale meno favorevole, compresa quella del diritto d’autore. Il problema è che, oltre alle tasse, se apri la partita iva sei gravato dai contributi inps).
    In bocca al lupo.

  36. Ciao Gianni!
    Mi permetto di risponderti come quarta commercialista della tua lista! Effettivamente riesco a capire il caos delle altre risposte dei “colleghi” in quanto si tratta di una casistica assolutamente particolare che nel tuo caso, da quanto capisco, darebbe luogo ad un reddito derivante da attività non professionale” che non prevede cioè l’obbligo di apertura P.I. Anzi, io nel tuo caso, avendo una possibilità assolutamente legale e fiscalmente ammessa alternativa all’apertura della P.I., eviterei di aprirla! Anche se nel regime certamente ora agevolatissimo dei c.d. “superminimi” ((che si sostituisce ai precedenti regimi agevolati “dei minimi” e “delle nuove attivita produttive”)) si prevede una tassazione solo del 5% ai fini “fiscali” (Irpef+addizionali+iva+eventuale irap), non altrettanto agevolata sarebbe ai fini “previdenziali” (e non entro nel dettaglio dato che -ripeto-sconsiglio questa via dato la tua attuale situazione di ….cessione “sporadica” della tua opera intellettuale!
    QUINDI la strada alternativa che anche io mi sento di consigliarti è proprio quella proposta dall’editore!
    La creazione di siti web ad esempio rientra nell’ambito del “diritto d’autore” e credo che anche i tuoi viedo-tutorial da te creati con la tua fantasia e il tuo ingegno, possano tranquillamente essere annoverati in questo ambito! Di fatto tu emetteresti una ricevuta come che fossi un suo “fornitore” in cui indichi nella descrizione la cessione del diritto di autore o opera dell’ingegno facendo riferimento all’ ART 49 co. 2 lett. B del DPR 917/86 (TUIR) e indicando che si tratta di prestazione non soggetta ad IVA ai sensi dell’ART 3 co. 4 DPR 633/72. Pero ATTENZIONE! La ricevuta però deve essere necessariamente fatta indicando l’importo lordo (nel tuo caso 13.000) poi l’importo imponibile del 75% (9750) poi la ritenuta d’acconto Irpef del 20% (1950) e il netto che percepirai (11075). In questo modo la tua “deduzione forfettaria” cioè l’importo di reddito non tassato è del 25%; in realtà, come ti scrive giustamente l’editore, avendo tu meno di 35 anni al momento di incasso, avrai diritto di beneficiare di un’ulteriore deduzione del 15% che complessivamente porterà al 40% di reddito non tassato! Questa ulteriore deduz non potrai che farla valere in dichiarazione dei redditi che, tra l’altro, sarai obbligato a fare dato che ti troverai a percpire un reddito lordo superiore all’attuale soglia di esenzione di € 8.000,00 oltre che un reddito che prevede una ritenuta Irpef solo a titolo di acconto e solo del 20% (mentre il primo scaglione Irpef è del 23%!!!) Non parliamo poi se percepisci anche altri redditi di altra natura che sarebbero tutti da conguagliare!!!!!! In ogni caso questo tipo di reddito (che rientra fra i c.d. REDDITI DIVERSI) hanno anche altre particolarità…..la ritenuta d’acconto è solo Irpef e non riguarda le addizionali (comunali e regionali) che potresti trovarti a pagare sempre in sede di dich redditi; inoltre-cosa per te favorevole- sono redditi che beneficiano della “detrazione”…..quindi non è proprio così immediato fare il conteggio del “netto” che alla fine ti rimarrà effettivamente in tasca! L’editore qui non è preciso nel dire che pagherai SOLO il 20% del 60%…..bisogna fare i conteggi sulla base di tutte le considerazioni che ho fatto sopra, soprattutto se hai altri redditi!!!
    IN OGNI CASO, RIASSUMENDO
    io credo che, per come stanno le cose, la strada migliore sia quella prevista dall’editore assicurandoti però di emettere i documenti in modo corretto per la particolare fattispecie…..assicurati che entro il 28/02 del prossimo anno l’editore ti faccia avere una certificazione di questo tuo reddito (con indicazione della ritenuta operata e utto il resto!) e con questa ricordati di presentare la tua D.R. il prossimo anno! PRIMA DI TUTTO PER SCRUPOLO DEGLI SCRIPOLI MI ASSICUREREI CHE LA REALIZZAZIONE DI VIDEO-TUTORIAL ABBIA TUTTE LE CARATTERISTICHE PER RIENTRARE FRA QUELLE CHE SONO CONSIDERATE “OPERE DELL’INGEGNO” ma dal mio punto di vista direi che anche il semplice spot televisivo possa essere considerato tale….. è logico che se inizierai una vera e propria attività professionale di realizzazione video (tutorial, spot, filmati industriali, riprese a matrimoni…) allora le cose cambieranno radicalmente! Per una vendita una tantum di un video tutorial da te creato con il tuo ingegno e inventiva, per me è assolutamente in linea con tale tipo di “reddito diverso” tassato ai soli fini fiscali e non anche previdenziali!! (si imposte - non contributi)
    Precisamente: (da istruzioni Mod. 730/2013 quadro D)
    “proventi che derivano dall’utilizzazione economica di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali e simili da parte de ll’autore o inventore (brevetti, disegni e modelli ornamentali e di utilità, know-how, libri e articoli per riviste o giornali, ecc.), va le a dire i compensi, compresi i canoni, relativi alla cessione di opere e invenzioni, tutelate dalle norme sul diritto d’autore, conseguiti anche in via occasionale, salvo che rientrino nell’oggetto proprio dell’attività” ….e ancora…..”Nel caso … sia stato indicato……utilizzazione economica di opere dell’ingegno…e il contribuente abbia un’età inferiore a 35 anni, la riduzione verrà operata nella misura del 40 per cento, e non del 25 per cento come normalmente previsto”

    Ovviamente se non avrai i requisiti per poter presentare il Mod. 730 (per mancanza di contratto di lavoro e quindi della figura del “sostituto d’imposta”) non potrai che presentare il Mod. Unico e dichiarare tale reddito nel QUADRO L dei “REDDITI DIVERSI”. Non cambierà nulla da un pdv di calcolo fiscale!

    Io la vedo in questo modo…..IN BOCCA AL LUPO!!!!! Anna

    PS
    In ogni caso complimenti…..io non sono del mestiere…ma se un editore è disposto a pagare ben 13000 un tuo lavoro….io ci penserei alla P.IVA perchè probabilmente hai delle doti…..che dire….UN CERTO INGEGNO!

  37. Buongiorno Sandra,
    Buongiorno,
    ho letto con interesse questo articolo e vorrei chiederle qualche ragguaglio.
    Ho 25 anni e da qualche mese sto lavorando come traduttrice freelance per un’agenzia di traduzione con sede all’estero; mi occupo prevalentemente di localizzazione di siti internet e della traduzione di cataloghi e di articoli di giornale pubblicati nei vari magazine dei marchi seguiti dall’agenzia.
    Per il 2014 non ho ancora superato il tetto dei 5000 euro, ma nell’ultimo mese la mole di lavoro è aumentata, per cui ormai non manca molto al raggiungimento di questa cifra. Ho provato a informarmi per sapere se è necessario che io apra una partita IVA: mi è stato detto che è possibile che le mie traduzioni siano soggette al regime di diritto d’autore e che quindi l’apertura della partita IVA non sia necessaria. Non so però a chi rivolgermi per verificare la correttezza di questa informazione… le sarei grata se potesse darmi qualche suggerimento.

    Grazie in anticipo,
    Daniela

  38. Buongiorno,
    innanzitutto un grazie per la dettagliata spiegazione. Avrei però un paio di dubbi pratici in proposito, ai quali spero possiate darmi una risposta.

    Lavoro da luglio 2014 a 700 euro mensili, quindi non sono più a carico dei miei familiari e, per la fine dell’anno, dovrei aver conseguito un reddito di circa 4200 euro. Mi è stata nel frattempo proposta un’attività di composizione materiale didattico da retribuirmi come cessione di opere di ingegno, per un ammontare complessivo lordo di 1100 euro. Io ho 28 anni.

    Se ho capito bene, il committente dovrà produrre un documento fiscale (fattura) in cui applicherà il 20% di ritenuta d’acconto solamente al 40% dei 1100 euro, quindi all’atto pratico io percepirò 968 euro.

    La prima domanda è: nel mio 730, nel rigo redditi diversi per cui è prevista la detrazione, nel reddito lordo dovrò mettere 660 euro e nelle ritenute già subite 132 euro? La mia perplessità è infatti: dove figura nel 730 che è stata operata la deduzione del 40%? Mi sembra di aver capito che tale deduzione non contribuisce alla formazione del reddito complessivo, quindi va forse omessa del tutto dal 730?

    La seconda domanda scaturisce dalla fumosa (per me) soglia dei 4800 euro che stabilisce il limite per poter non presentare la dichiarazione e che fa da spartitraffico tra 2 metodi differenti di calcolare la detrazione dell’imposta lorda. Dal momento che già dovrei avere un reddito di 4200 euro da lavoro dipendente/assimilato, questi nuovi 660 euro mi farebbero oltrepassare la soglia dei 4800.
    Come faccio a capire se mi conviene, invece, farmi pagare meno per rimanere al di sotto di essa? Esiste uno strumento per simulare quanto andrò a pagare di tasse se ricevo un compenso x o y?

    Grazie ancora e un saluto,
    Flavio

  39. Mi sembra una visione un po’ elastica della traduzione come elaborazione creativa. La traduzione di un sito, di un software o di un articolo di giornale quale livello di creatività ha di diverso dalle altre traduzioni che non sarebbero creative?

    OK per la traduzione editoriale, ma qui alla fine è il contribuente stesso (e non una norma) che potrebbe decidere quali traduzioni rientrano nei Redditi diversi e quali nelle prestazioni di lavoro autonomo.
    A questo punto si potrebbe fare rientrare tutto, perché anche la traduzione di un bliancio o di un manuale di istruzioni o di una sentenza potrebbe essere ritenuta creativa (soprattutto se viene anche pubblicata), quindi tanto vale mettere tutto nei Redditi diversi, non versare l’INPS e non avere neanche la partita IVA (anche se senza P. IVA spesso non è possibile collaborare con committenti UE).

    Si potrebbe anche fare, tutto sommato, perché non credo che l’Agenzia delle Entrate verrà mai a controllare il grado di creatività dei lavori svolti per inserirle nel quadro di competenza corretto.

    Un’osservazione su chi è nel regime dei minimi attuale: la soglia di 30.000 euro è per le prestazioni di lavoro autonomo con aliquota sostitutiva al 5% (per chi entra nel nuovo regime dei minimi dal 2015 la soglia sarà di 15.000 euro con aliquota al 15%).
    Non è certo se chi è nel regime dei minimi possa anche produrre redditi in regime di diritto d’autore nello stesso settore di attività. L’Agenzia delle Entrate aveva emesso una circolare tempo fa in cui se ne impediva di fatto la possibilità.

  40. Intervengo solo per segnalare che l’Agenzia Entrate, con risoluzione n. 311/E del 21 luglio 2008 (reperibile internet digitando questi riferimenti) , ha stabilito che i contribuenti MINIMI (o superminimi dal 2012) devono obbligatoriamente far confluire i redditi da DIRITTO D’AUTORE nel reddito da contribuente MINIMO. Fiscalmente parlando vanno dichiarati nel quadro LM del mod Unico e non nel quadro RL (redditi diversi art. 67 TUIR).

    Guido

  41. Salve Sandra,
    articolo molto utile.

    Quindi stando a quanto ho letto qui ed altrove mi conferma che chi svolge unicamente prestazioni di “diritto d’autore” è agevolato da un punto di vista fiscale, ma non ha un’ipotesi di previdenza sociale?
    In riferimento in particolare alla parte del suo articolo che riporto qui sotto e a quanto ho letto altrove, per chi svolge unicamente tali prestazioni si parla di “assenza di obblighi contributivi”. Domanda: questo esclude l’ipotesi “volontaria”? Se un autore, oppure una persona che svolge sia prestazioni in diritto d’autore che anche attività professionale senza p.iva (collaborazioni occasionali) volesse comunque versarsi dei contributi ai fine di una possibilità di pensione minima futura non può farlo?
    E chi svolge solo prestazioni di diritto d’autore (quindi non professionali, ma “altre prestazioni”) è escluso dalla possibilità di pensione a priori? Oppure si intende solo che può scegliere se versarsi o no i contributi previdenziali?
    Facendo prestazioni in ritenuta d’acconto e in cessione diritti d’autore ci sono per legge ritenute diverse, quindi fiscalmente diversa gestione, ma per entrambe le tipologie la ritenuta è intermante composta da imposte (tasse), stando a quanto mi risulta (il 20% di ritenuta per prestazione occasionale è interamente irpef), giusto? Quindi per entrambe le tipologie il COMMITTENTE non versa nulla di CONTRIBUTI PREVIDENZIALI (intendo i contrinuti che serviranno ai fini del calcolo pensionistico)? Chi lavora con prestazione professionale (quindi collaborazione occasionale, che se poi diventerà continuativa potrà eventualmente trasformarsi in p.Iva regime minimo) superati i 5000 euro lordi di guadagno ha invece l’obbligo di versare contributi. Questo significa che inizia a “prepararsi una pensione”? (seppur non saprà se arriverà effettivamente a beneficiarne).
    Sostanzialmente il diritto d’autore esclude dalla “produzione” di contributi (ai fini pensionistici). Oppure il fatto che non è obbligatorio non esclude che l’autor possa decidere di versarsi volontariamente dei contributi esattamente come il professionista?
    Mi chiedo se ho capito bene perchè al di là del fatto che come dice l’articolo chi è iscritto solo alla gestine separata difficilmente arriverà al minimo per avere la pensione, comunque già a livello teorico mi sembra assurdo ESCLUDERE a priori una categoria di cittadini dalla possibilità di pensione. Questo significa che un autore in Italia può solo sperare di guadagnare abbastanza soldi per pagarsi una pensione privata?
    Oltretutto al momento mi sembra che non esistano particolari sussidi per il settore artistico (mentre negli altri paesi europei un autore può sopperire all’intermittenza del suo lavoro usufruendo di un contributo apposito).
    Magari ho capito male, l’argomento non è semplice per me. Ma spero di cominciare a capirci qualcosa, dato che ho più di 30 anni. Tra l’altro sono iscritta alla gestione separata e non ho mai lavorato come diopendente, solo co. co. co. in passato, e attualmente freelance (non sono traduttrice, ma illustratrice, ma vedo che i due settori sono trattati in modo molto simile).
    La ringrazio, saluti.

    ———————————————
    “A costo di scatenare polemiche, il primo dei contro è proprio l’assenza di obblighi contributivi. Lasciando momentaneamente da parte i giovani e giovanissimi che hanno iniziato a lavorare da poco tempo e che, per esplicita ammissione dei dirigenti INPS, se continueranno ad avere esclusivamente i contributi da gestione separata probabilmente non godranno mai di un beneficio pensionistico degno di tale nome, pensiamo a chi ha già qualche anno di contribuzione obbligatoria, magari perché in una fase precedente della propria vita ha lavorato come dipendente (o lo farà in futuro: mai porre limiti alla provvidenza…). La normativa sulla totalizzazione prevede infatti “l’acquisizione del diritto ad un’unica pensione di vecchiaia, di anzianità o ai superstiti a quei lavoratori che hanno versato contributi in diverse casse, gestioni o fondi previdenziali e che altrimenti non avrebbero potuto utilizzare tutta o in parte la contribuzione versata”, vale a dire l’unificazione di tutti i contributi INPS, permettendo di non perdere quelli già corrisposti. Per chi, quindi, ha già versato a vario titolo un po’ di soldini all’INPS, rimane aperta la possibilità - anche solo potenziale - di totalizzare, unificare o ricongiungere (a seconda dei casi) posizioni contributive diverse, insomma di avere qualcosa da rivendicare, perché comunque quelle posizioni esistono. “

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