SEMINARIO PISA 28 maggio - “IL TRADUTTORE GIURATO”

Seminario – Il traduttore giurato

LUOGO: PISA, GRAND HOTEL DUOMO

DURATA: 6 ore. Dalle 10,00 alle 17,00 (pausa pranzo di un’ora)

OBIETTIVI:

- iscriversi all’Albo dei Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU) e collaborare con i Tribunali
- richiedere e ottenere la liquidazione dei compensi
- utilizzare l’iscrizione all’Albo dei CTU per acquisire una clientela diretta
- conoscere le responsabilità che si assumono
- acquisire dimestichezza con la normativa di riferimento

CONTENUTI:

- Il traduttore giurato e le Istituzioni:
- Gli Albi del Tribunale
- Perito, Consulente tecnico, Ausiliario di PG
- Procedura di iscrizione all’albo dei CTU/Periti
- Esecuzione della perizia nel processo penale
- Liquidazione del compenso di perizie in ambito penale
- Esecuzione della perizia nel processo civile
- Liquidazione del compenso di perizie in ambito civile

- Il traduttore giurato e i clienti diretti:
- Asseverazione e legalizzazione di atti
- Legalizzazione o Apostille?
- Immagine professionale del traduttore giurato

- La responsabilità del traduttore giurato

Al termine del corso verrà rilasciato ai partecipanti un attestato di frequenza

PROGETTAZIONE DEL SEMINARIO: il seminario è progettato da Sabrina Tursi, avvocato specializzata in traduzioni legali e promotrice di corsi di formazione per traduttori, e dalla docente, Maria Antonietta Ferro traduttrice in ambito giuridico e commerciale, CTU presso il Tribunale di Lucca dal 1996. Quest’ultima ha tenuto corsi di formazione per traduttori a Milano, Firenze e Roma.

QUOTA DI ISCRIZIONE: EUR 150,00

Per ulteriori informazioni e modalità di iscrizione contattare direttamente l’organizzazione del seminario al seguente indirizzo email: sabritursi@alice.it oppure al numero: 347 397 29 92 (Sabrina Tursi)



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Contratto editoriale standard

Il primo contratto editoriale standard realizzato da scrittori.

Scrittori in Causa è arrivato a una fase cruciale: la produzione di un contratto standard.

Il contratto che ci piacerebbe firmare o da cui, se non altro, ci piacerebbe partire per mettere finalmente in discussione le convenzioni contrattuali che ci vengono proposte dagli editori come immutabili.

Si tratta di una proposta base che possa servire come punto di riferimento e di confronto, in alternativa al contratto standard che invece viene scritto dagli editori stessi e raramente messo in discussione dagli autori esordienti, come se lo scarso potere contrattuale giustificasse una sorta di subordinazione legale ed economica all’editore, come se non si trattasse di un contratto di lavoro tra liberi professionisti, tra pari.

Il contratto può essere proposto così come è configurato, affinché sia lo stesso autore ad avviare la trattativa contrattuale con il suo editore o può decidere di estrapolarne solo alcune parti e proporle come modifiche al contratto che l’editore gli sottopone.

Ma quello che Scrittori in Causa chiede, trattandosi di un vero e proprio lavoro in corso, è la partecipazione attiva di tutti e tutte a un dibattito sul blog. Ci auguriamo un dibattito serio e ragionato sul testo, aspettiamo commenti, dubbi, proposte di modifiche, aggiunte e integrazioni. Insomma, questo contratto standard realizzato dagli scrittori stessi, deve essere considerato come una piattaforma in potenza, riferimento tecnico e legale fruibile da tutti e tutte.

La visibilità di questo contratto è fondamentale, deve circolare il più possibile per poter innescare il cambiamento, per avvicinare sempre di più lo stato attuale delle convenzioni contrattuali a quella che per noi dovrebbe essere la Buona prassi per eccellenza. Per questo Scrittori in Causa vi chiede di diffonderlo il più possibile.

Questo contratto è solo l’inizio: attendiamo i vostri commenti e le vostre proposte per lavorare insieme al progetto, allo scopo di vedere finalmente riconosciuti rispetto e dignità non solo a una, ma a entrambe le parti in causa di un contratto di edizione, autore ed editore.

Scrittori in Causa
Alessandra Amitrano
Simona Baldanzi
Carolina Cutolo
Sergio Nazzaro



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PERUGIA - WORKSHOP “Gli adempimenti fiscali del traduttore/interprete professionale”

Cari colleghi,
vi informo con piacere che, viste le tante richieste, il corso sugli adempimenti fiscali del traduttore/interprete sarà anche a Perugia il 16 aprile prossimo.

Il corso in quest’occasione è organizzato con la collaborazione di Alba Services SRL (società di consulenza e servizi per stranieri e non.

Trovate tutte le informazioni qui di seguito.

Un saluto,
Sabrina Tursi

sabato 16 aprile · 10.00 - 18.00
Luogo: PERUGIA Hotel Giò - Via Ruggero D’Andreotto, 19 – 06100

OBIETTIVI:

- favorire la coesistenza tra una professione considerata creativa e i vincoli oggettivi delle regole contabili e fiscali
- contribuire al passaggio dal modello “traduttore/interprete-artigiano” al modello “traduttore/interprete-imprenditore”
- giungere a compiere scelte operative miranti a minimizzare l’impatto della tassazione e ottimizzare il tempo speso in adempimenti burocratici

CONTENUTI:

- il traduttore/interprete fra la libera professione e l’impresa. Forme giuridiche di associazione e altre forme di collaborazione possibili. La partita IVA

- le principali imposte: IRPEF, IRAP, IVA. Loro definizione, calcolo e pagamento. Le scadenze, le sanzioni su ritardi o omissioni

- la contribuzione obbligatoria all’INPS: soggetti obbligati al pagamento, casi di abbattimento del contributo, alternative possibili

- la contabilità del traduttore/interprete: i vari regimi contabili, fruibilità di regimi agevolativi comportanti riduzione delle imposte, i registri obbligatori, l’annotazione di compensi e spese, la detraibilità dei costi sostenuti per la professione

- l’emissione della fattura. L’addebito della rivalsa INPS, dell’IVA e l’applicazione della ritenuta d’acconto IRPEF. La fatturazione delle operazioni con l’estero

- gli studi di settore come strumento di contrasto all’evasione. Le possibili conseguenze dell’errata compilazione

- le prestazioni occasionali e le formalità connesse (trattazione solo eventuale, su richiesta)

- l’apporto e il costo di eventuali consulenti (commercialista, consulente del lavoro, avvocato ecc.)

- risoluzione pratica di problemi concreti

Al termine del corso verrà rilasciato ai partecipanti un attestato di frequenza

PROGETTAZIONE: il workshop è progettato da Sabrina Tursi, avvocato specializzata in traduzioni legali e promotrice di corsi di formazione per traduttori, e dal docente, dott. Giuseppe Bonavia, Commercialista e Revisore Contabile in Pisa esperto in materia di adempimenti contabili e problematiche fiscali per traduttori ed interpreti professionali.

QUOTA DI ISCRIZIONE: EUR 160,00

Per ulteriori informazioni e modalità di iscrizione contattare direttamente l’organizzazione del workshop al seguente indirizzo email: sabritursi@alice.it oppure al numero: 347 397.29.92. E’ anche possibile scaricare i moduli al sito del workshop: www.traduttoriefisco.it

____________________________________________________

STL - Traduzioni Legali - Formazione per traduttori
Viale delle Piagge, 12 - 56124 PISA
____________________________________________________

Cell.:+39-347- 3972992
Fax.:+39 1782224568
e-mail: sabritursi@alice.it
web: www.facebook.com/STL.formazione
Follow me on http://twitter.com/SabrinaTursi



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Online Summer School 2011: il futuro della professione

Online Summer School 2011: Il futuro della professione

Sono aperte le iscrizioni per la terza edizione della Online Summer School organizzata dalla European School of Translation.

Quest’anno, nella prima edizione internazionale della nostra amata Scuola estiva, ci concentreremo sul futuro della professione, cercando di comprendere i cambiamenti che stanno avvenendo e trasformandoli in opportunità per tutti noi.

Il  programma è ricco e concentrato: tre settimane di incontri e laboratori, tutti online, che ci accompagneranno quotidianamente, dal 12 al 30 settembre 2011. 6 conferenze internazionali (in lingua inglese), 3 laboratori pratici (in lingua italiana) e 3 dimostrazioni di prodotto (in lingua inglese e italiana). Leggi il programma della Online Summer School.

È prevista una tariffa ridotta per i primi 50 che si iscriveranno entro il 31 luglio 2011. Per avere maggiori informazioni, visitate il sito di EST .



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Opera dell’ingegno e prestazione in diritto d’autore o prestazione di servizio?

Abbiamo chiesto alla collega Sandra Biondo della Sezione traduttori di aiutarci a capire quando e come i traduttori tecnici possono applicare il regime di diritti d’autore. Riceviamo il suo contributo e pubblichiamo, ringraziandola

Il detto latino Beati monoculi in terra caecorum viene tradotto dai miei amici brasiliani più o meno così: nel regno dei ciechi, è re chi ha un occhio solo. Dal 2006 per tre mesi e mezzo l’anno presto il mio servizio come lavoratrice stagionale presso il CAF sindacale della CGIL di Bologna, compilando i modelli 730 e Unico dei lavoratori e dei pensionati. Grazie a ciò ho accumulato un piccolo ma significativo bagaglio di conoscenze in materia di fisco e, visto che la mia occupazione principale sarebbe comunque la traduzione letteraria, per interesse personale ho approfondito la disciplina fiscale del diritto d’autore. Ed ecco che questo “occhio solo” mi ha consentito di diventare “regina” della materia in un regno di “ipovedenti del fisco”, cioè l’ambiente dei traduttori editoriali. Tale competenza, per quanto limitata e circoscritta (non sono ragioniera né commercialista), ha poi fatto sì che passassi a gestire il servizio di consulenza fiscale riservato agli iscritti del Sindacato Nazionale Scrittori (SNS), della cui Sezione Traduttori faccio parte dal 2004.
Mi capita spesso, tuttavia, di ricevere richieste di chiarimenti anche da parte di colleghi e colleghe che si occupano prevalentemente di traduzione tecnica (quindi titolari di partita iva) a proposito dei vantaggi fiscali legati alle traduzioni svolte in regime di diritto d’autore.
Le cosiddette opere dell’ingegno, infatti, godono di un beneficio fiscale significativo: una deduzione forfetaria del 25% sull’imponibile lordo, che passa al 40% se il traduttore, nell’anno di imposta, non ha ancora compiuto 35 anni. Inoltre, l’opera dell’ingegno non è soggetta all’obbligo di versamento dei contributi INPS ed è esclusa dall’applicazione dell’IVA.
Prima di addentrarci nella giungla fiscale, è tuttavia opportuno chiarire in cosa consistono i “compensi percepiti in dipendenza della cessione di opere dell’ingegno e/o invenzioni industriali tutelati dalle norme sul diritto d’autore“, cioè in quali casi possiamo legittimamente sostenere che siamo davanti a un’opera dell’ingegno e non a una traduzione tecnica e/o commerciale.

OPERE DELL’INGEGNO. La legge n. 633 del 1941 (e successive modifiche) all’Art. 1 recita: “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. Sono altresì protetti i programmi per elaboratore come opere letterarie ai sensi della convenzione di Berna sulla protezione delle opere letterarie ed artistiche ratificata e resa esecutiva con legge 20 giugno 1978, n. 399, nonché le banche di dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale dell’autore.”
Troviamo poi all’Art. 2 alcune specificazioni che ci interessano: “In particolare sono comprese nella protezione:
1) le opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose, tanto se in forma scritta quanto se orale; (…)
6) le opere dell’arte cinematografica, muta o sonora, sempreché non si tratti di semplice documentazione protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II; (…)
8) i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore. Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso.”
Infine, l’Art. 3 è quello che ci tocca più da vicino: “Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale.”
Senza bisogno di essere degli esperti di diritto, risulta abbastanza evidente che qualsiasi elaborazione creativa, traduzione compresa, di opere tutelate dal diritto d’autore ricade essa stessa nel diritto d’autore. Alcune fattispecie non vengono esplicitamente considerate nell’articolo 2, ma sono di fatto tutelate dal diritto d’autore; basti pensare agli articoli di giornali e riviste, ai videogiochi (che possono rientrare a tutti gli effetti nel comma 8) come “programmi per elaboratore”) e ai siti web. A questo punto, anche le traduzioni di queste fattispecie possono essere considerate opere dell’ingegno a tutti gli effetti.
Sarà importante, al fine di avvalersi di questo specifico regime fiscale e contributivo, riportare la debita dicitura sulle fatture o notule che di volta in volta vengono emesse in occasione dei pagamenti: “Prestazione in diritto d’autore non imponibile IVA ai sensi dell’art. 3, comma 4, lettera a) del DPR 633/72“.

Vediamo adesso quali sono i pro e i contro del trattamento fiscale e previdenziale a cui sono sottoposte le traduzioni che ricadono sotto il regime di diritto d’autore.

PRO. Come abbiamo già detto, i redditi derivanti dallo sfruttamento economico delle opere dell’ingegno godono di una deduzione forfetaria del 25% (dal 2008, nel caso degli under 35 tale deduzione ammonta a ben il 40%). Questo forfait fu calcolato per venire incontro al fatto che il creativo, sia egli scrittore, inventore, musicista o traduttore, ha sicuramente delle spese di produzione che però non può “scaricare”, e quindi il legislatore decise un valore forfetario ipotetico.
Ricordo che la deduzione incide sul reddito, cioè diminuisce l’imponibile d’imposta, ed è quindi molto vantaggioso rispetto alle detrazioni (le classiche spese che danno diritto a uno sconto d’imposta, come quelle sanitarie o gli interessi sul mutuo). Le detrazioni, infatti, di solito hanno una percentuale fissa (19 o 20%, salvo le spese di ristrutturazione e/o di risparmio energetico che godono di una detrazione più elevata, ma “spalmata” su più anni), mentre le deduzioni permettono di risparmiare una quota d’imposta che dipende dall’aliquota dello scaglione nel quale ricade quel reddito, la cosiddetta aliquota marginale. Ora, siccome l’aliquota d’imposta più bassa, quella che incide sui redditi fino a 15mila euro, è del 23%, va da sé che una deduzione è sempre e comunque più vantaggiosa di una detrazione. Se poi il nostro contribuente ha un reddito ancora più alto, per esempio 30mila euro, il “risparmio” sarà riferito all’aliquota marginale, in questo caso quella che incide sulla porzione di reddito compresa fra 28mila e 55mila euro, pari a ben il 38%. Provo a chiarire con un esempio e una piccola tabella comparativa, ipotizzando un reddito, per l’appunto, di 30mila euro. In tondo trovate il reddito “normale”, in corsivo quello derivante dallo sfruttamento economico di opere dell’ingegno (1).

REDDITO IMPONIB. SCAGLIONE ALIQ. IMPOSTA REDDITO IMPONIB. SCAGLIONE ALIQ. IMPOSTA
30.000 0-15.000 23% 3.450 22.500 0-15.000 23% 3.450
15.001-28.000 27% 3.510 15.001-22.500 27% 2.025
28.001-30.000 38% 760
7.720 5.475

La differenza è di 2.245 euro. Va da sé che, quand’anche il primo reddito godesse di detrazioni (sconto d’imposta) relative - poniamo - a spese dentistiche per un ammontare di 7.500 euro (cioè il 25% di 30mila, lo stesso valore della deduzione forfetaria applicata al diritto d’autore), recupererebbe al massimo il 19% di questo importo, cioè 1.425 euro.
E stiamo parlando solo dell’IRPEF nazionale. Se calcoliamo anche le addizionali regionale e comunale, che incidono anch’esse sull’imponibile, appare subito chiaro come la deduzione forfetaria di cui gode questo tipo di reddito sia estremamente vantaggiosa.
Il reddito da diritto d’autore, inoltre, rientra nella categoria “compensi di lavoro autonomo per i quali è prevista la detrazione”: ciò significa che, con un calcolo basato su una formula abbastanza complicata (non è il caso di entrare nel merito, vi basti sapere che è inversamente proporzionale al reddito complessivo, vale a dire che più alto è il reddito, minore è il risparmio), questi compensi consentono di usufruire di un ulteriore sconto d’imposta. Infine, la quota dedotta (quel 25 o 40% forfetario), a differenza degli altri oneri deducibili, non compare nemmeno nel rigo del reddito complessivo; vale a dire che non incide su tutte le altre dichiarazioni rese al fine di ottenere benefici economici legati al reddito, come per esempio l’ISEE che viene richiesta per calcolare la quota di pagamento dei nidi pubblici.
A tutto ciò si aggiunge per l’appunto la decadenza dell’obbligo di versare i contributi INPS alla gestione separata, oggetto di critiche e controversie di cui si sta parlando proprio in questi mesi.
Infine, i compensi derivanti da opere dell’ingegno sono esclusi dall’IVA ai sensi del DPR 633 del 1972 che all’art. 3 comma 4 stabilisce che “non sono considerate prestazioni di servizi:
le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore effettuate dagli autori e loro eredi o legatari”.
Può sembrare quindi che la traduzione in regime di diritto d’autore sia fiscalmente vantaggiosa per qualsiasi traduttore. In realtà, se questo è sempre vero per il traduttore persona fisica, cioè privo di partita iva, non sempre è così nel caso di colleghi e colleghe che, in virtù dei redditi prodotti con traduzioni tecniche e commerciali o con l’attività di interprete, sono titolari di una posizione IVA e usufruiscono di regimi fiscali agevolati quali il regime dei minimi. Veniamo quindi ai possibili contro.

CONTRO. A costo di scatenare polemiche, il primo dei contro è proprio l’assenza di obblighi contributivi. Lasciando momentaneamente da parte i giovani e giovanissimi che hanno iniziato a lavorare da poco tempo e che, per esplicita ammissione dei dirigenti INPS, se continueranno ad avere esclusivamente i contributi da gestione separata probabilmente non godranno mai di un beneficio pensionistico degno di tale nome, pensiamo a chi ha già qualche anno di contribuzione obbligatoria, magari perché in una fase precedente della propria vita ha lavorato come dipendente (o lo farà in futuro: mai porre limiti alla provvidenza…). La normativa sulla totalizzazione prevede infatti “l’acquisizione del diritto ad un’unica pensione di vecchiaia, di anzianità o ai superstiti a quei lavoratori che hanno versato contributi in diverse casse, gestioni o fondi previdenziali e che altrimenti non avrebbero potuto utilizzare tutta o in parte la contribuzione versata”, vale a dire l’unificazione di tutti i contributi INPS, permettendo di non perdere quelli già corrisposti. Per chi, quindi, ha già versato a vario titolo un po’ di soldini all’INPS, rimane aperta la possibilità - anche solo potenziale - di totalizzare, unificare o ricongiungere (a seconda dei casi) posizioni contributive diverse, insomma di avere qualcosa da rivendicare, perché comunque quelle posizioni esistono. Le persone fisiche che hanno prodotto redditi in regime di diritto d’autore, invece, se da un lato non hanno obblighi verso l’INPS, è pur vero che dall’altro non hanno nemmeno un’ipotesi di pensione minima futura e quindi, dal punto di vista previdenziale, non potranno mai rivendicare alcunché.
Da un punto di vista strettamente fiscale, invece, ricordo che optare per il regime di diritto d’autore (quando si tratti di traduzioni che possono essere imputate a questa categoria, come abbiamo spiegato nella prima parte) significa scorporare tali redditi dal totale complessivo separandoli da quelli soggetti al regime dei minimi; i compensi derivanti da opere dell’ingegno saranno infatti soggetti alla tassazione ordinaria. A seconda dell’ammontare dell’una e dell’altra quota di reddito, questo scorporo potrebbe rivelarsi molto o poco vantaggioso per il contribuente, specialmente se sono presenti ulteriori redditi (fabbricati, lavoro dipendente, contratti a progetto ecc.). La valutazione effettiva potrà farla solo il vostro consulente fiscale cifre alla mano, analizzando nel dettaglio il caso singolo.
Purtroppo la maggioranza dei commercialisti tende a complicarsi la vita il meno possibile, imputando indistintamente tutti i redditi al regime dei minimi - e chi s’è visto s’è visto. Nel caso in cui abbiate redditi misti che includono anche compensi relativi a diritti d’autore, quindi, vi suggerisco di insistere con il vostro commercialista e di invitarlo a fare dei calcoli comparativi, mostrandovene i risultati ed evidenziando eventuali differenze. Non fatevi spaventare, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione un software semplicissimo che serve proprio ad approntare le dichiarazioni dei redditi e che provvede a tutti i calcoli del caso: fare una simulazione è semplicissimo e non richiede troppo tempo né troppo impegno, e tantomeno un dottorato in economia.

So di essermi dilungata, ma la materia è complessa e, come spiegavo all’inizio, ho “un occhio solo”. Non escludo che questo articolo possa contenere qualche inesattezza che grida vendetta al cospetto dell’Agenzia delle Entrate, in tal caso me ne scuso e resto disponibile ad apportare le modifiche del caso.
Grazie per l’attenzione e, se vi interessa saperne di più su di me, mi trovate su facebook, Linkedin, twitter, FriendFeed e sul mio blog Brasil, meu amor

Sandra Biondo

(1) Si tratta di calcoli assolutamente ipotetici che non tengono in alcun conto i regimi fiscali agevolati dei titolari di partita IVA e che servono unicamente a chiarire in soldoni il vantaggio della deduzione forfetaria.



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Interpreti e traduttrici professioniste, non accompagnatrici: facciamo chiarezza

La professione dell’interprete citata a sproposito nella trasmissione L’Infedele di Gad Lerner del 24.01.2011

Buongiorno,

durante la trasmissione in oggetto, la professione dell’interprete è stata citata a sproposito, contribuendo ad aumentare quella confusione e ignoranza riguardo questa categoria professionale, così come quella dei traduttori, entrambe viziate da un lato dal dilettantismo di molti soggetti, dall’altro dal mancato riconoscimento da parte innanzitutto delle istituzioni italiane ma anche dei clienti. Ritengo che il messaggio che è passato, su una rete nazionale e durante un programma di grande ascolto, sia per lo meno scorretto e vada rettificato.

Per chi fosse interessato a vedere la replica del programma L’infedele
(Dopo il video pubblicitario inizia la registrazione della trasmissione: dal minuto 13 al minuto 15. Vedere anche i minuti iniziali della trasmissione, aiutano a comprendere meglio il contesto).

Nella sostanza si segue questo filo:
presentazione di Maristel Garcia Polanco (una delle ragazze dell’ultima inchiesta Berlusconi) -> introduzione del ruolo di accompagnatrici a Milano, chiamate anche hostess -> intervista ad alcune hostess e modelle  presenti in studio in merito alle tariffe da loro percepite -> accenno alla categoria delle hostess da fiera e convegno -> puntualizzazione che se si è anche interpreti (con due o tre lingue) la tariffa può essere anche € 150. Commento conclusivo del conduttore, subito dopo questo intervento: “..bella presenza, mi raccomando, questo fa parte degli obblighi, come vedremo”.

In qualità di interprete (e traduttrice) professionista ho provveduto a segnalare tale scorrettezza sul blog della trasmissione www.gadlerner.it, nonché su alcune bacheche Facebook (AITI, ACTA, Gad Lerner) e sulla mailing list di traduttori Langit. So che anche AITI ha preso ufficialmente posizione in merito a questo episodio denigratorio della nostra professione.

Qui sotto il messaggio inviato tramite il blog della trasmissione:

Buona sera,
scrivo per segnalare un messaggio sbagliato che è passato durante la trasmissione L’Infedele del 24.01.11. Una delle hostess, definite di bella presenza, intervistate da Lei risponde alla domanda circa le tariffe minime e massime percepite che si può arrivare anche a € 150 se si è interpreti, con conoscenza di due lingue e preferibilmente anche di una terza.
Questo messaggio è denigratorio e squalificante della professione di interprete che, come come quella di traduttore, non gode in Italia - nemmeno a livello istituzionale come spesso denunciato dalle associazioni di settore come AITI o di rappresentanza del cosiddetto “popolo delle partite IVA” - dello stesso riconoscimento professionale di cui gode negli altri paesi europei, in modo particolare in Germania, Svizzera, UK.
Il messaggio diffuso in prima serata da una trasmissione molto seguita, anche da me, è grave, a diverso titolo: passa cioè l’idea che un’interprete sia assimilabile ad una accompagnatrice e che debba quindi essere di bella presenza; inoltre che la tariffa applicata sia quella espressa, mentre per vostra conoscenza la tariffa giornaliera (diversa per le 3 categorie di interpretariato) è mediamente € 450 al netto delle tasse e dei rimborsi spese. Tariffa che spesso non viene accettata per le confusioni ingenerate da episodi come quello segnalato.
Vi invito pertanto ad una rettifica.
Grazie, cordiali saluti
Kristina Pisa
(traduttrice e interprete)

Riconosco che il messaggio poteva essere formulato meglio, evidenziando il malinteso di fondo - come segnalato da alcune colleghe di Langit - che associa l’attività di hostess con conoscenza di lingue all’attività di un’interprete vera e propria. Su questo malinteso si basano molte delle offerte per lavori di interpretariati in fiera, nel senso che per veri servizi di interpretariato chi offre il lavoro si rivolge ad interpreti professionisti pensando di pagare la stessa tariffa o poco più di quanto percepisce un’hostess di fiera. Se questo offre il mercato, mi insegnate che generalmente questo accetta il prestatore di lavoro, soprattutto se non si riconosce in una categoria che lo rappresenti con tutti i diritti e doveri connessi… innescando un decadimento progressivo della professione dell’interprete di trattativa o, se si vuole guardare con spirito di categoria, di tutta la categoria degli interpreti.

Rimane il punto che l’informazione data ieri sera è scorretta e va rettificata.

Spero vorrete credermi se vi scrivo per concludere che ricevo oggi una richiesta di interpretariato di consecutiva con chuchotage dalla segretaria di un’azienda di comunicazione e relazioni pubbliche con cui collaboro da diverso tempo:

Infine, un’ultima richiesta da parte del cliente: mi hanno chiesto visto il contesto istituzionale, di avere una ragazza di bella presenza per il servizio di traduzione. Riferisco testualmente!

Saluti amari,

Kristina Pisa
Key2ProfessionalTranslation



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Radio 3 Podcast: lavoratori autonomi in onda

Dopo la rappresentazione alla Triennale di Milano, i lavoratori autonomi vanno in onda

Il 13.01.2011 la trasmissione “Tutta la città ne parla” di Rai Radio 3 è stata dedicata ai lavoratori autonomi e al Manifesto del lavoro autonomo di ACTA.

È possibile riascoltarla.

>> Senti il podcast su Radio 3



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I lavoratori autonomi hanno un Manifesto

Riceviamo dalla collega Paola Gatto e volentieri pubblichiamo.

SERGIO BOLOGNA, IL MANIFESTO DEL LAVORO AUTONOMO E LE PROVE

Sergio Bologna è un signore distinto. Percepisco la sua grandezza priva di alterigia, mentre gli vado incontro per stringergli la mano. Siamo in palestra e stiamo facendo le prove per la messa in scena del Manifesto.
Io so che è uno stimato professore universitario, un accademico teorico del movimento operaio, ma “sento” che è una persona che non ha bisogno di essere pomposa per affermare la sua autorevolezza.
Gli articoli che leggo di lui in rete mi fanno sempre meditare. La cosa per me più sorprendente è che lui stesso, oggi, dice che il lavoro intellettuale allo stato attuale è ancora più misconosciuto e maltrattato del lavoro manuale. Non sono abituata a persone che riconoscono in me una categoria di lavoratori penalizzata. Lotto sempre per ottenere il giusto rispetto, ma oramai mi sembra la regola….

Ho letto tutto il suo Manifesto del lavoro autonomo e sono orgogliosa di essere uno dei portavoce nella rappresentazione che ne faremo alla Triennale d’Arte di Milano il giorno 12 gennaio 2011. Nel testo ritrovo descritte le difficoltà e le asperità del nostro lavoro, inteso trasversalmente alle professioni e non suddiviso per categoria, persino le difficoltà che pensavo non interessassero nessuno. Ritrovo la descrizione di un ruolo, di un mestiere, all’interno del tessuto sociale e lavorativo odierno; “sento” di nuovo la pena che si prova per la mancanza di tutele giuridiche e sociali, quando servono specialmente, una mancanza che io avevo cominciato a provare parecchi anni fa, quando aprii partita IVA e mi addossai il “rischio di impresa”, diventando di fatto la CEO e l’ultima impiegata del mio ufficio di traduzioni e interpretariato (una postazione con PC e stampante multifunzione, in realtà). Da quando faccio parte di Acta, sento il coro dei colleghi che evidenziano sempre nuove mancanze e dunque ne ho preso coscienza.

Nelle prove per lo spettacolo viene tutto spontaneo: non è una vera e propria recita, ma è una rappresentazione di quanto facciamo, proviamo e pensiamo ogni giorno. Marcela, la regista argentina, è un fiume di idee sempre in piena, ci mette “il fuoco”, perché di passione si tratta, passione per il nostro lavoro, determinazione e autoaffermazione, voglia e desiderio di essere visti, riconosciuti e tutelati.
Nell’ambito della Riforma delle Professioni, il Ministero di Giustizia ha rigurgitato il riconoscimento dei professionisti autonomi non ordinistici. Siamo affare delle Attività Produttive, ora.
E mentre noi ci riconosciamo già nel “Quinto Stato”, qualcuno ha già postulato la nascita di germi forieri di un nuovo scontro sociale. Una volta il soggetto rivoluzionario era la classe operaia. Ma la classe operaia aveva caratteristiche peculiari e si distingueva nettamente da tutto ciò che non lo era. Invece le trasformazioni del lavoro oggi, la transizione dal lavoro manuale al lavoro intellettuale e immateriale, le condizioni del nuovo popolo dei lavoratori cognitivi, dei knowledge workers riunisce soggetti da tutte le classi, da professioni diverse fra loro. Il Quinto Stato è formato da una massa non ben definita di lavoratori, che Sergio Bologna chiama “lavoratori professionali autonomi”. Già - penso - per cominciare mi piacerebbe essere distinta dalle altre categorie di lavoratori della Gestione Separata!

Nella palestra, intanto, stiamo ripassando il testo di Giacomo Mason “Sei un lavoratore autonomo e devi solo morire…”. Ironico, divertente, ma anche estremamente vero, vissuto.
La lotta dei professionisti autonomi è cominciata con la pacifica occupazione della Triennale del 2009 e continua significativamente qui, con questa rappresentazione teatrale del Manifesto.
Io nel 2009 c’ero, avevo un simbolico masso sulle spalle, fatto con la carta che si usa nei presepi per fare le montagne, e appeso avevo un cartello con scritto “INPS macigno”.

Mercoledì 12 gennaio ci sarò ancora, con una volontà di autoaffermazione di ruolo e di rivendicazione che mi ha come ridestata. Non si “lotta” per il di più, si ricerca quello che è giusto, al di là delle scusanti che personaggi chiave delle istituzioni come l’INPS adducono – (Mastrapasqua, Presidente): “in media gli iscritti alla Gestione Separata non rimangono in questo regime per più di 5 anni”. E per loro, quindi, la regolamentazione sarebbe superflua….?

Mercoledì 12 gennaio – Ore 18.30
Teatro Agorà della Triennale di Milano

Dr. Paola Gatto
SSIT-AITI Qualified Interpreter and Translator
Ruolo Periti ed Esperti CAMCOM MI



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MILANO 12 feb 2011 WORKSHOP: gli adempimenti fiscali del traduttore professionale

Buongiorno, informo che, a seguito delle richieste di diversi colleghi, abbiamo organizzato anche a MILANO il corso sugli adempimenti fiscali del traduttore/interprete.

Il corso in quest’occasione è patrocinato da ANITI e sono previsti sconti per gli associati.

Trovate tutte le informazioni qui di seguito.

Un saluto,
Sabrina Tursi

Sabato 12 febbraio 2011 · 10.00 - 18.00
Luogo: MILANO - Antares Hotel Accademia

———————————————————-

OBIETTIVI:

- favorire la coesistenza tra una professione considerata creativa e i vincoli oggettivi delle regole contabili e fiscali
- contribuire al passaggio dal modello “traduttore/interprete-artigiano” al modello “traduttore/interprete-imprenditore”
- giungere a compiere scelte operative miranti a minimizzare l’impatto della tassazione e ottimizzare il tempo speso in adempimenti burocratici

CONTENUTI:

- il traduttore/interprete fra la libera professione e l’impresa. Forme giuridiche di associazione e altre forme di collaborazione possibili. La partita IVA

- le principali imposte: IRPEF, IRAP, IVA. Loro definizione, calcolo e pagamento. Le scadenze, le sanzioni su ritardi o omissioni

- la contribuzione obbligatoria all’INPS: soggetti obbligati al pagamento, casi di abbattimento del contributo, alternative possibili

- la contabilità del traduttore/interprete: i vari regimi contabili, fruibilità di regimi agevolativi comportanti riduzione delle imposte, i registri obbligatori, l’annotazione di compensi e spese, la detraibilità dei costi sostenuti per la professione

- l’emissione della fattura. L’addebito della rivalsa INPS, dell’IVA e l’applicazione della ritenuta d’acconto IRPEF. La fatturazione delle operazioni con l’estero

- gli studi di settore come strumento di contrasto all’evasione. Le possibili conseguenze dell’errata compilazione

- le prestazioni occasionali e le formalità connesse (trattazione solo eventuale, su richiesta)

- l’apporto e il costo di eventuali consulenti (commercialista, consulente del lavoro, avvocato ecc.)

- risoluzione pratica di problemi concreti

Al termine del corso verrà rilasciato ai partecipanti un attestato di frequenza

DOCENTE
Giuseppe Bonavia, dottore commercialista e revisore contabile in Pisa. Ha già tenuto svariati corsi di formazione in materia di adempimenti contabili e problematiche per traduttori e interpreti professionali

QUOTA DI ISCRIZIONE
Soci ANITI: EUR 130,00
Non soci: EUR 160,00

Per ulteriori informazioni e modalità di iscrizione contattare direttamente l’organizzazione del workshop al seguente indirizzo email: sabritursi@alice.it oppure al numero: 347 397.29.92.

__________________________________________

Traduzioni Legali - Settore formazione
Viale delle Piagge, 12 - 56124 PISA

Cell.:+39-347- 3972992
Fax.:+39 1782224568
e-mail: sabritursi@alice.it



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EST vi augura Buon Natale e vi invita a “Tradurre sotto l’albero”

Foto Flickr The CommonsLa European School of Translation invita tutti i colleghi alla puntata natalizia di Tradurre, il webcast, che andrà in onda giovedì 16 dicembre dalle 16.30 alle 17.30.

Saranno ospiti i docenti della Online Winter School 2011 in Traduzione Editoriale, che si svolgerà dal 31 gennaio al 18 marzo 2011. Come ogni anno, sarà messo in palio un buono per l’iscrizione gratuita alla scuola online.

Per partecipare gratuitamente alla puntata di Tradurre del 16 dicembre, registratevi a questo link:

>Registrazione gratuita a Tradurre<

Sarà presentato il programma del corso: tra le novità dell’edizione di quest’anno della Online Winter School, ci sono i laboratori di traduzione con una formula di iscrizione che prevede la correzione individuale dei compiti di traduzione.

Foto: Kerstinkopen doen su Flickr The Commons



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