Riforma del mercato del lavoro: gli emendamenti al DDL

Tavolo di confronto tra Partito Democratico e associazioni: proposte di modifica

Care colleghe e colleghi,

il 10 marzo si è tenuta a Roma la conferenza Generazioni ad alta risoluzione promossa dai Giovani democratici, l’Associazione Lavoro & Welfare e l’Associazione XX maggio.

A seguito di quella conferenza si è aperto un tavolo di confronto tra le associazioni che vi hanno partecipato, 38 in tutto, e il responsabile del Forum Lavoro del Partito Democratico, Emilio Gabaglio.

Gli incontri sono stati due e l’11 aprile si è tenuto il secondo.

Cito dal sito dell’Associazione XX Maggio
“Un gruppo di lavoro ha lavorato alla redazione di alcuni emendamenti che riprendono le proposte condivise nella conferenza del 10 marzo e che verrano presentati e sostenuti dal PD per migliorare la Riforma del mercato del lavoro anche sulle parti di lotta alla precarietà, di tutela dei lavoratori atipici e professionisti e di estensione realmente universale degli ammortizzatori. La discussione è stata molto partecipata e interessante, mettendo in luce le principali necessità dei lavoratori precari e professionisti e le priorità su cui concentrare attenzione ed iniziativa a partire dalle aliquote, dai compensi e dagli ammortizzatori”.

Potete leggere gli emendamenti e i commenti al DDL andando alla pagina dell’Associazione XX Maggio e poi facendo clic su “Scarica le proposte di modifica della Riforma del mercato del lavoro”.

Qui incollo il commento che ci riguarda come traduttori, traduttrici e interpreti iscritte alla Gestione separata INPS

Se è corretto fare costare di più il lavoro parasubordinato e a partita iva per ridurre gli abusi, la strada intrapresa dal Governo della prescrizione e del contenzioso legale è poco convincente e penalizzante per i lavoratori. Non s’incide, infatti, sulla parte importante del costo del lavoro (compensi e protezione sociale sono attorno al 50% di costo in meno rispetto ai dipendenti). Inoltre si aumenta l’aliquota previdenziale al 33% che, in assenza di una regolazione dei compensi, viene scaricata sul reddito netto dei lavoratori. Si parificano questi lavoratori ai dipendenti ma si lasciano grandi ingiustizie come il minimale molto più alto o la contribuzione sociale lasciata allo 0,72% contro il 7/10 % che versano le imprese per i dipendenti. E’ inaccettabile, inoltre, l’aumento dell’aliquota anche per le partite iva, che pagano da sole i contributi, quando per tutti gli altri lavoratori autonomi iscritti all’Inps ci si è attestati al 24%. L’impostazione dell’emendamento ribalta questi concetti a partire dalla regolazione dei compensi e del lavoro degli atipici. Senza regolazione non ci sarà mai il superamento del ricatto della parte dominante sulla parte debole e l’affermazione dei rapporti di lavoro realmente autonomi e necessari per esigenze di flessibilità o professionali. E’ indispensabile, poi, ripristinare quel controllo sociale senza il quale è illusorio pensare di ridurre effettivamente gli abusi. Basta chiedersi come mai dove sono presenti le regolazioni collettive gli abusi sono a livelli fisiologici, mentre dove non ci sono esplodono soprusi e sfruttamento. Dopo il percorso di regolazione del lavoro e dei compensi degli atipici e dei professionisti allora si potrà procedere realmente all’innalzamento dell’aliquota previdenziale senza correre i rischi di diminuzione dei redditi minimi dei lavoratori come capitato fino ad ora in larga parte di questa platea di lavoratori.
Anche sul versante previdenziale, però, occorre fare chiarezza e rimuovere gli equivoci che il legislatore ha perpetuato fino ad ora. Se la parasubordinazione si avvicina fiscalmente, previdenzialmente e dal punto di vista regolativo al lavoro subordinato vanno anche rimosse le impostazioni e norme relative al lavoro autonomo che ne rendono più ingiusta la gestione separata come i minimali più alti e il sostituto d’imposta (il committente) deresponsabilizzato se non versa i contributi.
Dall’altra parte le partite iva che realmente rimarranno dopo questa regolazione non possono vedersi trattare come i dipendenti e versare da soli un’aliquota del 33%. In questo senso è corretto creare una contabilità distinta, all’interno della gestione separata per rilevare la differenziazione delle due principali platee: i parasubordinati e gli autonomi.

Buona lettura

Elena Doria



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2 commenti su “Riforma del mercato del lavoro: gli emendamenti al DDL”

  1. Direi che o si fa la contabilità distinta per gli autonomi oppure gli autonomi saranno costretti a costituire una sas o trovare altri modi per “scappare” dalla GS.

  2. Cara Petra, sì dobbiamo insistere sulla contabilità distinta come chiedono gli emendamenti e sulla _riduzione_ dell’aliquota per i contributi previdenziali al 24%.

    Un caro saluto

    Elena

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