Sondaggio: l’attività di traduzione come unica fonte di reddito

Un elettricista o idraulico riesce a mantenere la famiglia con 1-2 figli senza dover temere la povertà in vecchiaia* o lunghe fasi di inattività a causa di una malattia o altro. Un traduttore da solo normalmente no, nonostante gli anni di studio e gli investimenti per la sua formazione. La maggioranza dei colleghi ha un partner con un lavoro normale, proprietà private che generano reditto, un posto part time come insegnante o altro.


Qual è la tua situazione?

* Secondo uno studio del’Istituto di Ricerca di Mannheim sull’economia dell’invecchiamento pubblicata su Freelancermap (in tedesco) ogni 10 lavoratori autonomi, uno rischia la povertà in vecchiaia.
Download studio (PDF, tedesco, 40 pagine)



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13 commenti su “Sondaggio: l’attività di traduzione come unica fonte di reddito”

  1. Mi domando, se l’unica fonte di reddito non è sufficiente al mantenimento della famiglia, come si fa a mangiare, pagare le bollette ecc? Non si rientra nella categoria “non è l’unica fonte di reddito - in quanto non sufficiente al mantenimento”, visto che comunque ci dev’essere qualcun altro che ci mantiene?

  2. Volevo precisare che sia io che mio marito siamo traduttori freelance. Abbiamo 3 figli. Il nostro reddito è malappena sufficente al mantenimento della famiglia.

  3. Solo due anni fa avrei fornito una risposta diversa. La concomitanza di maternità e crisi del mercato mi hanno prostrata!

  4. Anche io mi trovo nella condizione di Stefania; ho una bimba di un anno e da quando è nata sto lavorando pochissimo, traduzioni sporadiche e lezioni di inglese due sere a settimana!

  5. Questo sondaggio, così come è impostato, può sicuramente fungere da spunto per ulteriori riflessioni, ma, secondo me, manca un parametro fondamentale e non trascurabile per descrivere l’attuale situazione della categoria: la distinzione fra traduttori a tempo pieno e traduttori part-time. Ovvio che, in questo caso, il numero di domande dovrebbe aumentare.

    Anch’io ho lavorato per un paio di anni come traduttore a tempo parziale, essendo contemporaneamente impegnato anche con un classico lavoro in ufficio per otto ore al giorno; in quel periodo, il mio reddito come traduttore non era sicuramente sufficiente a mantenere neppure me come singolo, ma, insieme al reddito da dipendente, ce l’avrei fatta.

    Le cose sono cambiate completamente nel momento in cui mi sono sposato: ho abbandonato il lavoro da dipendente e mi sono gettato anima e corpo e a tempo pieno (ben oltre le otto ore giornaliere) nell’attività di traduzione. Era giugno, e nel giro di sei mesi avevo già raggiunto con la sola attività di traduzione lo stesso reddito (netto) che avevo pochi mesi prima sommando traduzione e lavoro dipendente.

    Oggi mia moglie ha un posto di lavoro come dipendente, ma il mio reddito (attuale, facendo gli scongiuri) sarebbe sufficiente a mantenerci comunque. Tutto questo per dire che un qualunque impedimento o impegno che porti via diverse ore al giorno costituisce un forte freno allo sviluppo dell’attività autonoma, perché non è possibile dedicare alcuni momenti della giornata a marketing, promozione, approfondimento, o, semplicemente si è costretti a rinunciare ad alcuni lavori per mancanza di tempo, rinunce che, nel medio termine, ci fanno perdere contatto con alcuni committenti, che ben presto si rivolgeranno altrove. E un minore numero di committenti si traduce in un crollo drastico del fatturato nei momenti di crisi, quando sono magari 2-3 a continuare a rivolgersi a noi, e gli altri spariscono.

    Riflessioni probabilmente banali, ma che mi sentivo di condividere, magari per lanciare un secondo sondaggio più approfondito.

    Saluti,

    FabioS

  6. Non so se seguo la logica qui. Chi sono le famiglie che possono sopravvivere con il reddito di un solo membro, a prescindere della professione? Questa realta’ non e’, ovviamente, limitata ai traduttori. Poi, cosa intendete per “famiglia”? Se fossi single, avrei risposto si’, e’ sufficiente per mantenere “la mia famiglia” (cioe’, me stesso) — come, tra l’altro, credo abbiano fatto gli altri che hanno scelto quella risposta, perche’ altrimenti non rientrano in nessuna delle vostre categorie. Questo, pero’, vuol dire che i vostri risultati sono travisati. Io francamente, non credo minimamente che il 13% di noi manteniamo (se intendiamo: partner piu’ figli) con quello che guadagna un traduttore.

  7. Difficile ma non impossibile: da diversi anni mantengo la mia famiglia (4 pers.) col solo lavoro di traduttrice.

  8. Io ho risposto “Sì, è l’unica fonte di reddito ed è sufficiente al mantenimento della mia famiglia”, ma volevo chiarire.
    Per mantenere la nostra famiglia (2 adulti + 1 bimbo) sono necessari 2 stipendi. Sia io che io mio compagno siamo traduttori freelance full-time (lui guagagna più di me, perché avendo un bimbo piccolo, sono io quella che prende giorni liberi, non fa straordinari ecc.).

  9. @Flavia: scusa la pignoleria, ma secondo me, la tua rispota è andata a finire nella categoria sbagliata - per me, con “è sufficiente al mantenimento della mia famiglia” si indica che il TUO solo guadagno sia sufficiente a coprtire i vostri fabbisogni, mentre se siete in due a lavorare, benché facciate lo stesso lavoro, allora dovevi rispondere che “No, non è l’unica fonte di reddito e non sarebbe comunque sufficiente al mantenimento della mia famiglia” (a meno che, e te lo auguro, non guadagniate abbastanza tanto da riuscire cmq a campare con il tuo solo guadagno e allora dovevi dire “No, non è l’unica fonte di reddito, potrebbe però essere sufficiente al mantenimento della mia famiglia”).

  10. Mi pare di capire che qui si chiede semplicemente se il fatturato annuo generato da un traduttore è sufficiente a mantenere a) una famiglia costituita da un unico membro; b) un nucleo familiare composto da più di un membro. Quindi qui già manca la parità di composizione familiare.

    Un single che vive a Monaco di Baviera potrebbe rispondere che Euro 40.000 all’anno non sono sufficienti a mantenere se stesso; per uno che vive in Basilicata invece sì; in Italia una famiglia monoreddito con un figlio a carico nei livelli elevati è penalizzata esattamente come un nucleo familiare a basso reddito in cui entrambi i genitori lavorano, dunque potrebbero rispondere di no. In breve: starei attento a non tirare da questo sondaggio conclusioni troppo semplicistiche.

    Che vivere di sole traduzioni non sia facile, non è una novità per nessuno, anche perché la nostra professione non ha alcun prestigio sociale. Nella configurazione dei nostri prezzi, occorre tener conto che un onorario che supera i 50,– Euro l’ora è assolutamente illusorio, mentre un medico o un avvocato possono guadagnarne anche 300. Tenendo conto dei tempi morti investiti in contabilità, acquisizione ecc., quante ore a Euro 50,– occorre lavorare in un mese per raggiungere un fatturato di 40.000-50.000 Euro all’anno? Il nostro è un lavoro a cottimo, esattamente quantificato in righe, e non vedo tante scappatoie.

    Vero, in Germania c’è chi ci riesce, ma i miei colleghi tedeschi sono molto più preparati dal punto di vista imprenditoriale e fanno anche lavoro di agenzia. Le famiglie monoreddito sono sempre più rare, soprattutto se si hanno figli a carico, e questo non riguarda solo noi, ma tutti i lavoratori autonomi nel settore della comunicazione.

    Una mia cara amica, che lavora come lettrice presso un editore tedesco, mi raccontava che tutti i suoi colleghi freelance tirano la cinghia e fanno i salti mortali per arrivare alla fine del mese.

    I miei due cent;-)
    anna

  11. Sul sondaggio aggiungo solo che, se si sostituisse “traduttore” con “professione intellettuale”, la risposta in molti casi resterebbe NO: NO, non possiamo
    paragonarci a un elettricista o a un idraulico, ma neanche qui in Germania.

    Ad es. ricordo i tempi in cui scrivevo recensioni e lavoravo come copy freelance: un committente era arrivato a chiedermi di leggere i libri nel mio tempo
    libero, tanto per me questo “passatempo” avrebbe costituito un arricchimento!

    Tutti i lettori e autori freelance presso gli editori, i copy, i professionisti della comunicazione e i
    giornalisti che conosco qui, fanno fatica ad arrivare a fine mese e lavorano a ritmi serrati e orari impossibili. Anche di avvocati in mezzo alla strada ormai ce ne sono parecchi.

    Tempo fa mi ero messa in contatto con Acta, Anna Soru e Giannino Malossi, che stanno portando avanti un discorso molto importante sulle professioni intellettuali, e mi aggancerei a loro per dare maggiore visibilità alla nostra
    professione e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nostra attività.

    Il discorso sulle tariffe è importante, ma se non si incrementa la stima di sé non sapremo mai quanto vale il nostro prodotto e dargli il giusto peso, anche in
    termini monetari.

    A questo proposito, mi piacerebbe tanto ritrovare un messaggio meraviglioso di Simon Turner,
    pubblicato anni fa in Langit1, e che a suo tempo mi aveva dato tanta gioia e coraggio di dedicarmi a tempo pieno a questa professione, e pubblicarlo nel mio blog.

    Secondo me, sarebbe molto importante che esperti italiani in marketing delle traduzioni partecipassero alle conferenze/discussioni sui diversi aspetti delle
    professioni conoscitive e creative, e in particolare sui rapporti di lavoro che inquadrano le nostre attività. In comune abbiamo la sottovalutazione del mondo delle aziende, che cercano di pagare al minimo prestazioni e servizi e di annientare la relazione intellettuale e creativa sul piano della semplice fornitura di servizio. Purtroppo, la nostra professione intellettuale non è rappresentata da nessuno!

    Peccato che nel nostro settore molte agenzie passacarte si comportino allo stesso modo e, pur di arraffare, non contribuiscano affatto a rapporti di lavoro più
    dignitosi ed equilibrati, ma ce ne sono anche di professionali e con i nostri stessi problemi, dunque perché non coinvolgere anche loro?

    Solo qualche idea!

    Ciao
    anna

  12. Anna,
    grazie del contributo importante.
    Continuiamo a discutere, ne abbiamo bisogno.
    Un caro saluto
    Elena

  13. Vorrei anche far notare che la mia “famiglia” (che manterrei bene da sola anche se non ci fosse il fatturato del mio fidanzato), composta da sole due persone, è ben diversa da quella di chi ha 1/2/3 figli a carico.
    I risultati del sondaggio, comunque, restano scoraggianti :/

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