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Elena Doria sul problema delle diffamazioni







The Checklist è uno strumento per traduttori, traduttrici e interpreti che lavorano come liberi professionisti, è un luogo in cui chi fa il nostro lavoro, si scambia informazioni.
Queste informazioni riguardano vari aspetti del nostro lavoro e soprattutto le abitudini di pagamento dei committenti.
Lo scambio di informazioni avviene secondo regole precise.
Chi invia messaggi anonimi viene prima richiamato dal moderatore e poi escluso dalla lista.
Ai colleghi e alle colleghe si chiede di riportare solo esperienze personali.

Quando abbiamo iniziato con questa esperienza abbiamo chiesto alla nostra avvocata quali rischi correvamo.
Due punti sono fermi.
- Il nostro non è un luogo pubblico, è un luogo "chiuso", per potervi accedere è necessario iscriversi (articolo 18 della Costituzione - Libertà di associazione)
Insomma chi è "qui" non sta commettendo reato, anzi esercita un suo diritto costituzionale.

- Il reato di diffamazione è previsto dall'articolo 595 del Codice penale. L'articolo 595 fa parte del Titolo XII: Dei delitti contro la persona, Capo II: Dei delitti contro l'onore, segue l'articolo 594 (ingiuria) e recita: Chiunque, fuori dai casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a lire due milioni.
Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a quattro milioni.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione.
Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.


Il nostro caso sarebbe quindi quello del secondo comma: Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a quattro milioni.

L'articolo che segue, il 596, Esclusione della prova liberatoria recita:
Il colpevole dei delitti preveduti nei due articoli precedenti non è ammesso a provare, a sua discolpa, la verità o la notorietà del fatto attribuito alla persona offesa.
Tuttavia quando l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la persona offesa e l'offensore possono, d'accordo, prima che sia pronunciata sentenza irrevocabile, deferire a un giurì d'onore il giudizio sulla verità del fatto medesimo.
Quando l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la prova della verità del fatto medesimo è però sempre ammessa nel procedimento penale:
1) se la persona offesa è un pubblico ufficiale ed il fatto ad esso attribuito si riferisce all'esercizio delle sue funzioni;
2) se per il fatto attribuito alla persona offesa è tuttora aperto o si inizia contro di essa un procedimento penale;
3) se il querelante domanda formalmente che il giudizio si estenda ad accertare la verità o la falsità del fatto ad esso attribuito.
Se la verità del fatto è provata o se per esso la persona, a cui il fatto à attribuito, è per esso condannata dopo l'attribuzione del fatto medesimo, l'autore dell'imputazione non è punibile, salvo che i modi usati non rendano per sé stessi applicabili le disposizioni dell'articolo 594, comma primo, ovvero dell'articolo 595 comma primo.


Se l'agenzia XY non mi ha pagato alla scadenza prevista (e qui voglio ricordare a tutte e tutti che il decreto legislativo del 9 ottobre 2002, n. 231 - Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali - prevede la scadenza entro 30 gg dal ricevimento della fattura se non sono stati presi altri accordi, 90 gg per esempio) - io avrò mandato solleciti scritti e in ultimo mi sarò rivolta ad un avvocato.
Allora, quest'agenzia, se riferisco di quanto mi è successo, può denunciarmi per diffamazione. Ha sempre la possibilità di farlo. Sarà il giudice a stabilire se sono o meno punibile dell'imputazione.

Nella giurisprudenza che riguarda la diffamazione vi consiglio vivamente di leggervi alcune sentenze della Corte di Cassazione
http://www.lillinvest.it/Juris_online/Giurisprudenza_diffamazione.pdf Externer Link
La sentenza del tribunale di Milano - 2003 recita per esempio:
[...] qualora ricorra un interesse dei consociati ad essere informati ed a partecipare al dibattito sociale e politico, anche le notizie potenzialmente lesive dell'altrui reputazione restano divulgabili lecitamente, in quanto penalmente scriminate ed improduttive di responsabilità civile [...]
La sentenza del Tribunale di Roma - 2002:
[...] Perché la divulgazione a mezzo stampa di notizie lesive dell'onore possa considerarsi lecita, devono ricorrere le seguenti tre condizioni: l'utilità sociale dell'informazione, la verità oggettiva o anche solo putativa, purché frutto di diligente lavoro di ricerca; la forma civile nell'esposizione dei fatti e della loro valutazione, che non ecceda lo scopo informativo da conseguire e sia improntata a leale chiarezza.

Facciamo un esempio:
- L'utilità sociale. Un collega ha ricevuto un incarico dall'agenzia XY e chiede informazioni in lista. Ho avuto un'esperienza con l'agenzia XY e la riporto in lista:
"Nel novembre 2003 l'agenzia mi ha incaricato di tradurre 150 cartelle. Avevamo concordato il pagamento a 30 gg dal ricevimento della fattura. Dopo due mesi e mezzo, non avendo ricevuto il pagamento, ho scritto un'e-mail di sollecito. L'agenzia non ha risposto. Ho telefonato e chiesto sia del pagamento sia della mia e-mail. La signora VZ mi ha risposto che avrebbero pagato in settimana. Dopo due settimane, il pagamento non era stato ancora effettuato. Ho mandato un'altra e-mail di sollecito, specificando che se non avessi ricevuto il pagamento mi sarei rivolta all'avvocato. Nessuna risposta e nessun pagamento. Dopo altre due settimane di attesa mi sono rivolta ad un avvocato. Dopo la lettera dell'avvocato l'agenzia XY mi ha pagato. Il bonifico è arrivato a fine aprile 2004, con gli interessi di mora e la parcella dell'avvocato".
Morale: l'agenzia ha adottato la politica "ti pago il più tardi possibile e solo si mi fai scrivere dall'avvocato" - che è una politica di gestione buona come un'altra - e non è in corso di fallimento.
Cosa fa il collega che aveva chiesto informazioni? Due possibilità:
Il collega, che ha una moglie direttrice di banca e un amico avvocato, può permettersi di farsi pagare dopo 5 mesi dalla consegna del lavoro e accetta l'incarico.
Il collega, separato, con tre figli a carico e l'ulcera, preferisce non rischiare. Rifiuta il lavoro.
Punto.

- Diligente lavoro di ricerca. Il mio messaggio riporta il mio nome, cognome e indirizzo. Sono la fonte diretta.

- La forma civile nell'esposizione dei fatti. Ho esposto solo i fatti e non ho espresso alcun commento.

Io le cose le vedo così: posso concordare le tariffe e i tempi di pagamento che voglio con un committente. Tariffe alte o basse, 30 o 120 giorni. È una libera scelta, sono una libera professionista.
L'agenzia può adottare la politica che vuole, puntare sulla qualità o sul basso costo. Può volere un rapporto continuativo con la traduttrice, pagare a 120 gg, ma garantire una mole di lavoro mensile fissa oppure "appaltare" il lavoro sempre al "migliore offerente".
Insomma i casi, le modalità, le scelte e le loro motivazioni sono tantissime.
Non mi piacciono mai i commenti nei messaggi sulle tariffe basse, né sulla professionalità o meno di un'agenzia. La tariffa è stata accettata, no? Un'agenzia professionale è quella che riesce a stare sul mercato e paga i suoi traduttori, come da accordi presi. Il resto non interessa.
Ciò che mi importa è informare il/la collega, per quanto mi è possibile, su cosa l'aspetta. A lui o lei la scelta di accettare o meno il lavoro, o magari di mettere in chiaro alcune condizioni.

Ultima considerazione personale: viviamo in uno strano paese. Qualche anno fa il diritto di espressione, di informazione e di associazione erano molto importanti. Guai ad attaccarli.
L'omertà era un delitto e il buon nome era qualcosa che ci si guadagnava con rinunce e sacrifici.
Ora siamo in un paese in cui si ha paura di dire che il re è nudo, in cui il 25% delle piccole imprese falliscono per i ritardi nei pagamenti, che nelle relazioni commerciali è l'ultimo in Europa a pagare il dovuto.

Un caro saluto a tutte e tutti.

Elena Doria, traduttrice
Via Poggio di Venaco 13, 00122 - Roma




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