Gestione separata INPS e malattia

February 25, 2008

Innanzitutto mi presento. Sono una traduttrice freelance, iscritta alla Gestione Separata dell’INPS dalla fine del 2005. Lavoro con partita IVA e per la mia professione non esistono albi o casse separate. Una situazione piuttosto comune, soprattutto nel settore della traduzione.
Ad aprile 2007 ho un brutto incidente in cui mi procuro una frattura scomposta e poliframmentata dell’omero destro (e purtroppo non sono mancina!!!). Vengo sottoposta a intervento chirurgico e dopo una degenza ospedaliera di 9 giorni, mi ritrovo a casa col braccio al collo, costretta a una convalescenza che durerà quasi 2 mesi. In questo periodo non riesco ovviamente a lavorare, sia per le difficoltà fisiche sia per il tempo da dedicare alla riabilitazione e alla fisioterapia. La mia prima preoccupazione è quella di riuscire a mantenere i miei clienti e in secondo luogo quella di tornare presto operativa per recuperare le entrate perse nel periodo di inattività, a cui si sommano i costi per la riabilitazione. Commetto un errore comune a tanti e penso che per la degenza e la malattia non mi spetterà nulla. Mi pento per un attimo (solo una frazione di secondo, perché non tornerei mai indietro!) di non essere più alle dipendenze di un datore di lavoro e ancor più di non aver sottoscritto fin dal primo giorno di attività un’assicurazione professionale privata. Parlo con varie persone e tutti danno per scontato che essendo una “libera professionista” non ho diritto ad alcuna indennità. Un assioma. Un’equazione inconfutabile.

Fortunatamente, attraverso la rete e in particolare grazie a una mailing list di traduttori (The Checklist), apro gli occhi sulla Finanziaria 2007 e in particolare sulla circolare n. 76 del 16 aprile 2007 e scopro che forse non tutto è perduto.

Verifico sul sito dell’INPS, scambio opinioni in merito con i colleghi della lista e infine, confortata dalle informazioni e dai consigli ricevuti, decido di presentare domanda di indennità sia per la degenza ospedaliera che per la malattia. E qui inizia l’avventura!

Stampo i moduli necessari, allego tutta la documentazione attestante il ricovero e la malattia, oltre alle copie dei versamenti contributivi. Allo sportello mi scontro con la riluttanza dell’impiegata. Sostiene che agli “artigiani” non spetta alcuna indennità di malattia, che per questo esiste l’INAIL e in sostanza che i liberi professionisti devono arrangiarsi da sé, “la malattia fa parte del rischio di impresa”, a loro non spettano le prestazioni dell’INPS. Inutile spiegarle che un traduttore non è tenuto a pagare l’INAIL, che non siamo artigiani, che abbiano l’obbligo dell’iscrizione alla Gestione Separata e soprattutto che versiamo fior di contributi di cui alla fine non godiamo. Inutile richiamare la circolare. Inutile chiederle che ne è dell’aliquota del 23,50%, di cui lo 0,50% del contributo previdenziale è destinato al finanziamento dell’indennità di maternità, dell’indennità per congedo parentale, dell’indennità di malattia e degli assegni al nucleo familiare. A suo avviso, nelle categorie assimilate ai lavoratori a progetto, destinatari della prestazione secondo quanto stabilito nella circolare, non rientrano i liberi professionisti che lavorano con partita IVA. Alla mia domanda sul perché siamo “assimilati” a queste categorie solo quando è il momento di pagare e non lo siamo invece quando è ora di riscuotere, l’impiegata non sa dare risposta. Di fronte alla mia ostinazione, protocolla infine la mia richiesta.

Dopo poche settimane, ricevo una telefonata da una responsabile dell’ufficio INPS di Pisa che stava elaborando le mie domande. Mi conferma l’accettazione della richiesta di indennità di ricovero e mi avverte invece che l’indennità di malattia sicuramente non mi verrà accordata, poiché sono una libera professionista. Provo a discutere anche con lei e a farle presente l’incoerenza e l’ingiustizia della legge, avanzando gli argomenti noti, ma non c’è verso, rimaniamo ognuna sulle proprie convinzioni. Dopo pochi giorni ricevo l’assegno per l’indennità di degenza. Mi spetta il massimo dell’importo giornaliero al netto delle ritenute erariali, per 9 giorni di degenza quindi 275,18€ (lordo 343,98€). Meglio di niente. Dopo un paio di settimane ricevo anche l’esito delle mie due domande di indennità di malattia (oltre a quella per i 2 mesi post-ricovero, ne avevo presentata un’altra per 5 giorni di inattività dovuti all’abrasione di un occhio). Questa volta però la risposta è negativa e la motivazione in entrambi è la seguente: “La malattia spetta dal 1/1/2007 in favore dei collaboratori a progetto e categorie assimilate (co.co.co. e collaboratori occasionali)”. In sostanza si afferma che la sottoscritta non rientra tra tali categorie. Lo comunico ai colleghi. Anche ad un’altra traduttrice è stata negata l’indennità per la stessa motivazione. Lei presenta ricorso, sottolineando a ragione l’incongruenza e l’ingiustizia di una legge per nulla chiara e aperta a più interpretazioni possibili. Anch’io decido di presentare ricorso per non lasciare nulla di intentato, per battermi contro la negazione dei diritti di milioni di lavoratori come me. Per essere sicura di procedere nel modo corretto, mi consulto prima con ACTA e attraverso loro entro in contatto con Nicoletta Galante rappresentante NIdiL - sindacato CGIL per i lavoratori atipici - all’INPS. Su suo consiglio, scrivo innanzittutto alla direzione nazionale NIdiL per chiedere delucidazioni circa il contenuto del loro sito. Sulla pagina relativa all’indennità di malattia non veniva infatti operata alcuna differenza e quindi si poteva desumere che spettasse a tutti i lavoratori “parasubordinati” iscritti alla Gestione Separata. NIdiL CGIL Nazionale mi risponde che il sito è in fase di aggiornamento e che parla genericamente di iscritti poiché sono in attesa di una risposta precisa da parte dell’INPS circa l’interpretazione da dare alla norma. Anche loro sono d’accordo sul fatto che il riferimento alle categorie assimilate si presta a dubbi interpretativi su chi siano effettivamente (a parte i lavoratori a progetto) i destinatari delle norme in questione. Consapevole del fatto che sia palesemente discriminatorio che nonostante paghino il contributo dello 0,50% i liberi professionisti vengano poi esclusi da un diritto tanto importante, NIdiL ha inoltre ribadito il proprio interesse verso la questione e si è impegnata a chieder al più presto maggior conto al Ministero del Lavoro e all’Inps.

Mi hanno quindi suggerito di rivolgermi alla sede NIdiL CGIL della mia città per valutare insieme l’opportunità di impostare un ricorso contro la reizione della mia domanda.

Anche Nicoletta Galante mi sprona a farlo e mi autorizza a fare il suo nome e a dire che ha preso accordi con Roberto d’Andrea (segreteria nazionale), perchè assieme a INCA CGIL si faccia prima la richiesta della malattia e al rifiuto dell’INPS si passi al ricorso e quindi alla causa. Lei stessa, all’interno del Comitato Parasubordinati INPS, sta facendo tutto il possibile perché l’INPS reinterpreti la legge o chieda al Ministero del Lavoro una diversa lettura della Finanziaria.
Mi rivolgo dunque al patronato INCA di Pisa (dato che qui non esiste uno specifico responsabile NIdiL) e li delego a presentare ricorso a mio nome. Ora sono in attesa di sapere il “verdetto” finale. Probabilmente il mio ricorso e quello della collega che ha agito autonomamente verranno respinti, quanto meno però i nostri casi non cadranno in prescrizione, resteranno agli atti, e sensibilizzando altri lavoratori autonomi a seguire lo stesso iter, prima o poi si dovrà prendere atto dell’incompletezza, inadeguatezza e iniquità della legge e l’INPS e le figure decisionali dovranno prendere una posizione in merito.

Non rimaniamo inerti di fronte a simili soprusi. Anche se può costare tempo e fatica, è importante che facciamo sentire la nostra voce, reagendo. Invito pertanto, anche su richiesta di Nicoletta Galante, chiunque abbia un certificato di almeno 10/15 gg. ad avviare una pratica per l’indennità di malattia e a rispondere al rifiuto con un ricorso, possibilmente facendosi rappresentare dalla Camera del Lavoro di riferimento.

Samanta


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6 Risposte a “Gestione separata INPS e malattia”

  1. Leonardo Casavola risponde:

    Perché non segnaliamo alla stampa (online e non) questi abusi da parte della pubblica amministrazione? Io, per cosa del tutto diversa non attinente la mia professione, intendo farlo. Mi sono un po’ stufato di sentirmi dire simili cretinate da lor signori, sia che siano o meno di sinistra o di destra.
    Credo che paghiamo i nostri bravi contributi come tutti gli altri lavoratori, dipendenti o meno che siano, e che anche noi abbiamo i nostri diritti che NON vengono mai fatti rispettare.
    Personalmente, ho 11 anni e mezzo di lavoro dipendente, dal 1999 al 2002 ho pagato fior di milioni di lire come attività di impresa e dal 2002 in poi come autonomo. Ma il buffo è che pare che i contributi dal 2002 a oggi sono scomparsi nel nulla … all’INPS non figurano!! E comunque anche se ci fossero dovrei rivalutare periodo del militare e laurea per ottenere qualcosa e visti gli anni che sono passati (ho 58 anni) mi costerebbe un’occhio! Mi hanno parlato di decine di migliaia di Euro!!
    Auguri a tutti

    Leonardo

  2. Mark risponde:

    Cari amici : capisco tutte le ingiustizie di questo mondo dei contributi ma ricordatevi che l’INPS non fa altro che applicare le leggi vigenti. Non ha nessuna colpa se non viene pagata un’indennità di malattia ai noi parasubordinati. Il tutto è già stato deciso fra il governo e i sindacati che voi citate!
    Per quanto riguarda i contributi ’scomparsi nel nulla’ è buon uso tenere sempre copie delle ricevute dei modelli F24 relativi ai versamenti effettuati (li hai tenuti Leonardo?).
    In ogni caso in bocca al lupo con i ricorsi. Vale sempre la pena lottare per i propri diritti sia da autonomi che da dipendenti!

  3. Alessandro risponde:

    Ciao.

    Ho esattamente lo stesso problema.
    Lavoratore autonomo, sistemista laureato in informatica quindi senza albo professionale, iscritto alla gestione separata. Ottengo indennità di degenza ospedaliera per un ricovero ma mi viene respinta la richiesta di indennità di malattia per un successivo incidente.
    Presento ricorso citando gli articoli necessari in particolare:

    Circolare 76:
    Il legislatore ha individuato quali destinatari della prestazione i lavoratori a
    progetto e categorie assimilate iscritti alla Gestione Separata di cui all’art. 2
    comma 26 della Legge 8 agosto 1995 n.335, purché non siano iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria e non siano titolari di pensione.

    E legge 335 dove di definiscono le povere categorie assimilate:

    comma 26 dell’art. 2 della Legge 8 agosto 1995 n.335 dove si legge (cito testualmente) -
    ….
    26. A decorrere dal 1 gennaio 1996, sono tenuti all’iscrizione
    presso una apposita Gestione separata, presso l’INPS, e finalizzata
    all’estensione dell’assicurazione generale obbligatoria per
    l’invalidita’, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che
    esercitano per professione abituale, ancorche’ non esclusiva,attivita’ di lavoro autonomo…

    Bene, lavoratore autonomo…

    Nonostante tutto il ricorso mi viene respinto con la solita motivazione:
    non spetta ai professionisti…etc

    I miei contributi del 24.72% però puntualmente mi tocca pagarli…e senza sbagliare una virgola!

    Oltretutto presso un Patronato ho avuto un documento in cui è scritto che dal 2007 spetta anche senza il ricovero.

    Adesso sto valutando tra le possibilità anche di procedere con una causa.

    Alle mie ulteriori proteste e richieste per ora si sono limitati a chiedermi di presentare una domanda in cui chiedo di sapere le motivazioni dettagliate della respinta del ricorso, dato che si sono limitati a recapitartmi un foglio con un crocetta sulla voce “respinge il ricorso….etc”

    Teniamoci aggiornati…è utile per tutti.
    Grazie
    Alessandro

  4. FRANCO risponde:

    SONO D’ACCORDISSIMO, FACCIAMO CAUSA. IN QUANTO IN ITALIA C’E’ L’ABITUDINE DI INTERPRETARE FURBESCAMENTE LE LEGGI. E’ ORA DI FINIRLA. PAGHIAMO ANCHE NOI E ABBIAMO DIRITTO ANCHE NOI.

  5. Michele risponde:

    Anch’io sono un libero professionista munito di partita iva iscritto alla gestione separata ed ho avuto lo stesso problema. All’inizio di quest’anno sono stato ricoverato per un problema di salute. Una volta risolto tale problema ho fatto richiesta di liquidazione per i periodi di ricovero e convalescenza. Mi è stato liquidato il ricovero ma non il periodo di convalescenza dopo la dimissione dall’ospedale, anche se previsto in finanziaria 2007 da quel famoso 0,5% aggiunto al già esoso 23% disposto dal governo Prodi. Se può essere utile ho anche una risposta scritta da parte dell’inps nella quale respingono la mia richiesta.
    Grazie
    Michele

  6. Cristiano risponde:

    Secondo voi potrebbero esserci gli estremi per una class action?
    Ciao
    Cristiano

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